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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Donne</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Perseguitate, ora protette</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 12:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Costa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Se non con le donne, con chi cambierà la politica? Era la domanda sottesa alla grande manifestazione di domenica a Roma di Snoq, un interrogativo che in questi tempi difficili, in cui alle donne soprattutto si chiedono pesanti sacrifici, rischia di restare sospeso. La crisi economica sembra giustificare in Italia e in Europa la riduzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6082" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/european_parliament/4403827916"><img class="size-medium wp-image-6082" title="violenza" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/12/violenza-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. European Parliament (cc flickr)</p></div>
<p>Se non con le donne, con chi cambierà la politica? Era la domanda sottesa alla grande manifestazione di domenica a Roma di Snoq, un interrogativo che in questi tempi difficili, in cui alle donne soprattutto si chiedono pesanti sacrifici, rischia di restare sospeso. La crisi economica sembra giustificare in Italia e in Europa la riduzione dei diritti sociali e di cittadinanza, in particolare delle donne, rinviando ad un ancora nebuloso secondo tempo quella riorganizzazione del welfare e del mercato del lavoro che consenta loro di conciliare maternità e occupazione, e quindi crescita e sviluppo. <span id="more-6080"></span></p>
<p>Ma al parlamento europeo, abbiamo dato una risposta in controtendenza su un piano diverso ma fondamentale: quello della libertà di circolazione in tutti gli stati europei in condizioni di sicurezza e incolumità personale quando si sia sottoposti a forme persecutorie o minacce da parte di persone note, come lo stalking, ma anche pedofilia, violenze domestiche, tratta di esseri umani, che colpiscono in larga maggioranza donne e minori.</p>
<p>Infatti oggi le diverse forme di protezione accordate a chi è esposto a gravi rischi per la propria incolumità personale si ferma ai confini nazionali. Con la conseguenza che, qualche mese fa, una donna bulgara minacciata di morte dal marito e sottoposta ad un ordine di protezione nel proprio paese, poco dopo il suo trasferimento in Belgio dove cercava di rifarsi una vita serena, é stata raggiunta e uccisa a Bruxelles dal suo persecutore.</p>
<p>In Europa sono oltre 100 mila le misure di tutela emesse da autorità civili o penali, ma non vi sono forme di cooperazione giudiziaria in questo campo, come la possibilità di far riconoscere in un altro stato membro le disposizioni emesse da un altra autorità nazionale, o la cooperazione in ambito Europol.</p>
<p>Assume quindi un grande valore la direttiva, votata ieri in aula a Strasburgo a larghissima maggioranza, che istituisce un Ordine di protezione europeo (Ope) a tutela delle vittime effettive o potenziali di abusi o minacce alla loro integrità fisica e psichica, alla dignità e libertà personale o integrità sessuale, esigibile da chi ha già ottenuto una misura di protezione nello stato di cittadinanza o residenza.</p>
<p>Come relatrice ombra per il gruppo S&amp;D in commissione donne sono molto soddisfatta che proprio questa direttiva sia la prima che nasce da una procedura di codecisione tra consiglio dei ministri e parlamento, su iniziativa della presidenza spagnola, con l’adesione di 12 Stati membri tra cui l’Italia e con il forte supporto della presidenza polacca.</p>
<p>In base alla nuova normativa (che sarà completata con la proposta di direttiva che istituisce norme minime per le vittime di reato) la persona già titolare di un ordine di protezione nazionale dovrà essere informata del suo diritto ad ottenere analoga protezione in un altro stato membro, senza sostenere costi e procedure aggiuntivi, e nella propria lingua, mentre l’aggressore, che sarà comunque ascoltato prima dell’emissione del provvedimento, sarà informato sulle conseguenze della violazione dell’Ope.</p>
<p>Gli stati membri dovranno anche raccogliere ed elaborare statistiche nazionali comparabili (cosa oggi molto difficile) e promuovere campagne di informazione ed educazione al fine di costruire dal basso la conoscenza di questo nuovo strumento volto a prevenire ulteriori forme di violenza e a costruire davvero uno spazio europeo di libertà e sicurezza.<strong></strong></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.volontariatoggi.info/author/silvia-costa/"><strong>Silvia Costa</strong></a></p>
<p><em><strong>Articolo pubblicato dal quotidiano &#8220;Europa&#8221;</strong></em></p>
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		<title>Il futuro della Somalia è &#8220;donna&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 20:13:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rete di Solidarietà (Siena)</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Rete di Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Somalia]]></category>

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		<description><![CDATA[SIENA. Sono imprenditrici, direttrici di ospedali, intellettuali, ministre, amministrano la cosa pubblica. In trentadue, tutte provenienti dallo stesso Paese, la Somalia martoriata da una guerra civile che dura da ventuno anni. Vogliono dare un contributo importante alla carta costituzionale che nascerà quando finalmente taceranno le armi e torneranno la pace e la democrazia. Per questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4133" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/07/somalia.jpg"><img class="size-medium wp-image-4133" title="somalia" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/07/somalia-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">ph. burningmax (cc flickr)</p></div>
<p><strong>SIENA.</strong> Sono imprenditrici, direttrici di ospedali, intellettuali, ministre, amministrano la cosa pubblica. In trentadue, tutte provenienti dallo stesso Paese, la Somalia martoriata da una guerra civile che dura da ventuno anni. Vogliono dare un contributo importante alla carta costituzionale che nascerà quando finalmente taceranno le armi e torneranno la pace e la democrazia. Per questo si sono incontrate dal 29 giugno al 1 luglio a S.Casciano Bagni, per iniziativa della <em>Rete di Solidarietà di Siena</em> e dell’Associazione per l’aiuto alle donne e ai bambini somali, con il patrocinio degli assessorati alla cooperazione internazionale del Comune e della Provincia di Siena, un convegno animato da <strong>Vincenzo Balatti</strong> presidente della Rete e da <strong>Rahma Mohamed Hassan</strong>, somala da molti anni residente proprio nella cittadina termale. <span id="more-4132"></span></p>
<p>E’ stata una “reunion” vivace e appassionata, che ha visto protagonista sia chi lavora tra mille difficoltà nella propria terra, sia chi è stata costretta alla diaspora in Francia, negli USA, in Canada, in Gran Bretagna, e anche in Italia, come hanno testimoniato alcune partecipanti. L’obiettivo principale era redigere un documento politico che sarà presentato nei prossimi mesi al governo somalo, e soprattutto costruire una lobby tutta al femminile capace di farsi valere nel momento in cui saranno stilati gli articoli di legge che stabiliranno le regole della convivenza nella nuova Somalia democratica. I punti cardine di questo impegno sono stati approfonditi nel corso di quattro workshop che avevano come tema il ritorno alla pace, il ruolo delle donne nel prossimo stato democratico, la presenza femminile nell’economia, la rinascita culturale e la diffusione dell’istruzione; una sintesi è stata realizzata nel documento finale del convegno.</p>
<p>Ad oggi, ha ricordato <strong>Marian Quasim</strong>, ministro delle pari opportunità, le donne somale, sulle cui spalle gravano i disagi della guerra e che con grandi sacrifici hanno tenuto insieme le loro famiglie, patiscono discriminazioni enormi, basti pensare che sono scolarizzate solo al 27%, non hanno nessun peso politico all’interno delle tribù che si spartiscono il territorio, possono subire dai loro mariti violenze che la legge non sancisce, non trovano lavoro perché per consuetudine questo spetta all’uomo soprattutto in momenti di grave difficoltà economica come quello attuale; e se ce l’hanno lo perdono proprio a causa del loro sesso, come è capitato a <strong>Mina Hassan Mohamed</strong>, già direttrice dell’ospedale di Mogadiscio nel periodo più terribile del conflitto. Infine, anche se lo stabilisce la tradizione e non una legge scritta, ha precisato <strong>Dahabo Omar</strong> direttrice dell’associazione Dallaalo per il progresso della donna, quando restano vedove non possono contare su alcun mezzo di sostentamento: tutti i beni passano ai fratelli del defunto e non possono ereditare neanche se hanno figli a carico.</p>
<p>Ma qualche segnale di speranza si intravede. Le donne somale per loro natura hanno cuore, passione, intraprendenza e la volontà di unirsi per farsi valere, ha ricordato <strong>Kadija Mohamed Dirije</strong>, ministro dell’energia, e lanciano un segnale a tutti i governi del mondo perché si mobilitino in loro aiuto. Concetto ripreso con forza da <strong>Nour Hassan Hossein</strong>, ambasciatore somalo in Italia, che ha ricordato gli antichi legami culturali ed economici nati con la colonizzazione. L’appello intanto è stato raccolto dagli amministratori pubblici del territorio senese.</p>
<p>Il sindaco di San Casciano Bagni <strong>Franco Picchieri</strong> ha assicurato che per la sua amministrazione questo è solo l’inizio di un collaborazione con la comunità somala, Gabriele Berni assessore alla cooperazione internazionale dell’Amministrazione Provinciale e <strong>Alessandro Cannamela</strong> suo omologo per il Comune di Siena hanno annunciato l’avvio di azioni di partenariato e sostegni concreti. E <strong>Giampiero Caporali</strong> direttore del Mediocredito di Solidarietà ha illustrato uno speciale progetto di consulenza a favore delle imprese e delle famiglie somale immigrate nel nostro territorio. E’ dal lavoro che nascono le prospettive per un futuro di speranza, e per questo <strong>Sareeda Cali</strong>, che si è sposata e vive in Trentino, fa la spola con la sua terra d’origine dove ha aperto una scuola di agronomia, alla quale si sono iscritti tanti ragazzi e insieme a loro anche i genitori che cercano di inventarsi una professione.</p>
<p>Intanto a Mogadiscio, città un tempo ricca e piacevole ma da troppi anni piombata in un’atmosfera di morte tra attentati, saccheggi, sparatorie e violenze, si scorge la fine del tunnel, secondo il suo sindaco <strong>Mohamed Ahmed Nur</strong>, anche governatore della regione di Ben Adir: si spara molto meno, l’elettricità è tornata in tante strade, sono stati rimossi e smaltiti rifiuti fermi da mesi, i lavori pubblici vengono realizzati volontariamente da imprese e singoli cittadini, i negozi stanno aperti fino alle dieci di sera. Il 14 febbraio scorso fu organizzata da alcuni movimenti giovanili e dal Comune una festa della gioia funestata purtroppo da un attentato dei miliziani di Al Jhabaab che causò quattro morti. Ora stanno costruendo un monumento a quei martiri e la festa l’anno prossimo si farà di nuovo. Perché la Somalia non si arrende, e le donne sono in prima fila per dare un futuro alle loro famiglie e ai loro figli.</p>
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		<title>&#8220;Pink Positive&#8221; con le donne ucraine</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4043" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/07/rosa.jpg"><img class="size-medium wp-image-4043" title="rosa" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/07/rosa-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a><p class="wp-caption-text">ph. demandaj (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Il 5 luglio (ore 9.30-13), presso l&#8217;Ambasciata d’Ucraina in Italia (via Guido D’Arezzo 9, Roma) si svolgerà il convegno conclusivo del progetto <em>&#8220;Pink Positive&#8221;</em>, realizzato dalle Acli con l’Associazione delle Donne Ucraine Lavoratrici in Italia, in collaborazione con Gruppo Consiliare Aggiunto di Roma Capitale. Il progetto, finanziato dalla presidenza del Consiglio dei ministri tramite l’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Raziali – Dipartimento per le Pari Opportunità), sostiene attività di informazione e di aiuto alle donne ucraine immigrate che lavorano in Italia, per fronteggiare le <em>“discriminazioni multiple” </em>di cui tendono a rimanere vittime (genere, stereotipo sessuale, condizione lavorativa e sociale). <span id="more-4042"></span></p>
<p>Nel seminario verranno presentati i risultati del progetto. Il convegno sarà diviso in due sessioni: <em>“Cittadinanza e valore delle reti istituzionali e sociali: scenari ed evoluzioni”; “Migrazioni di genere e nuove prospettive progettuali. Dall’esperienza di Pink Positive alle ipotesi di lavoro future”</em>. Interverranno tra gli altri l’ambasciatore d’Ucraina nella Repubblica Italiana, <strong>Heorhii Cherniavskiy</strong>; il presidente nazionale delle Acli, <strong>Andrea Olivero</strong>; il direttore della direzione generale dell’immigrazione del Ministero del Lavoro delle Politiche sociali, <strong>Natale Forlani</strong>; la consigliera assembleare aggiunta di Roma Capitale per il Continente Europa, <strong>Tetyana Kuzyk</strong>; la presidente dell’Associazione Donne Ucraine Lavoratrici in Italia, <strong>Svitlana Kovalska</strong>.</p>
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		<title>Gli obiettivi dell&#8217;Auser: territorio, reti, coesione e spazio alle donne</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 14:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
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		<category><![CDATA[Auser]]></category>
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		<description><![CDATA[CHIANCIANO TERME (Siena). Alla conferenza nazionale Auser, che si è svolta a Chianciano Terme dal 26 al 28 maggio 2011, hanno preso parte 350 delegati da tutta Italia; per tre giorni hanno discusso e si sono confrontati sulla natura dell&#8217;associazione, la sua identità, e su quale strategia organizzativa puntare per attrezzare l&#8217;Auser ad affrontare nuove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3497" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/anziani.jpg"><img class="size-medium wp-image-3497" title="anziani" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/anziani-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a><p class="wp-caption-text">ph. happy-dee-dooo (cc flickr)</p></div>
<p><strong>CHIANCIANO TERME (Siena).</strong> Alla conferenza nazionale Auser, che si è svolta a Chianciano Terme dal 26 al 28 maggio 2011, hanno preso parte 350 delegati da tutta Italia; per tre giorni hanno discusso e si sono confrontati sulla natura dell&#8217;associazione, la sua identità, e su quale strategia organizzativa puntare per attrezzare l&#8217;Auser ad affrontare nuove sfide. Lo scenario nel quale si muove oggi l&#8217;associazione è fra i più complessi e difficili degli ultimi anni. <span id="more-3496"></span></p>
<p><em>&#8220;Lo scontro quotidiano tra i poteri dello Stato, la concentrazione dei poteri mediatici, l&#8217;assenza di una politica di sviluppo credibile e i crescenti attacchi al welfare, stanno gravemente riducendo le opportunità di crescita e di coesione sociale, e mettono a rischio gli stessi spazi di democrazia del nostro paese&#8221;,</em> ha ribadito il presidente nazionale <strong>Michele Mangano</strong>.</p>
<p>L&#8217;Auser, che mobilita l&#8217;energia positiva di migliaia di anziani attivi, non può stare a guardare. Ha definito ed approvato un piano politico organizzativo per rafforzare la rappresentatività dell&#8217;associazione, migliorare l&#8217;efficacia dell&#8217;azione organizzativa e amministrativa. Un Piano che guarda al territorio come centro dell&#8217;iniziativa associativa, il luogo nel quale ogni giorno si entra in relazione con i cittadini e nel quale si costruiscono le alleanze con altri soggetti che si battono per gli stessi obiettivi. Un Piano che punta a valorizzare le donne, vere protagoniste all&#8217;interno dell&#8217;Auser, come volontarie, socie, dirigenti che ancora troppo spesso faticano ad avere visibilità e riconoscimento; per questo l&#8217;associazione si impegna ad applicare la norma antidiscriminatoria e delle politiche di genere.</p>
<p>Un altro obiettivo che si pone l&#8217;Auser è l&#8217;avvio dell&#8217;anagrafe degli iscritti<em> &#8220;perché è uno strumento importante di conoscenza e di identità dell&#8217;associazione e perché gli iscritti e i volontari rappresentano il patrimonio principale dell&#8217;associazione. Anche la rendicontazione sociale è fondamentale, come strumento chiaro e trasparente per rappresentarsi, conoscersi, valutarsi&#8221;</em>, è stato detto al congresso.</p>
<p>Inoltre dalla conferenza d&#8217;organizzazione è avvenuto l&#8217;annuncio che dei progetti &#8220;Bollino blu&#8221; e &#8220;Bollino verde&#8221; (attivi dal primo giugno) per la certificazione delle università popolari e dei circoli culturali Auser. Un progetto che si pone l&#8217;obiettivo di attestare la qualità dell&#8217;offerta culturale e formativa di una realtà in forte crescita nel nostro Paese. <em>&#8220;Avere il bollino</em> -dicono- <em>sarà vantaggioso sia per le università e i circoli che l&#8217;otterranno sia per gli utenti che frequentano i corsi. Le università popolari ed i circoli culturali che otterranno il bollino di qualità saranno iscritte nell&#8217;apposito Albo Auser che sarà reso pubblico&#8221;. </em></p>
<p>Infine la conferenza -ricordando la presenza dell&#8217;associazione nei Comitati referendari per l&#8217;acqua pubblica e contro il nucleare- ha sollecitato tutti i cittadini a recarsi alle urne in occasione dei referendum abrogativi del 12 e 13 giugno, per esprimersi con un &#8220;Sì&#8221; a tutti i quesiti referendari.</p>
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		<title>Al via la campagna per il Nobel alle africane</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/05/10/al-via-la-campagna-per-il-nobel-alle-africane/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 14:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà e Cooperazione Cipsi]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. Mercoledì 25 maggio 2011 alle ore 10.00, presso la sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina, si terrà la presentazione della Campagna Noppaw (Nobel Peace Prize for African Women), che propone l&#8217;assegnazione del premio Nobel per la Pace 2011 alle donne africane. La conferenza è realizzata in collaborazione con il Ministero degli Affari esteri ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_540" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/03/Noppaw-Donne-Africane-Logo.jpg"><img class="size-medium wp-image-540" title="Noppaw Donne Africane Logo" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/03/Noppaw-Donne-Africane-Logo-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a><p class="wp-caption-text">La proposta del Nobel alle donne africane</p></div>
<p><strong>ROMA</strong>. Mercoledì 25 maggio 2011 alle ore 10.00, presso la sala delle Conferenze Internazionali della <strong>Farnesina, </strong>si terrà la presentazione della <strong>Campagna Noppaw</strong> (Nobel Peace Prize for African Women), che propone l&#8217;assegnazione del premio Nobel per la Pace 2011 alle donne africane. La conferenza è realizzata in collaborazione con il<strong> Ministero degli Affari esteri </strong>ed il contributo della <strong>DGCS-MAE</strong>.<span id="more-3013"></span></p>
<p>Sarà aperta da <strong>Amii Stewart </strong>che canterà l’inno <strong>“Walking Africa”</strong> da lei dedicato alle donne africane. Durante l’incontro, verrà presentato lo stato dell’arte della Campagna e il dossier di candidatura depositato ufficialmente ad Oslo il primo febbraio scorso. Le donne africane presenti porteranno le loro testimonianze e racconteranno la loro storia di vita.</p>
<p>Alla conferenza parteciperanno il <strong>Ministro degli affari Esteri italiano Franco Frattini </strong>e il <strong>Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna</strong>, che hanno dato pieno appoggio e adesione alla Campagna Noppaw. A presentare la candidatura saranno <strong>Patrizia Sentinelli</strong>, già vice ministro agli affari esteri e <strong>Clarissa Burt, </strong>attrice giornalista americana impegnata nella promozione del Noppaw negli Stati Uniti.</p>
<p>&#8220;<em>Un premio collettivo alla Pace </em>- dichiara <strong>Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi</strong>, coordinamento di 48 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale che con ChiAma l’Africa ha promosso la Campagna &#8211; <em>può evitare quel limite che vede solo singole figure avere un ruolo positivo nel continente, disconoscendo la forza di quello che è un movimento corale, trasversale a tutta l’Africa, a tutti i ceti sociali. Il premio, dovrebbe servire ad illuminare un intero contesto, sottoposto spesso al silenzio dei media e presentato, quando ne esce, in maniera distorta. È con tante piccole provocazioni, oltre che con il lavoro quotidiano, che si creano le relazioni per poi determinare dei cambiament</em>i”- conclude Barbera.</p>
<p>Le ospiti africane sono a disposizione durante il periodo di permanenza in Italia (dal 12 al 25 maggio) per interviste radiofoniche o televisive<strong>.</strong> Tra le ospiti, saranno presenti la Ministra alle pari opportunità del Senegal <strong>Awa Ndiaye</strong>; la promotrice del Noppaw, <strong>Hélène Yinda</strong>, teologa del Camerun; <strong>Soyata Maïga</strong>, commissario Speciale sui diritti delle donne dell’Unione Africana nonché membro del Board Esecutivo dell’organizzazione FAS (Femmes Africa Solidarité); <strong>Amany Asfour</strong>, presidente del Business and Professional Women EGYPT e direttrice dell’ ECOSOCC per la sezione Risorse Umane, Scienze e Tecnologia; <strong>Suzanne Ware</strong>, presidente della cooperativa PAG LA YIRI, che associa più di 10.000 membri, tutte donne; dalla scrittrice del Mali <strong>Fatumata Kane</strong>; la presidente della rete di associazioni femminili FEM.NET <strong>Sylvie Jacqueline Ndogmo</strong>; <strong>Bernadette Muongo </strong>coordinatrice del Programma di aiuto delle donne vittime dei conflitti in RDC;<strong> Fatima Mohamed Lmeldeen </strong>insegnante nel west Darur e<strong> Salimata Porquet</strong>, presidente della rete Pace e Sicurezza delle donne in Costa d’Avorio.</p>
<p>Per informazioni visita il sito dell&#8217; <a href="http://www.noppaw.org.">Ufficio stampa Solidarietà e Cooperazione Cipsi</a></p>
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		<title>La &#8220;normale&#8221; violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 16:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[VICENZA. &#8220;Violenza sulle donne. I giovani come la pensano?&#8220;. Una ricerca indaga le rappresentazioni dei ragazzi veneti in tema di generi,di rapporti di coppia e di violenza. Ed esplora le relazioni degli adolescenti. In una tavola rotonda sono stati presentati i risultati e alcune riflessioni. Cosa pensano i giovani della violenza sulle donne? Quali le loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1622" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/11/violenza-donna.jpg"><img class="size-medium wp-image-1622" title="violenza-donna" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/11/violenza-donna-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. European Parliament (cc flickr)</p></div>
<p><strong>VICENZA</strong>. &#8220;<em>Violenza sulle donne. I giovani come la pensano?</em>&#8220;. Una <strong>ricerca </strong>indaga le rappresentazioni dei ragazzi veneti in tema di generi,di rapporti di coppia e di violenza. Ed esplora le relazioni degli adolescenti. In una tavola rotonda sono stati presentati i risultati e alcune riflessioni. <span id="more-2867"></span>Cosa pensano i giovani della violenza sulle donne? Quali le loro rappresentazioni del rapporto tra i generi? Quali stereotipi affondano radici già nelle giovani generazioni? Gli adolescenti sono sessisti? E ancora, compaiono atteggiamenti violenti nelle relazioni di cui loro stessi sono protagonisti? Come sono giudicati? A queste e altre domande ha cercato di dare risposta la ricerca “<em>Violenza sulle donne. I giovani come la pensano?</em>”,  promossa dalla<strong> Commissione Regionale Pari Opportunità</strong> del Veneto e condotta da <strong>CREL </strong>Veneto (Conferenza regionale sulle dinamiche economiche e del lavoro).</p>
<p>A essere interpellato un campione di 1587 giovani veneti (788 maschi e 788 femmine), frequentanti le classi seconde e quarte di 13 scuole superiori (licei, istituti tecnici e professionali).I risultati sono stati presentati in una tavola rotonda a Villa Cordellina, Montecchio Maggiore (Vicenza). Dopo il saluto di apertura di <strong>Ornella Galleazzo</strong>, presidente della Commissione provinciale Pari Opportunità di Vicenza, la ricerca è stata presentata da parte dei curatori <strong>Mario De Amicis, Nadia Monacelli e Tiziana Mancini</strong>, tutti del Crel Veneto; a seguire gli interventi del vicequestore di Vicenza<strong> Alessandro Campagnolo </strong>e dei dirigenti scolastici di alcuni istituti coinvolti.</p>
<p>Ha concluso i lavori la presidente della Commissione regionale per le Pari opportunità tra uomo e donna <strong>Simonetta Tregnago</strong>. Partendo proprio dalle informazioni raccolte attraverso la somministrazione di un questionario, l’obiettivo ultimo dell’indagine è progettare e proporre specifiche azioni di contrasto e prevenzione al fenomeno della violenza.</p>
<p>«<em>Approfondito e rigoroso, questo studio vuole contribuire a colmare uno spazio lasciato vuoto dalle pur moltissime ricerche sulla violenza di coppia e intrafamiliare</em> &#8211; afferma infatti l’assessore regionale <strong>Marialuisa Coppola</strong> -, <em>quello della violenza tra soggetti in giovane età. La Regione del Veneto guarda a questo tema con particolare attenzione proprio per la fragilità dei soggetti coinvolti e per gli innovativi profili di intervento che un tale tipo di approccio suggerisce, agevola e veicola</em>».</p>
<p>«<em>Purtroppo le statistiche continuano a segnalarci che la violenza viene nella maggior parte dei casi perpetrata nell&#8217;ambito familiare</em>» commenta la presidente della Commissione <strong>Simonetta Tregnago</strong>. «<em>Spesso per i poco meno di 7 milioni di donne che hanno subito una violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, il primo episodio è a opera del partner. È questo quadro decisamente sconfortante ad aver innescato l’esigenza di contribuire alla prevenzione e al contrasto di un fenomeno così odioso, valorizzando l&#8217;importanza dell&#8217;educazione in famiglia e a scuola. Ci auguriamo che quanto emerso possa costituire uno strumento utile per le istituzioni che si occupano di educazione e formazione dei giovani</em>».</p>
<p>«<em>L’indagine è stata anche il primo tassello di un mosaico più ampio che ci auguriamo potrà trovare ulteriore completamento in altre ricerche </em>– spiega <strong>Mario De Amicis</strong>, vicepresidente del Crel -, <em>nel tentativo di disegnare un’immagine dei nostri giovani più veritiera rispetto a quella di frequente restituita in modo amplificato e gridato dai media. Soprattutto riguardo a tematiche così delicate e “rischiose” come quella della violenza</em>».</p>
<p>Tra i primi aspetti indagati, la rappresentazione del rapporto di coppia. Secondo i ragazzi intervistati, i fattori che più contribuiscono alla sua buona riuscita sono il rispetto dell’altro, la fedeltà, la comprensione reciproca, la condivisione delle emozioni e la capacità di comunicare. Meno importanti, invece, il livello di istruzione e culturale, la condivisione delle amicizie, l’indipendenza dei partner dal punto di vista economico.Per quanto riguarda le asimmetrie di genere, si nota come le ragazze, soprattutto nelle classi quarte, siano maggiormente orientate verso una visione paritetica dei ruoli. I ragazzi tendono a confermare un’attribuzione piuttosto tradizionale dei ruoli, a differenza delle coetanee che, invece, la rifiutano. All’impatto degli impegni familiari sulle possibilità di realizzazione professionale della donna viene data un’importanza relativamente bassa, anche da parte delle ragazze. È interessante notare, infine, come in alcuni casi emerga una netta disparità tra ciò che è considerato giusto e la percezione della sua effettiva realizzazione nella società. Rispetto alla stereotipia di genere, essa è più accentuata tra i maschi e tra coloro che frequentano le seconde classi rispetto alle quarte.</p>
<p>Sempre tra i maschi è maggiormente diffuso il sessismo “ostile”, mentre il livello di sessismo “benevolo” è simile nei due generi e maggiormente espresso dai più giovani.L’elaborazione delle risposte al questionario ha fatto emergere complessivamente tre profili dei giovani veneti: i tradizionalisti (il gruppo più numeroso: 612 persone) sono in prevalenza ragazzi (76,6%) provenienti da istituti tecnici e professionali (68,8%), sono favorevoli al mantenimento delle relazioni asimmetriche che riconoscono come frequenti nella società; gli inconsapevoli (486, di cui il 56,1% è femmina e il 57.8% frequenta la quarta) hanno un atteggiamento benevolo nei pregiudizi e hanno bassissimi indici di stereotipia, percepiscono come poco frequenti i rapporti asimmetrici nella coppia ed esprimono un giudizio cauto sull’asimmetria; infine, gli egalitari (477, di cui il 77,5% femmine e provenienti dai licei), che esprimono il minor grado di sessismo, sia ostile che benevolo, ma si collocano in una posizione intermedia per ciò che riguarda gli stereotipi di genere. Per quanto riguarda la violenza di coppia si è cercato di capire quale giudizio (moralità/immoralità) ne abbiano i ragazzi, quanto frequente la valutino nella società, quali caratteristiche stereotipe attribuiscano ai protagonisti dell’atto violento. La valutazione del comportamento violento sembra fortemente condizionata dal tipo di atto e dal sesso dell’autore e, fra i tre comportamenti proposti come “situazioni tipo” dal questionario (controllo, schiaffo, restrizione della libertà) è senz’altro lo schiaffo quello percepito come più frequentemente agito sia dagli uomini che dalle donne. Ma gli uomini lo agirebbero più delle donne, mentre gli altri due comportamenti vedrebbero protagonisti con uguale frequenza uomini e donne.</p>
<p>C’è poi il tema del tradimento: considerato molto più grave del comportamento violento stesso (e questo della confessione),, è giudicato più severamente dalle ragazze e dai più grandi, che valutano anche più deplorevole  l’atto violento rispetto ai compagni più piccoli. Ad essere esplorate anche le relazioni amorose degli adolescenti intervistati, per comprendere come in esse sperimentino l’essere coppia e agiscano le differenze tra i generi, nonché per indagare se e in che misura contengano forme di aggressività e di violenza. Al momento dell’indagine il 15,3% del campione dice di non aver mai avuto una relazione sentimentale;  613, ossia il 38,9% (di cui il 59,3% femmine e 53,3% di quarta) ha dichiarato di avere una relazione e 721 di averla avuta in passato. Sono i maschi ad essere mediamente più soddisfatti delle femmine dei loro rapporti di coppia, ed è chiaro come il grado di soddisfazione sia legato alla qualità della relazione stessa: ovvero diminuisca in base alla frequenza con cui hanno dichiarato di essere vittime di comportamenti aggressivi, diretti o indiretti.</p>
<p>In merito all’esperienza personale della violenza (diretta o indiretta), secondo quanto percepito e riferito dagli studenti, è emerso che si tratta di esperienza rara seppure presente. Sono le ragazze più dei ragazzi a dichiarare di aver messo in atto comportamenti simili a quelli descritti nel questionario e, viceversa, sono i ragazzi più delle loro compagne ad ammettere di essere più spesso stati vittima di una situazione di controllo, schiaffo o restrizione della libertà e/o di avere tradito. Più nel dettaglio, il controllo è meno frequente dello schiaffo e della restrizione della libertà. La gelosia, infine, sembra costituire per i ragazzi e le ragazze movente d’eccezione, a fronte del quale anche uno schiaffo può essere perdonato. Per rimanere aggiornati sulle attività e i progetti della Commissione è possibile consultare le pagine dedicate del <a href="www.regione.veneto.it">sito </a>regionale oppure iscriversi alla newsletter periodica (format di iscrizione a questo <a href=" http://www.pariopportunita.info">link</a>).</p>
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