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SPECIALE #VOXPOPULI | Ivo Lizzola: “riaggregare le relazioni intorno alle tendenze integrative e rigenerative”

LUCCA. “Il rapporto fra superficie e profondo è più complesso di come si pensi, la superficie è il prodotto di ciò che si muove nel profondo delle persone. Le superfici rispondono e corrispondono. Combattere il populismo è assolutamente insufficiente, perché dobbiamo riuscire a fare i conti seriamente con ciò che si muove in fondo”. E’ andato subito al cuore della questione il prof. Ivo Lizzola intervenuto nella sessione “Integrazione o disintegrazione” della Summer School “Vox Populi – Per una pedagogia del bene e un rimedio al rancore” organizzata dal 7 al 9 settembre 2018 a Lucca dal Centro Nazionale per il Volontariato (Cnv) e dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione.

“Integrazione e disintegrazione, come tenere insieme le due cose?”, si è chiesto Lizzola. “Le stesse persone che aderiscono istintivamente ai messaggi semplificati sono persone che nella vita quotidiana e nelle relazioni sono capaci di gesti di dedizione e gratuità profondissimi. È nelle trame della vita quotidiana che si insinua la disintegrazione, la vita quotidiana ti disintegra. La vita affaticata che frammenta, il lavoro che ti contrappone agli altri lavoratori. L’operazione di integrazione è un lavorio continuo che tesse reciprocità continuamente”.

“La dinamica tra integrazione e disintegrazione -ha aggiunto Lizzola- è dell’umano ed è dentro la vita delle persone. La cosa importante è tenere la produzione di senso che viene da una relazione. Disintegrare è un movimento naturale, integrare può essere anche un movimento che soffoca”.

“Ci sentiamo più sicuri se ci scopriamo in una dinamica di responsabilità condivisa, di relazione reale. Questo ci fa sentire più sicuri. Quindi non giudichiamo l’ansia di sicurezza, la assumiamo, ma è la rappresentazione semplice che non deve essere il modo. Anche la logica securitaria è umana, ma come si umanizza questa cosa umana? Va attraversata e presa in contropiede, con trame concrete che colleghino grandi visioni alla capacità di ricucitura continua delle trame quotidiane”.

Secondo il sociologo è necessario cambiare lo stile delle narrazioni sociali. Citando i dati di una recente ricerca internazionale di Ipsos sulla distanza fra la realtà e la percezione, Lizzola ha sottolineato quanto l’Italia sia uno dei Paesi con la maggiore distanza fra le due dimensioni. “Perché -ha commentato- le persone vanno a cercare la rappresentazione che contiene la loro paura, in risposta ad un desiderio che devono gestirsi per i fatti loro”.

“Le persone -ha aggiunto Lizzola- rispondono alle loro paure per gestire il loro desiderio individualmente, lo gestissero con altri non avrebbero questa paura e questa risposta”. Per questo il “volontariato ha una grande responsabilità di smontare i rancori. La solitudine nel bisogno fa coltivare una soggettività distorta, nell’impedimento di una relazione arriva con l’altro”. La sfida è dunque questa: “riaggregare le relazioni intorno alle tendenze integrative e rigenerative”. Una sfida anche educativa: “oggi bisogna fare scuola sempre di meno a scuola e sempre più in giro anche per sfidare la potenza educativa degli adulti. Bisogna impedire che attorno agli elementi di disintegrazione si coagulino i mondi delle persone, ma coagularli intorno alle tendenze integrative e ricompositive”. E’ un compito “affascinante e bellissimo, quale tempo più esigente di questo in termini di richiesta di verità? Ma dove la incontriamo la verità delle cose?”.

@VolontariatOggi

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