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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Amore</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Chi ha paura di una detenuta incinta?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[[di LAURA BACCARO*] PADOVA. Una storia d’amore tra persone recluse non dovrebbe suscitare alcun scandalo, ma l’immagine del “carcere a luci rosse” solletica sempre le coscienze… e le pruderie. È paradossale che faccia più notizia e scandalo una nuova vita concepita in un carcere che tante morti che vi avvengono per suicidio, malasanità, cause “oscure”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_559" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/03/carcere.jpg"><img class="size-medium wp-image-559" style="margin: 2px 5px;" title="carcere" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/03/carcere-300x199.jpg" alt="" width="240" height="159" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Pensiero</p></div>
<p>[di <strong>LAURA BACCARO</strong>*] <strong>PADOVA.</strong> Una storia d’<strong>amore tra persone recluse</strong> non dovrebbe suscitare alcun scandalo, ma l’immagine del “carcere a luci rosse” solletica sempre le coscienze… e le pruderie. È <strong>paradossale</strong> che faccia più notizia e scandalo una nuova vita concepita in un carcere che tante morti che vi avvengono per suicidio, malasanità, cause “oscure”.<span id="more-556"></span></p>
<p>Nella <strong>Casa di reclusione di Bollate</strong>, che ha, fra gli altri, il grande merito di garantire una equità di trattamento alle donne consentendo loro anche di frequentare corsi di scuola superiore, il clima è così umano che, proprio a scuola, può succedere qualcosa di straordinario come una storia d’amore tra detenuti.</p>
<p>Ora è caccia alle responsabilità, e quella storia d’amore è diventata una cosa sporca e pericolosa, che pare abbia messo in crisi l’intero sistema di sicurezza. Eppure stiamo parlando di due persone adulte, anche se in carcere, ritenute capaci di intendere e di volere, malgrado la colpa, e quindi di <strong>scegliere</strong>, oltre la pena. Ma il fatto è che in carcere si comprime in tutti i modi il diritto alle emozioni, alla sessualità e all’affettività.</p>
<p>Questa <em><strong>“caccia alle streghe sessuali”</strong></em> è la riprova, se mai ne avessimo avuto bisogno, che la pena detentiva è una pena corporale e ciò che si vuole controllare è solo il corpo del recluso. Se poi è una donna si deve negare ancor di più il suo diritto alla maternità, perché è questo diritto fondamentale che si vuole sminuire, facendolo passare come “atto strumentale”, per cercare di ottenere l’uscita dalla galera.</p>
<p>E così si preferisce alimentare il volgare stereotipo del carcere “a luci rosse”, come titolano alcuni quotidiani oggi, e titolavano identici anche nel maggio del 2009, quando a Genova una detenuta marocchina abortì, dopo essere rimasta incinta sembra a seguito di rapporti sessuali con operatori penitenziari… “luci rosse” che smuovono sempre le coscienze delle persone troppo “perbene”.</p>
<p>Ha fatto meno scalpore la recente “ricerca” di <strong>Everyone</strong> secondo la quale si <em>“verificano nelle Case Circondariali italiane almeno 3 mila casi di stupro e riduzione alla schiavitù sessuale ogni anno”</em> (Ansa, 28 febbraio 2010) e che l’incidenza degli stupri e degli abusi sessuali è causa dei suicidi dei detenuti. Conclusione che è tutt’altro che credibile, oltre a non essere verificabile per quanto riguarda l’attendibilità dei dati sostenuti, ma che avrebbe dovuto, questa sì, sollevare uno scandalo…</p>
<p>Una riflessione va fatta, riguardo alla tutela della dignità e dell’umanità della persona: <strong>la restrizione dell’affettività, della genitorialità, della maternità sono giustificabili con le esigenze della pena? Oppure solo con la gestione della pena stessa?</strong></p>
<p>Gli “affetti” sono un’ancora di salvezza per chi sta dentro il carcere e anche la garanzia della presenza di una rete sociale all’uscita, ma nessuno ha il coraggio di spiegare che una legge sugli affetti, oltre a costituire un atto di civiltà e di umanità, forse consentirebbe anche un abbassamento del tasso di suicidi e di autolesionismo: il legame con la famiglia e con le persone amate è infatti il più grande “controllo sociale” che un detenuto possa volere e desiderare!</p>
<p>In Spagna, Svizzera, Russia, e tanti altri Paesi, l’incontro intimo è previsto per legge, solo una mancanza di attenzione e di rispetto da parte della politica per le famiglie delle persone detenute non permette che questo avvenga in Italia, malgrado la proposta di legge presentata il 12 luglio 2002 (Pdl 3020: <em>“Modifica della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di affettività in carcere”</em>) poi sparita perché le famiglie dei detenuti sono ritenute famiglie di serie B.</p>
<p>Ma noi <em>“Vogliamo tenere assieme cose che possono apparire impossibili, ma non devono esserlo, cioè un carcere vivibile in cui la pena non abbia nulla di afflittivo oltre la perdita della libertà”</em>, così come disse <strong>Alessandro Margara</strong>, allora Direttore Generale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nell’audizione alla II Commissione della Camera dei deputati in ordine al nuovo regolamento di attuazione dell’Ordinamento penitenziario (11 marzo del 1999).</p>
<p>E il grandissimo rischio è che si prenda spunto da questo non-problema della detenuta incinta, o che lo si manipoli, per bloccare progetti di rieducazione, di formazione e socializzazione importanti come quelli di Bollate, riportando le carceri ad una modalità di trattamento obsoleta e inutile. Perché Bollate è purtroppo un carcere, nella sua innovatività e libertà, scomodo.</p>
<p><em><strong>* Psicologa e criminologa, collabora con <a href="http://www.ristretti.it/" target="_blank">Ristretti Orizzonti</a></strong></em></p>
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