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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Acqua</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Dopo il referendum, è ora di cambiare</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 07:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Gianni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BASTIA UMBRA. Il 12 ed il 13 giugno, le urne italiane sono state il teatro di una vittoria importante, a favore dell’ambiente, dei beni comuni e della partecipazione. Ma a più di tre mesi da quella data, le prospettive aperte dal referendum che fine hanno fatto? A provare a dare una risposta a questa domanda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5069" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/P1040194.jpg"><img class="size-medium wp-image-5069" title="P1040194" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/P1040194-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il fisico Gianni Mattioli</p></div>
<p><strong>BASTIA UMBRA</strong>. Il 12 ed il 13 giugno, le urne italiane sono state il teatro di una vittoria importante, a favore dell’ambiente, dei beni comuni e della partecipazione. Ma a più di tre mesi da quella data, le prospettive aperte dal referendum che fine hanno fatto? A provare a dare una risposta a questa domanda nell’ambito del meeting “<strong>1000 Giovani per la Pace</strong>” tenutosi il 23 e 24 settembre a Bastia Umbra sono stati il fisico <strong>Gianni Mattioli</strong>, il responsabile del Dipartimento Internazionale di Legambiente <strong>Maurizio Gubbiotti</strong> ed il presidente Arci <strong>Paolo Beni</strong>.<span id="more-5068"></span>“<em>La vittoria del sì ai quesiti referendari di giugno </em>– afferma Mattioli – <em>ha decretato il successo della partecipazione della popolazione alle scelte che la riguardano da vicino, come quelle relative all’approvvigionamento energetico e, più in generale, alla gestione dei beni comuni. Il voto dei cittadini è stato decisivo per un orientamento della politica nella giusta direzione, vale a dire il bene collettivo</em>”.</p>
<p>Il primo aspetto trattato da Mattioli è stato quello dell’energia. “<em>Come si può pensare alla soluzione nucleare quando lo stesso premio Nobel Carlo Rubbia ha affermato che in una quadrato di 50 chilometri di lato arriva l’energia solare sufficiente a produrre tutta l’energia elettrica di cui l’Italia ha bisogno? L’atomo non è la risposta giusta ai problemi energetici del paese, né tantomeno lo è il carbone, fonte fossile altamente inquinante con la quale rischiamo di tornar presto ad avere a che fare, dal momento che la stessa Enel ha manifestato l’intenzione di investire in essa fior di quattrini. È proprio per un rilancio delle fonti pulite che i comitati referendari devono continuare a vivere anche dopo la vittoria contro il nucleare. È infatti necessario che si impegnino concretamente a fianco dei cittadini per invitarli ad installare pannelli solari sui tetti delle loro case, magari indicando loro le offerte più convenienti e le banche disposte a offrire in maniera agevolata il mutuo per il fotovoltaico</em>”.</p>
<p>Forte e chiaro è arrivato anche l’appello lanciato dal fisico sulla questione dell’acqua pubblica. “<em>Quanto all’acqua, il problema non è mai stato nella gestione privata in sé, ma nella totale mancanza di possibilità per la cittadinanza di esercitare una funzione di controllo sull’operato della società incaricata. Il messaggio lanciato dall’esito del referendum non lascia spazio a dubbi: gli italiani chiedono che non esca più una goccia d’acqua senza che ci sia da parte loro l’opportunità di controllare il suo iter, dal prelievo alla distribuzione</em>”.</p>
<p>A fronte dell’attacco di Sacconi ai risultati del 12 e 13 giugno, Mattioli non ha mancato di mettere in guardia i fautori del sì. “<em>Il referendum abrogativo  determina semplicemente l’abrogazione di una legge esistente, impegnando i parlamentari a promulgare una nuova legge entro i successivi 5 anni. Quella referendaria è quindi una conquista fragile, da difendere. È quindi necessario che comitati scientifici continuino a darsi da fare per dare contenuti alle rivendicazioni ottenute</em>”.</p>
<p>Ad esprimersi sul fronte acqua bene comune è stato anche Maurizio Gubbiotti. “<em>Con il referendum, gli italiani hanno lanciato un messaggio importante, vale a dire che all’acqua deve esser riservata una gestione “da cosa pubblica”, negli interessi della collettività e con un protagonismo dei cittadini stessi. Il popolo del sì ha quindi espresso a chiare lettere la sua contrarietà ad una gestione del servizio idrico che si trasformi in una proprietà del bene in questione. Per dar seguito alle conquiste acquisite è opportuno che i Comitati continuino sulla strada intrapresa, chiedendo alle istituzioni il rispetto dell’esito referendario. L’obiettivo da perseguire è una nuova gestione dell’acqua, caratterizzata dalla partecipazione della comunità, che abbia come parole d’ordine la qualità, l’uso responsabile e la giustizia sociale, in un’ottica di aiuto a chi è più povero da parte di chi, invece, ha maggiori possibilità economiche</em>”.</p>
<p>Anche <strong>Paolo Beni</strong> ha dato il suo contributo alla discussione, ricordando la proposta di legge di iniziativa popolare sulla gestione del servizio idrico avanzata nel 2007, ma da allora snobbata dal Parlamento. “<em>L’idea </em>– sostiene Paolo Beni &#8211; <em>era quella di dar vita ad una gestione interamente pubblica dell’acqua da finanziare con la fiscalità degli utenti, in maniera da garantire le risorse necessarie per evitare malfunzionamenti e assicurare manutenzione ed innovazione. I costi venivano calcolati individuando quello che ragionevolmente poteva essere l’approvvigionamento minimo per nucleo famigliare in base al numero dei componenti. La tariffa standard subiva poi un aumento progressivo determinato dal reddito degli utenti e da consumi oltre la soglia minima prevista. Una simile proposta, nonostante le 400 mila firme con cui era stata presentata, non ha mai ricevuto attenzione dalla classe politica del Paese. Ma dopo il voto del 12 e 13 giugno, le istituzioni non possono più restare sorde. Finalmente è arrivata l’ora di cambiare</em>”.</p>
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		<title>Tre mesi dopo l&#8217;acqua bene comune, ripartire dai referendum</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 10:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Welfare]]></category>
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		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4829" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/5570106819_84cd757083.jpg"><img class="size-medium wp-image-4829" title="5570106819_84cd757083" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/5570106819_84cd757083-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Manifestazioni per l&#39;acqua bene comune (ph Geomangio cc flickr)</p></div>
<p><strong>LUCCA</strong>. A metà luglio, passati esattamente due mesi dal referendum sull&#8217;acqua, la <strong>Corte di Cassazione</strong> ha proclamato la vittoria dei Sì. I due quesiti sull&#8217;acqua sono quelli che hanno registrato il più alto numero di votanti, (27.689.455 il primo, 27.690.714 il secondo) e il maggior numero di Sì (25.931.531 il primo, 26.127.814 il secondo). Il <strong>Comitato Referendario 2 Sì per l&#8217;Acqua Bene Comune</strong> ha chiesto che &#8220;<em>a fronte di una così chiara espressione della volontà popolare, venga al più presto discussa e approvata in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare depositata alla Camera dei Deputati già nel 2007, proposta che va nella direzione di un governo pubblico e partecipativo del servizio idrico così come lo intende la maggioranza degli italiani</em>&#8220;.<span id="more-4828"></span> Il Comitato ha fatto appello anche a tutti gli Ambiti Territoriali Ottimali e tutti gli enti locali affinché &#8220;<em>ottemperino immediatamente a quanto abrogato dai quesiti referendari, predisponendo gli atti necessari a togliere l&#8217;adeguata remunerazione del capitale dalla tariffa e ad avviare percorsi di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato&#8221;</em>.</p>
<p>La solita capacità dei media di fare rumore e subito dopo far cadere nell&#8217;oblio questioni importanti della vita civile ha messo in secondo piano i temi del referendum, mentre la manovra economica appena varata dal governo, anche se esclude direttamente il servizio idrico integrato, apre ulteriormente alla privatizzazione (chiamata libera concorrenza) dei servizi pubblici di rilevanza economica, giustificando l&#8217;eventuale scelta di attribuirli in esclusiva, anche &#8220;in house&#8221;.</p>
<p>Questo nonostante che il primo dei quesiti del referendum riguardasse le modalità di affidamento e gestione di tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica, non solo di quello idrico. Nel frattempo l&#8217;incertezza sul futuro pare alta. Se alcuni esponenti politici rimangono comunque cauti rispetto allo schiacciante esito del referendum, altri, come il Ministro del Welfare <strong>Maurizio Sacconi</strong> affermano apertamente la volontà di rimetterlo in discussione.</p>
<p>Incertezza si vive anche fra le aziende che gestiscono il servizio idrico, le quali spingono per una visione &#8220;conservativa&#8221; della situazione, affermando, come accaduto nel corso del <strong>Festival di Federutility</strong> che si è svolto a Genova nei giorni scorsi, di essere in linea con il referendum stesso.</p>
<p>I movimenti hanno contestato questo festival ritendendo che &#8220;<em>le società che fanno parte di Federutility gestiscono il Servizio idrico in Italia (e all&#8217;estero), oltre ad altri servizi come i rifiuti e l&#8217;energia; sono -hanno scritto- Società per Azioni di cui molte quotate in Borsa che nulla hanno a che vedere con la gestione pubblica dell&#8217;acqua essendo quelle che speculano e fanno profitti sull&#8217;acqua</em>&#8220;.</p>
<p>A dire il vero Federutility, per bocca del suo presidente <strong>Roberto Bazzano</strong> (che è anche presidente di Iren, la multiutility mista che raccoglie molte società nel centro e nel nord Italia), si era apertamente e pubblicamente pronunciata contro i referendum. A preoccupare è ancora, e soprattutto, il nodo degli investimenti, come racconta questo <a href="http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2922&amp;fromRaggrDet=5 ">articolo </a>del giornalista <strong>Luca Martinelli</strong> sul sito di Altreconomia.</p>
<p>Secondo le anticipazioni dei dati dello studio che annualmente la fondazione <strong>Utilitatis </strong>realizza sulla situazione generale del servizio idrico (il <strong>Blue Book</strong>), il fabbisogno di investimenti è arrivato a 66,2 miliardi da spendere nei prossimi 30 anni soprattutto per fognature e depurazione, la maggior parte dei quali nel nord-ovest del paese.  Federutility sostiene che di questi &#8220;<em>solo il 10,5% sarebbe coperto da finanziamenti pubblici e, a fronte di questo quadro, l’Italia ha le tariffe tra le più basse d’Europa: una famiglia italiana spende in media 194,8 euro all’anno, contro i 1003,5 euro di una famiglia danese e i circa 570 euro di Austria, Gran Bretagna e Francia</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>Mediamente</em> -sostiene il vicepresidente <strong>Mauro D&#8217;Ascenzi</strong>- <em>le famiglie italiane spendono 23,6 euro al mese per il ciclo idrico, in bolletta ci sono acquedotto, fognatura, depurazione&#8221;</em>.</p>
<p>Se appare ancora poco chiaro come le aziende che gestiscono il servizio negli oltre 100 ambiti territoriali ottimali italiani si comporteranno dopo l&#8217;abrogazione, tramite il secondo quesito, della norma che imponeva la remunerazione al 7% del capitale investito, i comitati locali e i cittadini che hanno chiesto lo stop alla remunerazione della tariffa sono per ora rimasti senza una risposta chiara. È una delle tante questioni urgenti del nostro Paese e molto dipenderà dalla capacità che la classe politica in Parlamento e al governo avrà di interpretare l&#8217;esito del referendum e proporre nuove regole. Ma, ed è cronaca di questi anni e non solo di questi giorni, pare che abbia altre cose a cui pensare.</p>
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		<title>Martinelli: &#8220;la gestione pubblica è possibile, basta volerla&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 10:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LUCCA. Luca Martinelli, dopo la vittoria del referendum pare che si stia staccando la spina al dibattito sull&#8217;acqua bene comune, cosa sta succedendo? La televisione e i media mainstream, quelli che turandosi il naso avevano “dovuto” trattare il tema della privatizzazione del servizio idrico integrato almeno negli ultimi mesi di campagna elettorale, hanno messo nuovamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4835" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/luca-unità.jpg"><img class="size-medium wp-image-4835" title="luca unità" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/luca-unità-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il giornalista di Altreconomia Luca Martinelli</p></div>
<p><strong>LUCCA</strong>. <strong>Luca Martinelli</strong>, <strong>dopo la vittoria del referendum pare che si stia staccando la spina al dibattito sull&#8217;acqua bene comune, cosa sta succedendo?</strong><em><br />
La televisione e i media mainstream, quelli che turandosi il naso avevano “dovuto” trattare il tema della privatizzazione del servizio idrico integrato almeno negli ultimi mesi di campagna elettorale, hanno messo nuovamente il silenziatore.<span id="more-4834"></span> L&#8217;acqua “bene comune” è tornata ad essere una “non notizia”. Così facendo i giornalisti si rendono nuovamente complici, consapevoli o meno, della stessa strategia di disinformazione che tra il 1994 e il 2010, nel silenzio generale, aveva portato 7 società di gestione del servizio idrico in Borsa a Milano, lo Stato a rendersi irresponsabile di fronte all&#8217;esigenza di coprire gli investimenti per garantire l&#8217;accesso universale ai servizi di depurazione e fognatura, che coprono solo tre/quarti della popolazione, i gestori a dipendere dalle banche, “schiavi” del mercato privato del credito. Tutto questo aveva funzionato, nonostante l&#8217;impegno del Forum italiano dei movimenti per l&#8217;acqua, che è nato nel 2006. Prima, però, che il referendum portasse gli acquedotti in prima pagina.</em></p>
<p><strong>I referendari affermano che non c&#8217;è bisogno di inventare nulla, ma di ripartire dalla proposizione della legge di iniziativa popolare. In sintesi cosa prevede la proposta e quali probabilità ci sono perché venga portata avanti?</strong><em><br />
Tra le azioni del Forum, senz&#8217;altro la più rilevante è stata la scrittura collettiva di una proposta di legge d&#8217;iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, che tra gennaio e luglio del 2007 è stata firmata da oltre 400mila cittadini italiani. Nella proposta di legge c&#8217;è scritto, in sostanza, che acquedotti, sistemi di depurazione e di fognature non possono essere gestite da società per azioni, cioè enti di diritto privato il cui obiettivo primo non è garantire il miglior servizio possibile ai cittadini ma remunerare il capitale dei propri azionisti, siano essi pubblici o privati. Perché ciò sia possibile immaginiamo, tra l&#8217;altro, di modificare il meccanismo tariffario: gli investimenti sulla rete, che possiamo quantificare in 2 miliardi di euro all&#8217;anno per i prossimi 30, potranno essere ricavati dalla fiscalità generale e attingendo a strumenti di finanza pubblica. Oggi, invece, li pagano i cittadini, in bolletta. Abbiamo immaginato anche un meccanismo virtuoso, per cui anche i primi 50 litri al giorno a testa siano pagati non dal singolo utente ma dalla fiscalità generale. Un meccanismo per sostenere le famiglie in difficoltà.  I referendari sono riusciti a portare al centro dell&#8217;opinione pubblica il dibattito sulla gestione delle risorse idriche in Italia.</em></p>
<p><strong>Qual è secondo te il compito della politica partitica nell&#8217;interlocuzione con questi movimenti?</strong><em><br />
I partiti, in questi cinque anni, non hanno dimostrato di prendere sul serio le istanze promosse dal Forum italiano dei movimenti per l&#8217;acqua, prima, e dal Comitato referendario, poi. Tra quelli di opposizione penso, ad esempio, all&#8217;Italia dei Valori, che addirittura era arrivata a chiedere un altro referendum, o al Partito democratico, che durante la fase referendaria ha presentato un testo di legge che è palesemente in  contrasto rispetto ai principi ispiratori del referendum. Dopo lo straordinario successo referendario abbiamo avviato un percorso di discussione con i singoli partiti. Alcuni si sono dichiarati disponibili a promuovere la proposta di legge d&#8217;iniziativa popolare. Con altri, immagino, sarà possibile interloquire durante l&#8217;iter della legge, penso in particolare sul tema del finanziamento del servizio idrico integrato. E siccome questi cinque anni hanno portato ad un percorso di elaborazione collettiva importante, i partiti -e penso in particolare il Pd- dovranno chiarire se affrontano questo scambio in modo “sincero” oppure se non possono farlo per non tradire gruppi economici cui sono legati o “grandi elettori”.</em></p>
<p><strong> Tre cose che i movimenti dovrebbero fare per l&#8217;acqua bene comune.</strong><em><br />
La prima cosa è senz&#8217;altro portare all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica i “nodi” della privatizzazione dell&#8217;acqua. La secondo, è elaborare un modello legislativo che preveda una forma di gestione alternativa rispetto alle società di diritto privato. Credo che queste due siano già realizzate, con il referendum e la proposta di legge d&#8217;iniziativa popolare. La terza cosa, ed è la fase che attraversiamo in questo momento, è quella di far pressione sulla classe politica, dal consigliere comunale al parlamentare, perché possa capire che c&#8217;è un unica strada per realizzare il mando elettorale dei referendum. E la volontà di oltre 26 milioni di italiani non dev&#8217;essere interpretata: vogliono una gestione pubblica, e gli strumenti per realizzarla ci sono. Basta volerlo.</em></p>
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		<title>Mariani: &#8220;nella gestione del servizio superare confini e rivalità&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 10:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[LUCCA. Raffaella Mariani, il Pd ha condiviso la causa dei referendari e si è espresso a favore del si ai due referendum. Tuttavia esistono diversità di opinioni all&#8217;interno delle strutture nazionali e locali. Quale è la visione che tu condividi e che tipo di impegno stai portando avanti in Commissione Ambiente alla Camera? Ho sostenuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4838" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/raf-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-4838" title="raf 1" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/raf-1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La parlamentare Raffaella Mariani</p></div>
<p><strong>LUCCA. Raffaella Mariani, il Pd ha condiviso la causa dei referendari e si è espresso a favore del si ai due referendum. Tuttavia esistono diversità di opinioni all&#8217;interno delle strutture nazionali e locali. Quale è la visione che tu condividi e che tipo di impegno stai portando avanti in Commissione Ambiente alla Camera?</strong><em><br />
Ho sostenuto la posizione per il sì ai quesiti referendari dall’inizio della discussione anche all’interno del Pd. <span id="more-4837"></span>Le differenze di opinioni nel partito riguardano la complessità, che alcuni ritengono insormontabile, relativa alla gestione interamente pubblica laddove invece si erano costituite società miste pubblico-private come in molte realtà della nostra Regione. In sostanza, far rientrare sotto il controllo interamente pubblico tutte le società comporterà dei costi per gli Enti che devono poter essere sostenuti senza aggravio per i cittadini. Dal giorno successivo al referendum ho chiesto che si partisse con la discussione delle proposte di legge depositate in Commissione Ambiente. Alla ripresa dei lavori partiremo con una serie di audizioni che ci permetteranno di aggiornare le proposte di legge anche alla luce dell’esito referendario. Quello che dovremo fare nella discussione parlamentare sarà un esercizio di responsabilità molto interessante. Coniugare la chiarissima volontà popolare con proposte innovative che permettano la gestione pubblica e partecipata, gli investimenti necessari con cadenza periodica e certa, tariffe sostenibili per cittadini e imprese. Insomma una sfida interessante che metterà alla prova competenze e sensibilità differenti.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em><strong>La proposta di legge popolare scioglie il nodo delle risorse riproponendo un ruolo forte dello Stato tramite la fiscalità generale. Si afferma che l&#8217;acqua, in quanto bene comune e &#8220;primario&#8221; debba essere &#8220;curato&#8221; anche dalla casse statali e non solo affidato alle tariffe dei cittadini. Osservando la situazione dei conti pubblici, è attuabile questa idea?</strong><em><br />
Dal mio punto di vista questo è il punto più debole della proposta. Stiamo assistendo ad un progressivo abbandono dei settori strategici per il futuro del Paese da parte dello Stato: faccio l’esempio, eclatante, della scuola pubblica e della ricerca. Da solo basterebbe a spiegare che non vi sono garanzie sulla spesa pubblica destinata con continuità, ma possiamo aggiungere i tagli alla sanità, al sistema della mobilità, e questo sia sul piano della gestione che degli investimenti. Per come è combinato il bilancio dello Stato ai tempi nostri, e in queste ore stiamo assistendo al crollo di alcuni capisaldi del sistema economico- finanziario, vedo davvero difficile che si possano fare richieste di tassazione aggiuntive ai cittadini assicurando la certezza del reimpiego di quelle risorse nella gestione del sistema idrico integrato. Penso dovremo riflettere su forme di finanziamento pubblico destinate ad investimenti che possano avere un riscontro molto più diretto del calderone della fiscalità generale.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em><strong>Tre cose che la politica dovrebbe fare per l&#8217;acqua bene comune.</strong><em><br />
Intanto, dare priorità all’interesse generale, quello dei cittadini: niente rivalità tra Istituzioni, tra territori. Ridurre i conflitti e le sovrapposizioni di competenze che alimentano contenziosi infiniti e bloccano l’efficienza del sistema pubblico. Secondo punto, definire standard minimi di utilizzo e standard di prestazioni dei servizi. Non devono esistere confini amministrativi che fanno la differenza per le condizioni di fruizione di un bene comune. Infine, ma non da meno, comunicare con trasparenza gli indirizzi e la definizione delle componenti tariffarie e condividere con i cittadini la valorizzazione, la tutela ed il risparmio della risorsa idrica. Questo anche individuando forme di controllo ed informazione a partire dall’educazione scolastica, da iniziative di promozione e conoscenza affidate ad associazioni di volontariato e di quelle istituzioni sociali che nell’ambito della promozione referendaria hanno dimostrato competenza e passione.</em></p>
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		<title>Sacconi: &#8220;Rimettere in discussione il referendum sull&#8217;acqua&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 13:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA. “Mi auguro che troveremo il modo per mettere in discussione il referendum sull’acqua”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenendo a un convegno a Confindustria. Servono liberalizzazioni e privatizzazioni: “Vorrei sapere dobe si trovano 60 miliardi di euro necessari per la rete senza i privati”, ha aggiunto. (AGI).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA. “Mi auguro che troveremo il modo per mettere in discussione il referendum sull’acqua”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, <strong>Maurizio Sacconi</strong>, intervenendo a un convegno a Confindustria.<span id="more-4797"></span> Servono liberalizzazioni e privatizzazioni: “Vorrei sapere dobe si trovano 60 miliardi di euro necessari per la rete senza i privati”, ha aggiunto. (AGI).</p>
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		<title>&#8220;L’acqua (non) è una merce&#8221; spiega le ragioni del &#8220;Sì&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 08:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3730" class="wp-caption alignleft" style="width: 192px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/lacquanonèunamerce.jpg"><img class="size-medium wp-image-3730" title="l'acquanonèunamerce" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/lacquanonèunamerce-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il libro di Luca Martinelli</p></div>
<p>Ben 150 presentazioni in 15 mesi con i comitati locali, due edizioni, decine di recensioni e interviste, 8.000 copie vendute. <em>&#8220;L’acqua (non) è una merce&#8221;</em> è un libro edito da Altreconomia e scritto da <strong>Luca Martinelli</strong> (all&#8217;interno un testo inedito di <strong>Erri De Luca</strong>, “Parole sull’acqua”, e la prefazione di <strong>Roberto Burdese</strong>, presidente di Slow Food). Un libro che rilancia quindi impetuosamente l’acqua come “bene comune”. Un manuale che ha permesso di decostruire i falsi “miti” sull’acqua e che ha spiegato le ragioni del sì per i referendum vincenti del 12 e 13 giugno. E&#8217; in libreria l’ultima edizione aggiornata che ricostruisce la storia della privatizzazione degli acquedotti italiani, dal 1994 (l’anno della legge “Galli”) fino al successo della straordinaria mobilitazione referendaria che ha visto 1,4 milioni di cittadini italiani firmare contro la privatizzazione dell’acqua e quasi 30 milioni di italiani andare alle urne a votare “sì”. <span id="more-3729"></span></p>
<p>L’acqua (non) è una merce parte dall’ultimo intervento legislativo in materia, ovvero la legge del novembre 2009 che obbliga ad affidare il servizio a soggetti di diritto privato, tramite gare d’appalto. E sfata, a partire da esempi concreti, i miti dell’ingresso dei soggetti privati nel capitale della società di gestione del servizio idrico integrato: l’idea che si possa “liberalizzare” quello che invece è un monopolio naturale; l’informazione, diffusa, che le reti pubbliche siano un “colabrodo”; l’affermazione che “la privatizzazione è un falso problema”, e che con la concorrenza la tariffa per il cittadino sarà più bassa.</p>
<p>Al meccanismo tariffario, dato fondativo del processo di privatizzazione in atto, <em>&#8220;L’acqua (non) è una merce&#8221;</em> dedica un approfondimento. Perché questo è il nodo che aiuta a capire l’interesse dei privati (banche, grandi imprese di costruzione) per il settore, su cui grava una grande necessità di investimenti (60 miliardi di euro in 30 anni) che sono però destinati a essere ripagati integralmente dalla tariffe del cittadino. Non c’è infatti il rischio d’impresa, con i cittadini che pagano in tariffa anche la remunerazione del capitale investito, ovvero gli interessi sui mutui del gestore. Il servizio idrico integrato è dunque un “fantamercato”, dove a pagare sono sempre gli stessi: i cittadini.</p>
<p>Dalla teoria alla pratica, con la storia della privatizzazione di Arezzo, del lavoro in Publiacqua (Firenze), degli acquedotti consortili e mutualistici del biellese e di Varzi (Pavia); delle leggi regionali pro-privatizzazione (in Lombardia) e contrarie alla privatizzazione (in Puglia, ferma al consiglio regionale), una spiegazione dell’“emergenza arsenico” a partire dai dividendi di Acea, l’ex municipalizzata del Comune di Roma quotata in Borsa. Con approfondimenti sulle società quotate, sul ruolo della Cassa depositi e prestiti e dei fondi d’investimento, come F2i (il Fondo italiano per le infrastrutture di Vito Gamberale), e su Francesco Gaetano Caltagirone, spesso definito “l’imprenditore più liquido d’Italia”.</p>
<p><strong>Luca Martinelli</strong>, giornalista, è redattore della rivista Altreconomia. Tra i firmatari dei quesiti referendari contro la privatizzazione dell’acqua, ha svolto ricerca sui servizi pubblici locali presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Ha scritto anche <em>“Imbrocchiamola!”</em> (Altreconomia, 2011, giunto alla quarta edizione) e <em>“Le conseguenze del cemento”</em> (Altreconomia, 2011).</p>
<p><strong>Info.</strong><br />
<a href="http://www.altreconomia.it" target="_blank">www.altreconomia.it</a></p>
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