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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Famiglia</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Famiglia e fisco, il fenomeno delle false separazioni</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 12:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino Staffa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[BabyConsumers]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Ici]]></category>
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		<description><![CDATA[PISA. Separarsi “per finta” così da pagare meno Irpef o iscrivere al nido i propri figli a tariffe più contenute. In questa Italia messa in ginocchio dalla crisi succede anche questo. La denuncia arriva da uno studio del CAF Cisl di Pisa e trova conferma da parte dell’associazione dei consumatori BabyConsumers, alla quale sempre più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6087" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/tobiasfeltus/4971020180"><img class="size-medium wp-image-6087" title="3 6 0001" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/12/separazione-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">ph. tobias feltus (cc flickr)</p></div>
<p><strong>PISA.</strong> Separarsi “per finta” così da pagare meno Irpef o iscrivere al nido i propri figli a tariffe più contenute. In questa Italia messa in ginocchio dalla crisi succede anche questo. La denuncia arriva da uno studio del CAF Cisl di Pisa e trova conferma da parte dell’associazione dei consumatori <em>BabyConsumers</em>, alla quale sempre più famiglie si rivolgono per avere assistenza. <span id="more-6085"></span></p>
<p>Un esempio su tanti: il caso di un nucleo familiare residente nella città toscana e composto da genitori coniugati e conviventi e tre figli minori a carico, di cui uno portatore di handicap, con un reddito lordo annuo derivante da lavoro dipendente pari a 50mila euro ciascuno. Uno dei due è proprietario della casa di abitazione che ha una rendita catastale di 900 euro, l’altro di un altro appartamento utilizzato per le vacanze, con rendita catastale di 800 euro. Immobili gravati di un mutuo i cui interessi superano i 4mila euro all’anno.</p>
<p><em>&#8220;Entrambi i mutui</em> -spiega l’operatore Caf <strong>Livio Marchi</strong>- <em>saranno presi in considerazione per gli abbattimenti previsti dalla normativa Ise, ma solamente gli interessi del mutuo per l’abitazione principale potrà essere detratto in sede di dichiarazione dei redditi. I genitori hanno un conto in banca cointestato di euro 20mila. Due figli frequentano la scuola elementare a tempo pieno, quindi ogni giorno consumano il pasto alla mensa della scuola. Il terzo figlio viene affidato ogni giorno all’asilo nido. La famiglia pagherà annualmente IRPEF per euro 28.449, addizionale regionale per euro 910 e addizionale comunale per euro 809, per un totale di euro 30.168. In più uno dei due genitori pagherà annualmente un’ICI per la seconda casa pari a euro 756. Il valore ISEE del nucleo familiare risulterà essere pari a euro 32.978,63; di conseguenza la fruizione dell’asilo nido costerà annualmente euro 3.743 e la mensa per i 3 figli euro 2.916. Quindi, tra tasse erariali e tariffe scolastiche la famiglia spenderà complessivamente in un anno euro 37.583&#8243;.</em></p>
<p>Se i due genitori decidessero di separarsi legalmente e uno dei genitori andasse a risiedere nella casa destinata alle vacanze, avremo due nuclei familiari distinti. Le conseguenze? In base alle simulazioni del CAF Cisl di Pisa, la seconda casa diventerà abitazione principale e anche gli interessi pagati per il mutuo saranno detraibili in dichiarazione dei redditi e l’intero ICI non sarà più dovuto. Inoltre l’ISE non terrà più conto né del reddito né del patrimonio del coniuge uscito dal nucleo familiare; gli ex coniugi pagheranno annualmente in tutto un Irpef di euro 27.214, un’addizionale regionale di euro 900 e un’addizionale comunale di euro 800, per un totale di euro 28.914. L’ICI sarà pari a zero. Il valore ISEE del nucleo familiare risulterà essere adesso pari a euro 17.551,15; di conseguenza la fruizione dell’asilo nido costerà annualmente euro 3.194 e la mensa per i 3 figli euro 2.538. La spesa complessiva annua nella nuova situazione sarà pari a euro 34.646, con un risparmio rispetto alla situazione iniziale di euro 2.937.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.volontariatoggi.info/author/pino-staffa/"><strong>Pino Staffa</strong></a><br />
<em><strong>(<a href="http://www.genitorimagazine.it/">GenitoriMagazine</a>, l’e-zine edita da BabyConsumers)</strong></em></p>
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		<title>Adozioni internazionali: quanto costano?</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/11/22/adozioni-internazionali-quanto-costano/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 14:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria Domenici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Adozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adozioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Minori]]></category>

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		<description><![CDATA[PISA. Se per quanto riguarda la revisione dei tetti di spesa, di cui abbiamo parlato nella prima parte dell’inchiesta, la Commissione per le Adozioni Internazionali sembra essere assai pigra (pigrizia confermata da alcuni enti che abbiamo interpellato), sembra invece essere molto attiva nel riconoscere nuovi enti che si occupano di adozioni: dall’albo online risultano essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5828" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/un_photo/3837307284"><img class="size-medium wp-image-5828" title="Children Wait in Line for Medical Care" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/11/bambini-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. United Nations Photo (cc flickr)</p></div>
<p><strong>PISA.</strong> Se per quanto riguarda la revisione dei tetti di spesa, di cui <a href="http://www.volontariatoggi.info/2011/11/07/adozioni-internazionali-i-costi-palesi-e-quelli-nascosti/">abbiamo parlato nella prima parte dell’inchiesta</a>, la Commissione per le Adozioni Internazionali sembra essere assai pigra (pigrizia confermata da alcuni enti che abbiamo interpellato), sembra invece essere molto attiva nel riconoscere nuovi enti che si occupano di adozioni: dall’albo online risultano essere 65. Il caso italiano, in effetti, è anomalo, soprattutto se paragonato ad altri Stati europei: in Francia operano 34 enti autorizzati, in Germania 12 e nel Regno Unito appena 10. Proprio quest’anomalia ha risvegliato l’interesse dell’ONU, il cui Comitato sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, il 6 ottobre 2011, ha pubblicato un rapporto indirizzato al nostro Paese.<span id="more-5827"></span></p>
<p>Il documento, invitando ad attuare misure più favorevoli ai diritti dei bambini, critica l’inadeguato sistema di monitoraggio ed esprime preoccupazione per come, nonostante le misure adottate, il numero di enti italiani autorizzati per l’adozione internazionale sia troppo grande.</p>
<p>Il Comitato raccomanda quindi all’Italia, in conformità con la Convenzione de L’Aja e con la Convenzione di New York sui Diritti dell’Infanzia, di <em>“assicurare un monitoraggio effettivo e sistematico di tutti gli enti per le adozioni, di considerare delle soluzioni per gestire o limitare il grande numero di enti autorizzati e di assicurare che dai procedimenti adottivi non derivi alcun lucro.”</em></p>
<p><strong>La giungla dei costi effettivi -</strong> Sui costi effettivi di un procedimento di adozione internazionale, come si è visto, c’è poca chiarezza. Dati non aggiornati, mancanti o illeggibili, carenza di revisioni periodiche, un eccessivo numero di enti autorizzati, si incrociano con le testimonianze poco rassicuranti che costellano il web o che escono dalle bocche di amici e conoscenti. Tra costi effettivi dichiarati da enti e associazioni e costi sostenuti direttamente dalla famiglia, prima in Italia e poi all’estero, si parla di cifre che talvolta si aggirano sui 20.000-25.000 €. Le spese sono le più varie: produzione dei documenti che entrano a far parte del dossier adottivo, traduzioni, spese notarili, diritti di cancelleria, visti consolari, documenti di identità, spese mediche, alle quali si aggiungono i costi del viaggio (o dei viaggi) che i futuri genitori devono fare per incontrare il bambino, compresa la permanenza nel suo paese di origine per periodi che variano da uno a due mesi. La scelta dell’ente che si occuperà dell’adozione dipende non solo da fattori “di cuore”, ma anche da una valutazione complessiva sui costi: alcuni enti chiedono prezzi maggiori perché si affidano alla formula del tutto compreso (escluse le spese di viaggio e permanenza nel paese dell’adottato), altri hanno tariffe più basse ma lasciano ai futuri genitori la gestione (e le relative spese) di alcune pratiche.</p>
<p><strong>S.O.S. spese: i mutui ad hoc -</strong> Nel 2009, per indagare sul binomio adozione-denaro, è stata condotta un’indagine dalla Fondazione Università IULM, a cura di Vincenzo Russo, Luciana Castelli e Massimo Bustreo, dal titolo “ll rapporto denaro e adozione: aspettative e opportunità nella famiglia adottiva”. Nell’indagine, realizzata per AiBi, si rilevava come <em>“numerose sono le coppie che rinunciano all’adozione internazionale per mancanza di disponibilità finanziarie, a fronte della difficoltà, quando non dell’impossibilità, di trovare strumenti economici che ne agevolino il percorso con la copertura delle spese. Spese che sono sì necessarie ma pur sempre rappresentano solo una tappa dell’adozione.”</em> Al termine dell’indagine, tra le considerazioni dei ricercatori ce n’era una che a quanto pare è stata recepita, quella di <em>“ideare e promuovere prodotti finanziari dedicati alle famiglie delle adozioni internazionali per opera di istituti bancari”</em>. Negli ultimi anni, infatti, sono nate diverse soluzioni di mutuo dedicate alle famiglie che devono sostenere le spese per un’adozione internazionale. A titolo di esempio ne riportiamo due; il consiglio più ovvio è quello di chiedere alla propria banca se prevede mutui agevolati per le adozioni internazionali.</p>
<p>BNL-Gruppo BNP Paribas, in collaborazione con AiBi (Associazione Amici dei Bambini), ha dato vita al mutuo “AdottAMI”: importo finanziabile da 500 € a 30.000 €, durata tra i 6 e i 120 mesi, tasso fisso applicato alla rata di rimborso, rata costante, mensile e posticipata, comprensiva di capitale ed interessi. Per richiederlo basta un documento di identità, la documentazione di reddito e una copia del decreto di idoneità all’adozione.<br />
Anche il Credito Cooperativo ha elaborato un mutuo speciale, si tratta di “ad8”: un mutuo agevolato sotto forma di prestito chirografario dell’importo variabile da 10.000 a 15.000 €, rimborsabile al massimo in 60 mesi ad un tasso vantaggioso. Anche per questo mutuo, come per il precedente, non sono previste spese di istruttoria e per accedervi occorre presentare solo la copia del decreto di idoneità all’adozione e copia del mandato conferito ad almeno un ente autorizzato.</p>
<p><strong>Adozioni internazionali gratuite: quando? -</strong> Parlare di costi delle adozioni non è semplice, ma c’è qualcuno che già da tempo ne auspica la gratuità: l’AiBi, ad esempio, nei giorni scorsi ha nuovamente sollevato la questione, raccogliendo l’appello della CEI, in seguito alla pubblicazione del rapporto dal titolo “Il cambiamento demografico: rapporto-proposta sul futuro dell’Italia”, presentato il 5 ottobre dal Comitato per il Progetto Culturale della CEI.<em> “Troppi ancora gli ostacoli culturali all’accoglienza e all’adozione</em> – si legge nel comunicato stampa dell’AiBi –: <em>si appressa il momento di pensare un’adozione moderna, gratis e a tempo zero. Precisamente, è opportuno concepire proposte di modifica della legislazione in vigore, per l’apertura di un Fondo per le Adozioni Gratuite e per l’avvio di una razionalizzazione dell’iter procedurale, che trasferisca la consegna del Decreto di Idoneità dai Tribunali per i Minorenni agli Enti Autorizzati e ai Servizi Sociali. Così che sia possibile salutare un’adozione nuova, sempre più a misura di famiglia e a favore del diritto del bambino a essere figlio.”</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.volontariatoggi.info/author/daria-domenici/"><strong>Daria Domenici</strong></a><br />
<em><strong>(<a href="http://www.genitorimagazine.it/" target="_blank">GenitoriMagazine</a>, l’e-zine edita da BabyConsumers)</strong></em></p>
<p>Leggi anche la prima parte dell&#8217;inchiesta: <a href="http://www.volontariatoggi.info/2011/11/07/adozioni-internazionali-i-costi-palesi-e-quelli-nascosti/"><strong>Adozioni internazionali: i costi palesi e quelli nascosti</strong></a></p>
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		<title>&#8220;Poveri di diritti&#8221;. Ecco la sintesi del nuovo rapporto Caritas-Zancan sull&#8217;esclusione sociale</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/10/17/poveri-di-diritti-ecco-la-sintesi-del-nuovo-rapporto-caritas-zancan-sullesclusione-sociale/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 14:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA. E&#8217; un titolo fortemente evocativo quello del nuovo rapporto Caritas‐Zancan su povertà ed esclusione sociale in Italia: “Poveri di diritti” (ed. il Mulino, in libreria dal 20 ottobre). Un titolo che nasce da una semplice, ma non scontata considerazione: alle persone che vivono in condizioni di povertà si pensa solo in termini di insufficienti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5377" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/ckorange/4432952252/sizes/z/in/photostream/"><img class="size-medium wp-image-5377" title="poverta" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/10/poverta-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. ckOrange (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> E&#8217; un titolo fortemente evocativo quello del nuovo rapporto Caritas‐Zancan su povertà ed esclusione sociale in Italia: <em>“Poveri di diritti”</em> (ed. il Mulino, in libreria dal 20 ottobre). Un titolo che nasce da una semplice, ma non scontata considerazione: alle persone che vivono in condizioni di povertà si pensa solo in termini di insufficienti risorse economiche, ignorando che esiste tutta una serie di altre privazioni che peggiorano lo stato di precarietà e ne impediscono il superamento. Il diritto alla casa, al lavoro, alla famiglia, all’alimentazione, alla salute, all’educazione, alla giustizia ‐ pur tutelati dalla Costituzione italiana ‐ sono i primi a essere messi in discussione e negati. Allo stesso modo, viene regolarmente violato il “diritto a non scomparire per effetto statistico”, visto che le statistiche sulla povertà non riescono a documentare gli effetti devastanti della crisi per molte famiglie. <span id="more-5376"></span></p>
<p><strong>La situazione reale della povertà in Italia</strong></p>
<p>Come nella passata edizione del rapporto, anche quest’anno va registrata una sostanziale difformità tra i dati ufficiali relativi alla povertà e la reale condizione del paese, che tutti sperimentano quotidiana‐ mente e che richiederebbe un’integrazione dell’attuale metodo di rilevazione con soluzioni più sensibili ai cambiamenti. Nel 2010 8 milioni e 272 mila persone erano povere (13,8%), contro i 7,810 milioni del 2009 (13,1%). Secondo i dati Istat (2011) il 2010 ha registrato un lieve incremento nel numero di famiglie in condizioni di povertà: si è passati da 2,657 milioni (10,8%) a 2,734 milioni (11%).<br />
<strong>I più colpiti</strong>. Nel 2010 la povertà relativa è aumentata, rispetto all’anno precedente, tra le famiglie di 5 o più componenti (dal 24,9 al 29,9%), tra le famiglie monogenitoriali (dall’11,8 al 14,1%), tra i nuclei residenti nel Mezzogiorno con tre o più figli minori (dal 36,7 al 47,3%) e tra le famiglie di ritirati dal lavoro in cui almeno un componente non ha mai lavorato e non cerca lavoro (dal 13,7 al 17,1%). Ma la povertà è aumentata anche tra le famiglie che hanno come persona di riferimento un lavoratore autonomo (dal 6,2 al 7,8%) o con un titolo di studio medio‐alto (dal 4,8 al 5,6%). Per queste ultime è aumentata anche la povertà assoluta, passando dall’1,7 al 2,1%.</p>
<p><strong>Diritti negati</strong></p>
<p>Se i poveri avessero dei diritti, il primo sarebbe quello di poter sperare in una vita migliore, per sé e per i propri figli, e di sapere che l’uscita dalla povertà è possibile. Invece oggi esiste una “cultura diffusa” secondo cui le azioni a favore dei poveri da parte dello stato sono una specie di benevolenza, una concessione, una cura di mantenimento per povertà di lungo periodo da cui è difficile uscire. E&#8217; proprio questo atteggiamento a comportare la negazione di alcuni tra i diritti fondamentali. Tra questi: il diritto alla famiglia (La povertà colpisce con particolare violenza le famiglie numerose, con più di due figli. Senza un adeguato sostegno, le famiglie non saranno incentivate a fare figli e le ripercussioni a livello demografico saranno pesanti. Tuttavia, nel bilancio di previsione dello stato per gli anni 2010‐2013, il Fondo per le politiche della famiglia registra i seguenti decrementi: 185,3 milioni di euro nel 2010, 51,5 milioni nel 2011, 52,5 milioni nel 2010 e 31,4 milioni nel 2013); il diritto al lavoro (In Italia, i cittadini tra i 15 e i 64 anni con un lavoro regolarmente retribuito sono quasi 22 milioni e 900 mila, il 56,9% dei cittadini. La percentuale è tra le più basse dell’Occidente. Ci sono poi tre categorie particolarmente vulnerabili: i giovani -l’occupazione è crollata dell’8% nel 2009 e del 5,3% nel 2010-; le donne -in Italia lavora solo il 47%-; le persone disabili -nel 2008 hanno fatto domanda di assunzione 99.515 disabili e nel 2009 83.148, ma gli avviamenti effettivi al lavoro sono stati rispettivamente 28.306 e 20.830); il diritto al futuro per i giovani (I giovani che hanno iniziato a lavorare a metà degli anni Novanta matureranno verso il 2035 una pensione analoga a quella degli attuali pensionati con il minimo Inps, ossia di 500 euro. Sono i poveri relativi di oggi e i poveri assoluti di domani).</p>
<p><strong>Soldi spesi male: il monitoraggio della spesa dei comuni</strong></p>
<p>Il Rapporto 2011 propone un’attenta analisi della spesa dei comuni per la povertà e il disagio economico, già avviata nelle due precedenti edizioni. In vista del nuovo assetto federalista, che prevede un riequilibrio delle risorse e il superamento delle divergenze territoriali, diventa fondamentale avere chiaro il quadro della situazione per capire dove intervenire. Secondo la rilevazione, negli ultimi due anni la spesa assistenziale dei comuni è aumentata del 4%, la spesa per la povertà dell’1,5% e quella per il disagio economico del 18%. Nel 2008, il 31% dei 111,35 euro pro capite di spesa sociale è stato destinato a dare risposte a persone povere o con disagio economico.</p>
<p>Dai dati si evince che a distanza di un anno nulla è cambiato: gli enti locali continuano a investire tante risorse assistenzialistiche nel contrasto alla povertà, ma con scarsi risultati. Il problema è sempre lo stesso: la prevalente logica emergenziale in base alla quale è preferibile erogare contributi economici piuttosto che attivare servizi. Questo modo di rispondere alla povertà non incentiva l’uscita dal disagio ma, anzi, rischia di rendere cronico il problema. Lo dimostra il fatto che, a fronte dell’aumento di risorse, non si è regi‐ strato il corrispettivo calo del numero di italiani poveri.</p>
<p>Eppure in Italia si continua a percorrere questa strada fallimentare. La maggior spesa pro capite è riservata tutt’oggi ai contributi economici una tantum a integrazione del reddito familiare: nel 2008 per erogarli sono stati spesi 276 milioni di euro (il 4% in più rispetto al 2007), 4,62 euro per abitante. Questi contributi rappresentano circa il 13% della spesa per persone povere o con disagio economico. Un altro 12‐13% è finalizzato a erogare contributi per l’alloggio (228‐237 milioni di euro), mentre quelli per cure o prestazioni sanitarie rappresentano il 2%. Infine, i contributi per i servizi scolastici sono l’1% della spesa per povertà e disagio economico.</p>
<p><strong>Differenze regionali</strong></p>
<p>Confrontando i dati a livello di regione/provincia autonoma, negli ultimi due anni si conferma il divario tra chi spende di più e chi spende di meno, tra le regioni a statuto speciale e quelle a statuto ordinario, tra Centro‐Nord e Sud. Nel 2008, il divario di spesa pro capite tra chi spende di più e chi spende di meno è di: 1 a 9 per la spesa sociale complessiva, di 1 a 11 per quella destinata alle persone con disagio economico e 1 a 9 per la spesa per il contrasto alla povertà. Le regioni a statuto speciale e le province autonome confermano la loro maggiore capacità di spesa, anche per quanto riguarda la povertà e il disagio economico. Nel primo caso la spesa pro capite è circa il 50% in più rispetto a quella delle regioni a statuto ordinario (11,1 contro 8 euro), nel secondo caso è più alta del 16% (24,9 contro 21,5 euro). Limitatamente alle regioni a statuto ordinario, quelle del Centro‐Nord sostengono una spesa sociale complessiva pro capite più che doppia rispetto al Sud (125,7 contro 51,65 euro). Tale divario si mantiene con riferimento alla spesa per disagio economico delle persone e delle famiglie (25,77 contro 10,58 euro), mentre la differenza nella spesa per la povertà è limitata: c’è solo 1,3 euro a dividere la spesa dei comuni del Centro‐Nord (8,38 euro) da quella dei comuni del Sud (7,02 euro).</p>
<p><strong>Quali politiche per andare oltre l’emergenza?</strong></p>
<p>Il perdurare della condizione di povertà di molte persone e famiglie povere dimostra che le politiche di contrasto fin qui attuate non sono riuscite a incidere sul fenomeno. Anziché continuare a insistere su una strada dimostratasi fallimentare, è ora importante segnare un netto cambiamento di rotta.<br />
La prima strada da percorrere è quella di incrementare il rendimento della spesa sociale. La seconda è di recuperare i crediti di solidarietà (basati sull’erogazione di finanziamenti a favore di persone che si impe‐ gnano effettivamente in progetti di sviluppo locale) destinandoli in via prioritaria a occupazione di welfare a servizio dei poveri. I fallimenti dei trasferimenti monetari senza responsabilizzazione sono la principale ragione per mettere in discussione le politiche di ieri e di oggi di lotta alla povertà, basate su «misure» standardizzate, di tipo burocratico, che non guardano l&#8217;effettiva condizione delle persone, ma solo alle carte.<br />
Un modo di aumentare il rendimento della spesa sociale è la professionalizzazione dell’aiuto. Ad oggi, gli oltre 100 miliardi di euro di raccolta fiscale destinati ai servizi sanitari sono trasformati in centinaia di migliaia di posti di lavoro. Se questo criterio fosse applicato alla spesa per servizi sociali, si potrebbe ipotizzare un risultato occupazionale di circa altrettante migliaia di posti attivabili per lavori di cura e infrastruttu‐ re di welfare. Molte donne con figli e molti giovani uscirebbero dalla disoccupazione e dalla povertà lavorando a servizio degli altri.<br />
Ci sono due ulteriori fonti di risorse per generare lavoro di cura: riguardano i 17‐18 miliardi di euro oggi destinati a indennità di accompagnamento e assegni al nucleo familiare. Potrebbero essere investiti in lavoro di servizio, garantendo ai beneficiari un rendimento ben superiore a quello attuale (il trasferimento economico gravato da oneri amministrativi), misurabile in termini di riduzione dei tassi di povertà, di isolamento sociale e disoccupazione.</p>
<p><strong>Nuove presenze nei Centri di Ascolto Caritas</strong></p>
<p>Come già segnalato nel precedente Rapporto, le Caritas diocesane continuano a segnalare un progressivo aumento del numero di persone che si presentano ai Centri di Ascolto (CdA) e ai servizi Caritas. Da una rilevazione su un campione di 195 Centri di Ascolto, ubicati presso 15 regioni civili, risulta che nel corso degli ultimi 4 anni (2007‐2010), il numero di persone ascoltate è aumentato del 19,8%. L’aumento più elevato si registra nel Sud Italia (+69,3%). L’aumento di minore intensità si registra invece nei Centri di Ascolto del Nord‐Est (+3,8%).</p>
<p><strong>Alcune caratteristiche generali: </strong><br />
a) al primo posto figurano sempre i problemi di povertà economica, seguiti dai problemi di occupazione, i problemi abitativi e, al quarto posto, i problemi familiari;<br />
b) aumentano gli italiani: rispetto al valore base del 2007, si registra un incremento complessivo pari al 42,5%;<br />
c) i “nuovi poveri”: si tratta di persone che risiedono in dimora stabile, sono in possesso di un lavoro e vivono all’interno di un nucleo familiare. I nuovi poveri sono aumentati del 13,8% in quattro anni, con significative differenze nelle diverse macroregioni italiane. Nel Mezzogiorno l’aumento registrato è addirittura del 74%;<br />
d) le richieste ai Centri di Ascolto: nel corso di 4 anni, è aumentata dell’83,1% la richiesta di coinvolgimento di soggetti esterni (gruppi di volontariato, enti pubblici o privati, persone o famiglie, parrocchie, ecc.). Forte anche l’aumento delle richieste di sussidi economici (+80,8%) e di consulenze professionali (+46,1%). Diminuiscono invece le richieste di sostegno socio‐assistenziale (‐ 38,6%), ma anche quelle di lavoro (‐8,5%);<br />
e) le risposte fornite dalla Caritas: aumenta il coinvolgimento di soggetti terzi (+90%), segnale di una crescente complessità delle situazioni di povertà. Aumenta anche l’erogazione di sussidi economici e di beni primari: rispettivamente, + 70 e + 40,8%.</p>
<p><strong>Cambia il volto della povertà</strong></p>
<p>Il raggio di azione della povertà economica si sta progressivamente allargando, e coinvolge un numero crescente di persone e famiglie tradizionalmente estranee al fenomeno. Per le nuove famiglie povere, la povertà non è sempre cronica, ma rappresenta una situazione episodica del proprio percorso biografico. Non è il prodotto di processi di esclusione sociale irreversibili, ma di un più generale modo di vivere, di una instabilità delle relazioni sociali, di una precarietà che coinvolge il lavoro, le relazioni familiari e l&#8217;insufficienza del sistema di welfare.<br />
Le nuove situazioni di povertà che si affacciano ai Centri coinvolgono pesantemente l’intero nucleo familiare: tutti i membri della famiglia si trovano a vivere, in modi diversi, una condizione di stress e di sofferenza, anche se le donne e le nuove generazioni si trovano a pagare il prezzo più elevato.</p>
<p><strong>Precarietà e lavoro nero: fenomeno crescente, poche risposte</strong></p>
<p>La crisi ha prodotto un notevole incremento dei fenomeni di sottoccupazione e lavoro nero, aggravando una serie di aspetti negativi della flessibilità del lavoro, già segnalati in precedenti edizioni del Rapporto. L’aumento di tali fenomeni è particolarmente evidente in certi settori (ad esempio nell’assistenza agli anziani), e colpisce in prevalenza determinati target sociali, particolarmente vulnerabili: gli immigrati, le donne, i diversamente abili, ecc.</p>
<p><strong>La grave marginalità e il persistere del bisogno materiale</strong></p>
<p>Nel corso degli ultimi 4‐5 anni, sono fortemente aumentate le situazioni di povertà materiale incontrate dalla Caritas: a livello nazionale, nel 2004, il 75% dei problemi si riferiva a bisogni di carattere primario e strutturale (bisogni abitativi, alimentari, economici, sanitari, ecc.). Nel 2010, 6 anni dopo, tale valore raggiunge la quota dell’81,9%, mentre le problematiche post‐materiali (disagio psicologico, dipendenze, conflittualità relazionale, ecc.), scivolano su valori più bassi di incidenza (dal 25 al 18,1%).</p>
<p><strong>Una nuova emergenza abitativa</strong></p>
<p>Nelle biografie delle persone prese in carico dai Centri di Ascolto, il “problema casa” si sta connotando nei termini di vera e propria “emergenza abitativa”, aggravata dalla scarse risposte al problema messe in atto dalle amministrazioni centrali e locali. Tra tutti coloro che si rivolgono alle Caritas, uno su quattro ha gravi problemi abitativi. Nel corso degli ultimi 4 anni, i problemi abitativi sono aumentati del 23,6%.</p>
<p><strong>Le nuove povertà giovanili</strong></p>
<p>Il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto in Italia ha meno di 35 anni; in soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero di giovani è aumentato del 59,6%; il 76,1% dei giovani che chiedono aiuto ai Centri di ascolto, non studia e non lavora (nel 2005, i giovani nella stessa condizione erano risultati pari al 70% del totale.</p>
<p><strong>La “nuova” povertà degli stranieri</strong></p>
<p>In media, il 70% delle persone che si rivolgono ai Centri di Ascolto è straniero. La crisi economica ha colpito duramente gli immigrati, determinando gravi situazioni di impoverimento, di cambiamento/ripensamento dei progetti migratori, di rottura e separazione fisica dei nuclei, di crescente conflittualità familiare e intergenerazionale, ecc. La povertà si diffonde anche nei contesti di vecchia immigrazione, con particolare riguardo alla situazione delle famiglie che sono riuscite a riunificare il proprio nucleo: le nuove esigenze familiari (le spese scolastiche, la necessità di un’abitazione più ampia, ecc.) suscitano nuovi disagi anche in chi è arrivato da molto tempo.</p>
<p><strong>Risposte ecclesiali di contrasto alla povertà e nuovi progetti anti­crisi economica</strong></p>
<p>In base ai dati (riferiti al 2010) del Censimento delle opere sanitarie e sociali ecclesiali in Italia, promosso dalla Consulta ecclesiale nazionale degli organismi socio‐assistenziali, da Caritas Italiana e dall’Ufficio nazionale per la pastorale della sanità della CEI, i servizi ecclesiali di contrasto della povertà economica sono 2.905, pari al 20,4% di tutti i 14.214 servizi censiti. All’interno di tale settore, i “Centri di erogazione di beni primari” rappresentano la forma di servizio più diffusa nel territorio italiano: si tratta di 1936 servizi, pari al 66,6% dei servizi di contrasto della povertà economica (13,6% di tutti i servizi rilevati dal Censimen‐ to). Seguono le mense e l’assistenza residenziale per persone senza dimora.<br />
Accanto a tali servizi “storici”, il monitoraggio permanente delle attività diocesane contro la crisi economica, aggiornato al 18 maggio 2011, evidenzia la presenza di 806 nuove iniziative, attivate nel corso degli ultimi 2‐3 anni, presso 203 diocesi (su un totale di 220 diocesi italiane dove è presente la Caritas). Il dato include solamente le nuove progettualità, sorte negli ultimi tre anni, per sostenere in modo specifico le famiglie e le piccole imprese colpite dalla crisi economica. La precedente rilevazione (giugno 2010), aveva evidenziato la presenza di 577 iniziative, presso 190 diocesi. Spicca la forte crescita dell’impegno ecclesiale: nel corso di un anno, il numero di attività/progetti è aumentato del 39,6%.</p>
<p><strong>Il microcredito per le famiglie</strong></p>
<p>In totale sono 133 le diocesi che hanno attivato un progetto di microcredito socio‐assistenziale per persone o famiglie in difficoltà. Rispetto alle 101 diocesi attive nel microcredito socio assistenziale rilevate nel 2010, nel corso di un anno l’incremento è stato pari a +31,7%. La maggior parte dei progetti è localizza‐ ta al Nord (53). Segue il Sud (41) e il Centro Italia (39 diocesi).</p>
<p><strong>Il microcredito per le imprese</strong></p>
<p>In questo caso, i piccoli prestiti sono rivolti a favore di microimprese in fase d&#8217;avvio o già costituite, a elevato rischio finanziario e con oggettive difficoltà di accesso al credito. In totale, vi sono 70 diocesi che h￼anno attivato progetti di microcredito per imprese. Rispetto al 2010, l’aumento di tale forma di intervento è stato pari a +62,8% (43 diocesi attive nel 2010). Anche in questo caso, è il Nord Italia che vede il maggior numero di diocesi attive: 29 progetti pari al 41,4% del totale.</p>
<p><strong>Fondi di solidarietà</strong></p>
<p>Vi sono poi altri due gruppi di iniziative, che hanno in comune la caratteristiche di “fondo perduto” dell’intervento economico. Un primo esempio è costituito dai Fondi diocesani di solidarietà o di emergenza (secondo le varie denominazioni), istituti in segno di solidarietà tangibile nei confronti dei nuclei familiari colpiti dalla crisi economica. Nel complesso, vi sono 131 diocesi che hanno attivato dei Fondi diocesani di emergenza. Rispetto alle 108 diocesi rilevate nel 2010, si assiste ad un aumento del 21,3% di tale forma di intervento. Dal punto di vista della distribuzione territoriale, si riscontra una predominanza del Sud Italia, con 46 diocesi coinvolte (35,1%), seguito dal Nord Italia (43 diocesi, pari al 32,8%).</p>
<p><strong>Carte, botteghe e altri progetti innovativi</strong></p>
<p>Vi sono infine ulteriori blocchi di attività, di carattere più specifico e innovativo, che riguardano, nell’ordine, la creazione di botteghe/empori solidali, l’allestimento di carte magnetiche di spesa, gli sportelli/progetti di inserimento/orientamento lavorativo e i progetti di sostegno al disagio abitativo. Empori e/o progetti di carte acquisto sono presenti in 63 diocesi. Rispetto alle 47 diocesi rilevate nel 2009, l’aumento è stato pari al 34%. Servizi specifici di orientamento al lavoro sono segnalati presso 120 diocesi (89 nel 2010), mentre vi sono 55 diocesi che hanno avviato specifici progetti di “consulenza casa” (stesso numero dell’anno precedente).</p>
<p><strong>La mensa dei poveri: antica e nuova risposta al bisogno alimentare</strong></p>
<p>Al primo gennaio 2010, erano presenti in Italia 449 mense socio‐assistenziali (Quarto censimento, Consulta ecclesiale degli organismi socio‐assistenziali). Nelle regioni del Nord Italia, nel complesso, sono presenti 164 mense, divise equamente tra il Nord‐Ovest (82 mense) e il Nord‐Est (82 mense). Nel Sud Italia sono presenti 119 mense, pari al 26,5% del totale. Nelle Isole le mense sono 58 (12,9%). Nel Centro Italia sono 108 (24,1%). La presenza di convenzioni con l’ente pubblico riguarda 56 mense, pari al 17,5% del totale. Poco meno di due mense su 10 sono cofinanziate dal sistema pubblico di welfare.<br />
Il volume di risorse umane che ruota attorno alle mense è pari a 21.832 persone. Di queste, il numero maggiore è costituito da volontari laici, pari a 20.467 unità (93,7%). Seguono i volontari religiosi (720 persone, pari al 3,3% del totale degli operatori). In totale, le mense presenti in Italia hanno erogato nel corso del 2009 circa 6 milioni di pasti, per una media di 16.514 pasti al giorno.</p>
<p><strong>Povertà e vulnerabilità economica degli immigrati</strong></p>
<p>Secondo il parere di un campione di operatori Caritas, emerge una situazione di forte disagio per gli stranieri da soli in Italia, di sesso maschile, di età compresa tra 25 e 44 anni; le principali voci di bisogno degli stranieri che si rivolgono alla Caritas si riferiscono a problemi occupazionali (66,4%) e a situazioni di povertà economica (62,5%); rilevanti i problemi abitativi, che riguardano il 24,7% degli stranieri (21,6% degli italiani); da segnalare poi la presenza di vari problemi legati al percorso migratorio, di cui i principali sono la condizione giuridica (11,3%) e le difficoltà con la lingua italiana (12,0%).</p>
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		<title>&#8220;Mai più sole&#8221;, domani il convegno dell&#8217;Anfaa a Roma</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 09:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anfaa]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1208" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/06/famiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-1208" title="famiglia" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/06/famiglia-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">Foto Annetta - so busy right now @_@ (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA</strong>. &#8220;<em><strong>Mai più sole: le esigenze e i diritti delle gestanti e madri con gravi difficoltà personali e familiari e dei loro nati. La prevenzione degli abbandoni e degli infanticidi</strong></em>&#8221; è il titolo del convegno che si terrà domani a Roma dalle  9,30 alle 16 presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati organizzato dall&#8217;Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie).<span id="more-5239"></span> Il convegno prende le mosse dalla considerazione che ci sono gestanti che vivono situazioni di grave emarginazione, sovente giovani o giovanissime, che necessitano prima, durante e dopo il parto di interventi non solo sanitari, a livello consultoriale o ospedaliero, ma anche socio-assistenziali: esse possono trovarsi in gravi emergenze (ad esempio perdita o mancanza del lavoro e/o  della casa e/o di reddito sufficiente per vivere) e avere bisogno di accoglienza (in comunità, presso famiglie, in appartamenti protetti) o di sussidi economici.</p>
<p>Molte di loro decidono di riconoscere il loro nato, di prendersene cura anche rivolgendosi ai servizi socio- assistenziali del proprio territorio per chiedere i sostegni di cui necessitano, ma non sempre li ottengono, in particolare quelle extracomunitarie senza permesso di soggiorno.</p>
<p>Ci sono poi anche altre donne che sono invece incerte, non sanno che cosa fare del bambino che nascerà, se riconoscerlo o meno, oppure hanno già deciso di non riconoscerlo, avvalendosi del diritto alla segretezza del parto: in questi casi, anche in base alle esperienze finora realizzate (v. al riguardo anche la sintesi del convegno “Il diritto di tutti i bambini fin dalla nascita e la prevenzione dell’abbandono”, tenutosi a Torino il 21 ottobre 2005, pubblicata sul n. 153 bis, 2006 di Prospettive assistenziali) occorre dare alla gestante la possibilità anticipata di riflettere, di verificarsi e di decidere con serenità ed autonomia, fornendo le informazioni necessarie sugli aiuti cui ha diritto sia se provvede a riconoscere il proprio nato, sia se decide di partorire in anonimato.</p>
<p>La riservatezza è un elemento fondamentale da tutelare per garantire la vita del nascituro e per rassicurare le donne interessate sul loro effettivo diritto alla segretezza del parto.</p>
<p>Nel corso del convegno verranno approfondite tematiche quali  la legislazione vigente in materia di gestanti e madri con gravi difficoltà personali e familiari e dei loro nati; le esigenze affettive dei bambini e gli interventi necessari per assicurare consapevoli riconoscimenti e non riconoscimenti;  il sostegno psico-sociale alle partorienti in gravi difficoltà e la collaborazione dei servizi territoriali con quelli ospedalieri; le scelte delle istituzioni per garantire idonei interventi alle gestanti, alle madri e ai loro nati ed il rispetto del diritto alla segretezza del parto. I lavori saranno aperti dalla presidente di Anfaa <strong>Donata Micucci </strong>e la tavola rotonda pomeridiana verrà coordinata dalla consigliera nazionale Anfaa <strong>Frida Tonizzo</strong>. Per scaricare il programma clicca <a href="http://www.anfaa.it/uploads/media/invito_Convegno_11_ottobre.pdf">qua</a>.</p>
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		<title>Istat lancia l&#8217;allarme povertà</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 15:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4245" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/07/poverta.jpg"><img class="size-medium wp-image-4245" title="poverta" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/07/poverta-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. fulzio rossi (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> In Italia le persone relativamente povere sono <strong>8 milioni 272 mila</strong>. Il 13,8% dell&#8217;intera popolazione. Lo comunica l&#8217;Istat spiegando che nel 2010 sono 2 milioni 734 mila le famiglie in condizione di povertà relativa (l&#8217;11% delle famiglie residenti). L&#8217;Istat spiega che si tratta di quelle famiglie che sono al di sotto della linea di povertà. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona nel Paese, che nel 2010 è risultata di 992,46 euro (+1% rispetto al valore della soglia nel 2009). Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore vengono  classificate come povere. <span id="more-4244"></span></p>
<p>Il dato, secondo l’istituto di statistica, è “sostanzialmente stabile”. Segnali di peggioramento si osservano, tuttavia, tra le famiglie di cinque o più componenti (dal 24,9% al 29,9%), in particolare nel Centro (dal 16,1% al 26,1%), tra quelle con membri aggregati (dal 18,2% al 23%) e di monogenitori (dall’11,8% al 14,1%); nel Mezzogiorno peggiora la condizione delle famiglie con tre o più figli minori (dal 36,7% al 47,3%).</p>
<p>Non solo. La povertà aumenta tra le famiglie con persona di riferimento lavoratore autonomo (dal 6,2% al 7,8%) o con un titolo di studio medio-alto (dal 4,8% al 5,6%), a seguito del peggioramento osservato nel Mezzogiorno (dal 14,3% al 19,2% e dal 10,7% al 13,9% rispettivamente), dove l’aumento è particolarmente marcato se si tratta di un lavoratore in proprio (dal 18,8% al 23,6%).</p>
<p>Peggiora anche la condizione delle famiglie di ritirati dal lavoro in cui almeno un componente non ha mai lavorato e non cerca lavoro: essenzialmente, si tratta di coppie di anziani con un solo reddito da pensione (dal 13,7% al 17,1%).</p>
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		<title>Manovra economica: si profila uno scenario drammatico</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 10:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Mangano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4220" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/07/michelemangano.jpg"><img class="size-medium wp-image-4220" title="michelemangano" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/07/michelemangano-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Mangano a Villaggio Solidale</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Questa manovra finanziaria non solo è iniqua, è sbagliata, ha una forte natura recessiva, colpisce i più deboli, i più fragili e risparmia i privilegi dei più forti e delle caste, prima fra tutte quella della politica. Sul Titanic che rischia affondare ci saranno solo le famiglie, gli anziani, i pensionati, i giovani. Sulle scialuppe di salvataggio al sicuro, sono già saliti quelli della prima classe, la casta di una politica corrotta e collusa che per l’ennesima volta impone a tutti gli altri di fare sacrifici e salva se stessa, spudoratamente senza ritegno. <span id="more-4219"></span></p>
<p>E’ proprio questo l’aspetto più disgustoso di questa Manovra, i tagli ai costi della politica limitati ad un ridicolo 8 milioni di euro, neanche il solletico. Una beffa sulla pelle dei  milioni di cittadini a cui si chiede di portare la croce. E non ci dicano che pecchiamo di demagogia e antipolitica, questa volta non ci stiamo.</p>
<p>Questo Governo non più credibile -oggi piegato da richieste d’arresto per  gravissimi scandali di corruzione e sospette collusioni mafiose-  ha prodotto un provvedimento che colpirà pesantemente le fasce di popolazione già duramente appesantite dalla crisi in atto, gli anziani, i pensionati, le famiglie, i disabili.</p>
<p>Cittadini che saranno costretti a dure rinunce sulla salute, sui consumi, sulla propria vita ed il proprio futuro. Che dovranno fare i conti con le riduzioni o peggio le cancellazioni dei servizi sociali a seguito del nuovo pesante taglio di 9 miliardi di euro imposto alle Regioni e agli Enti Locali. Lo scenario che si profila non lascia dubbi, è drammatico.</p>
<p>C’è inoltre  il rischio reale che sulle spalle del volontariato, in particolare quello esercitato al servizio della persona, si scarichino sempre di più  ruoli sostitutivi  e di totale supplenza. Un arretramento   che non condividiamo.</p>
<p><em><strong>(Michele Mangano &#8211; Presidente nazionale Auser)</strong></em></p>
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