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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Immigrazione</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>La boutade di Grillo in soccorso delle proposte di legge sulla cittadinanza</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulio Sensi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6294" class="wp-caption alignleft" style="width: 296px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/2012/01/25/la-boutade-di-grillo-in-soccorso-delle-proposte-di-legge-sulla-cittadinanza/grillo/" rel="attachment wp-att-6294"><img class="size-full wp-image-6294" title="grillo" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2012/01/grillo.jpg" alt="" width="286" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">Beppe Grillo</p></div>
<p><strong>ROMA</strong>. L&#8217;ultima uscita di <strong>Beppe Grillo</strong> sulla cittadinanza ai figli degli immigrati residenti in Italia ha raggiunto uno degli obiettivi della campagna che la propugna: parlarne il più possibile. Considerando il numero sempre più massiccio di nemici che l&#8217;ex comico si è fatto negli ultimi anni, sicuramente la sua uscita ha aggregato molto consenso intorno alla campagna stessa. Lo ha fatto forse inconsapevolmente, senza tenere conto che dietro alla campagna ci sono forze associative e politiche impegnate da anni nella promozione dei diritti di cittadinanza. Molta parte di quell&#8217;Italia &#8220;sana&#8221; che fino a pochi anni fa lui stesso favoriva e sosteneva. &#8220;<a href="http://www.litaliasonoanchio.it/">L&#8217;Italia sono anch&#8217;io</a>&#8221; è il nome della campagna che si sta radicando sempre di più e trovando sostegni importanti fra cui l&#8217;appello giunto qualche settimana fa dal Capo dello Stato <strong>Giorgio Napolitano</strong>. <span id="more-6293"></span>L&#8217;ex comico genovese ha scritto queste parole: &#8220;<em>La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall&#8217;altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della &#8220;liberalizzazione&#8221; delle nascite&#8221;</em>.</p>
<p>Che lo abbia fatto per ignoranza del tema, perchè è propriamente convinto che sia un errore, o per difendere i &#8220;grillini&#8221; bolognesi che non hanno votato la proposta in consiglio comunale non fa differenza: ancora una volta Grillo sta facendo parlare di sé sul tema dell&#8217;immigrazione che lo ha sempre contraddistinto per posizioni quanto meno ambigue. Un autogol comunque troppo esaltato, ma che sicuramente sta giovando alla campagna. La quale sta prendendo piede anche in sede politica.</p>
<p>“<em>Con la relazione del ministro Riccardi in commissione affari Costituzionali si può aprire in Italia una pagina nuova: dall’immigrazione vista esclusivamente come emergenza e pericolo, si passa finalmente a lavorare per l’integrazione. Di questo processo, la cittadinanza ai minori figli di genitori stranieri rappresenta l’architrave: questi ragazzi sono i veri mediatori culturali dell’Italia di oggi</em>”, ha detto Andrea Sarubbi (Pd), primo firmatario del testo di riforma bipartisan sulla cittadinanza.</p>
<p>Il quale non manca l&#8217;occasione di attaccare Grillo.</p>
<p>“<em>Sullo ius soli si possono avere opinioni diverse, ma le argomentazioni con cui Beppe Grillo liquida sul suo blog il problema della cittadinanza ai figli degli immigrati non sono degne di una risposta a 5 stelle</em>”, ha detto Sarubbi.</p>
<p>“<em>Grillo è abituato a ragionare per paradossi, e può darsi che agli italiani ipnotizzati dall’antipolitica i paradossi siano sufficienti. Ma il paradosso vero</em>  -ha proseguito Sarubbi- <em>è che un milione di italiani di fatto non lo siano per la legge: bambini e ragazzi nati e cresciuti qui, con una storia diversa da quella dei propri genitori e con un compito fondamentale di mediazione culturale anche rispetto alla propria famiglia di origine. Può darsi che Grillo, dall’alto della sua tastiera, non ne abbia mai incrociato uno. Può darsi, insomma, che ignori l’argomento. Per questo lo invito ad un confronto aperto sulla riforma della cittadinanza. Luogo e data li scelga lui. Io mi accontento di portare con me una proposta di legge, qualche idea e soprattutto le storie dei tanti ragazzi incontrati in questi anni</em>”.</p>
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		<title>Immigrazione: accesso negato per le organizzazioni umanitarie a 150 migranti sbarcati a Bari</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 09:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5466" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/ilriccio/158600717"><img class="size-medium wp-image-5466" title="bari" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/10/bari-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">ph. * RICCIO (cc flickr)</p></div>
<p><strong>BARI.</strong> Save the Children, l&#8217;Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) -che dal 2006 operano come partner nell’ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell’Interno- esprimono la propria viva preoccupazione per non aver potuto incontrare i 150 migranti sbarcati a Bari dopo essere stati intercettati a largo delle coste pugliesi. <span id="more-5465"></span></p>
<p><em>&#8220;Di questi</em> -scrivono le Ong-  <em>71 sono stati rimpatriati senza alcun contatto con le organizzazioni partner, le quali avevano richiesto di poter incontrare i migranti a conclusione delle attività ispettive e di identificazione, prima che fossero adottati provvedimenti sul loro status giuridico ed eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano&#8221;</em>.</p>
<p>Tale richiesta era finalizzata all’individuazione di soggetti particolarmente vulnerabili, come minori erroneamente riconosciuti maggiorenni o richiedenti protezione internazionale.</p>
<p><em>&#8220;La situazione</em> -si legge in un comunicato- <em>risulta inoltre particolarmente grave considerando che, in base alle testimonianze rese da cinque migranti non rimpatriati e trasferiti nel Cie di Bari, la quasi totalità del gruppo sembrerebbe appartenere alla minoranza copta. Non è la prima volta che accadono episodi di questo genere. Nel corso dell’ultimo anno, alle organizzazioni del progetto Praesidium è stato sistematicamente negato l’accesso ai migranti provenienti dall’Egitto che sbarcano in Puglia, Calabria e Sicilia. In tali casi il divieto è stato motivato con esigenze legate alle indagini e alle procedure d’identificazione. Di fatto però, l’accesso non è mai stato consentito neanche a conclusione delle suddette attività. Tali esigenze non sono invece mai state sollevate a Lampedusa dove, nel corso dell’anno, sono stati registrati oltre 50.000 arrivi&#8221;.</em></p>
<p>L’Unhcr, l’Oim, e Save the Children operano in Puglia nell’ambito del progetto Praesidium, con l’obiettivo di fornire informazioni e orientamento a coloro che arrivano via mare, individuare gruppi vulnerabili quali richiedenti asilo, minori non accompagnati e vittime di tratta e di rafforzare le capacità di accoglienza. <em>&#8220;Il mancato accesso ai 150 migranti</em> -dicono- <em>risulta quindi non conforme alle modalità operative dello stesso progetto. In cinque anni di attuazione, il progetto Praesidium ha contribuito ad una gestione trasparente dell’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo giunti in Italia attraverso il Mediterraneo&#8221;.</em></p>
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		<title>&#8220;Brutti, sporchi e cattivi&#8221;. L’inganno mediatico sull’immigrazione</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 11:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5389" class="wp-caption alignleft" style="width: 207px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/10/bruttisporchicattivi.jpg"><img class="size-medium wp-image-5389" title="bruttisporchicattivi" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/10/bruttisporchicattivi-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Brutti, sporchi e cattivi</p></div>
<p>&#8220;Brutti, sporchi e cattivi&#8221;. Questo è il titolo del nuovo libro di <strong>Giulio Di Luzio</strong>. Lui, antimilitarista e obiettore di coscienza nella Caritas Italiana, dopo anni di precariato giornalistico per <em>il manifesto</em> ha collaborato con <em>La Repubblica</em> e <em>Liberazione</em>. Ora scrive sul <em>Corriere del Mezzogiorno</em> e in questo libro indaga sul ruolo dei media nella costruzione della figura dell’immigrato, generalmente negativo, nell’immaginario collettivo, un ruolo spesso affidato a &#8216;maitre à penser0 di casa nostra corteggiati dalla classe politica. <span id="more-5388"></span></p>
<p>Con semplificazioni artificiose e categorie etnocentriche, che si dilatano e rimodellano secondo i tempi e le geografie, determinano l’architettura mediatica che soprattutto il piccolo schermo erige come fortezze nelle case degli italiani, delineando ipotetiche invasioni, che ridurrebbero i nostri spazi vitali da parte di migranti sempre e solo chiamati clandestini, secondo una vulgata linguistica e giornalistica, che non riconosce loro altro status, migrante, immigrato, irregolare, richiedente asilo, profugo politico, rifugiato.</p>
<p>La semplificazione mediatica extracomunitario-clandestino-criminale, anche per chi perda il lavoro o non sia in possesso di soli documenti, si spoglia di qualsiasi legame razionale e scientifico per diviene un copione mediatico dato in pasto ad un’opinione pubblica ignara e tenuta a digiuno, che non può che invocare scelte di ordine pubblico. Un terrore instillato quotidianamente, capace di condizionare la percezione stessa del fenomeno e l’orizzonte culturale di ognuno di noi, soprattutto in assenza di retroterra di conoscenze ed esperienze dirette  in materia.</p>
<p>Attraverso clichés narrativi generosamente veicolati dai media viene fuori un’immagine del migrante, sostiene l’Autore, distante anni luce da quella che risulta negli ambienti scientifici, dalla ricerca sul campo, dai rapporti diretti con comunità di stranieri in Italia. Ma la realtà scientifica conta poco, valgono di più le verità confezionate nelle redazioni per drogare lettori e spettatori:  la posta in gioco non è la credibilità scientifica ma la preziosa merce del consenso. Gran parte della stampa italiana ha acquisito un ruolo centrale nella definizione del clima di sospetto e diffidenza verso i nuovi arrivati, quando non addirittura di aperta xenofobia, alimentata da quella parte dei media, che vi si è dichiarata esplicitamente ostile. Qualcosa che i meridionali migrati a Torino o Milano negli anni Sessanta ben ricordano, quando erano sbattuti in prima pagina dai quotidiani come calabresi, pugliesi o siciliani. Come ieri per tanti di noi, i luoghi comuni e la ricerca di capri espiatori si rinnovano con nuove vesti ed oggi anche l’immigrato perde identità, diventando semplicemente un extracomunitario.</p>
<p>Di Luzio insomma si lancia in un coraggioso lavoro di ripristino della verità storica e denuncia di una cronaca livida e onnipotente, riportando alla memoria recenti avvenimenti, che hanno rappresentato pagine poco dignitose per l’informazione del nostro Paese. Un’intervista a <strong>Laura Boldrini</strong>, portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite e un intervento di <strong>Oliviero Forti</strong>, responsabile dell’Ufficio Immigrazione della Caritas Italiana, completano il lavoro.</p>
<p>Prima di &#8220;Brutti, sporchi e cattivi&#8221;, Di Luzio ha scritto &#8220;I fantasmi dell&#8217;Enichem&#8221; (2003, Baldini Castoldi Dalai),&#8221;A un passo dal sogno &#8211; Gli avvenimenti che hanno cambiato la storia dell&#8217;immigrazione in Italia&#8221; (2006-2008, Besa Editrice), &#8220;Il disubbidiente &#8211; Il poliziotto che salvò gli ebrei&#8221; (2008, Mursia Gruppo Editoriale).</p>
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		<title>Il volontariato toscano che favorisce l&#8217;inclusione</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 08:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Testa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4985" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/colloca.jpg"><img class="size-medium wp-image-4985" title="colloca" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/colloca-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo Colloca</p></div>
<p><strong>MONTECATINI TERME.</strong> E&#8217; dal 2005 che il Cesvot collabora con l&#8217;Università di Firenze sui temi dell&#8217;immigrazione, dell&#8217;integrazione e dei diritti di cittadinanza. <em>&#8220;Il mondo del volontariato, che definiamo associazionismo per gli immigrati</em> -spiega <strong>Carlo Colloca</strong> dell&#8217;Università di Firenze- <em>si deve misurare con l&#8217;associazionismo di immigrati. Nel progetto di ricerca, il nostro interesse è di lavorare su una dimensione cognitiva e organizzativa&#8221;</em>. L&#8217;indagine tiene conto dei rapporti che si muovono in un &#8216;triangolo&#8217; composto dal volontariato, dalle istituzioni e e dal mondo della ricerca. <span id="more-4983"></span></p>
<p><em>&#8220;La questione dell&#8217;immigrazione, in Toscana, si confronta su questo campo&#8221; </em>prosegue Colloca, che parla dello sviluppo di un welfare multiculturale e di una governance aperta e globale sulla quale tracciare lo sviluppo delle politiche locali di inclusione.</p>
<p><em>&#8220;Non avendo una politica nazionale sui processi migratori, siamo spesso costretti a rispondere alle emergenze. Ci troviamo quindi di fronte a un localismo dei diritti&#8221;</em> aggiunge Colloca intervenendo al seminario &#8220;Volontariato e politiche di welfare in Toscana&#8221; promosso da Cesvot.</p>
<p>Ma perché il tema della governance assume un ruolo centrale?<em> &#8220;E&#8217; significativo perché il migrante di oggi non è costretto a un&#8217;assimilazione forzata&#8221;</em> spiega Colloca. <em>&#8220;Lo straniero tiene vivo il rapporto col paese di origine pur mantenendo spiccata la multiculturalità. La formula non è legata al patriottismo nazionalistico, bensì su quello costituzionale basato non solo su identità e valori, ma sulla condivisione di principi e norme astratte. Così la cultura democratica si può confrontare col problema della transnazionalità&#8221;.</em></p>
<p>Insomma, nel processo di sperimentazione delle nuove pratiche comunitarie, il volontariato si inserisce per favorire <em>&#8220;processi di democrazia partecipativa attorno al quale costruire&#8221;.</em> In conclusione Colloca cita una frase del cardinale <strong>Carlo Maria Martini</strong>: <em>&#8220;chi è orfano nella casa dei diritti, difficilmente sarà figlio nella casa dei doveri&#8221;.</em> Perché <em>&#8220;se non ci attrezziamo per ampliare i diritti nell&#8217;attesa che questo avvenga a livello centrale -chiude Colloca- rischiamo davvero di generare nuovi orfani&#8221;</em>.</p>
<p>Della consequenzialità fra diritti e doveri parla anche <strong>Gianluca Mengozzi</strong>, presidente di Arci Toscana.<em> &#8220;Anche in Toscana</em> -aggiunge- <em>i fenomeni migratori scontano la difficoltà di non vedere adeguatamente &#8216;raccontato&#8217; il vasto intreccio col mondo del volontariato&#8221;</em>. Mengozzi stabilisce alcune priorità. E nel farlo si rivolge proprio al mondo del volontariato: <em>&#8220;le nostre associazioni -dice- dovrebbero facilitare l&#8217;ingresso dei migranti nel sistema dirigente&#8221;.</em></p>
<p>Infine una provocazione è stata lanciata dall&#8217;associazione Ireos di Firenze, che tocca i problemi relativi all&#8217;esclusione legata alle tendenze sessuali.<em> &#8220;Abbiamo seguito un ragazzo palestinese scappato dalla sua terra perché omosessuale. Non è stato accettato. E anche un&#8217;algerina con figli e un divorzio alle spalle. Finalmente libera</em> -racconta un rappresentante dell&#8217;associazione &#8211; <em>desiderava vivere liberamente il proprio desiderio sessuale. In questo caso parliamo di multiculturalità o trans-cultura?&#8221;.</em> Colloca prova a rispondere. Ma il concetto è chiaro: la priorità è il rispetto dell&#8217;individuo.<em> &#8220;Qua tocchiamo la sfera dei caratteri individuali&#8221;</em>, aggiunge Colloca. <em>&#8220;I servizi che devono pensare soprattutto all&#8217;individuo. Non dobbiamo fermarci alla cognizione della diversità&#8221;.</em></p>
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		<title>Ad Avellino i &#8220;Cantieri di partecipazione inclusiva&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 08:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[AVELLINO. Entra nel vivo il programma della manifestazione &#8220;Cantieri di partecipazione inclusiva&#8221;. L’appuntamento, promosso dall&#8217;associazione Don Tonino Bello, vuole essere un momento di confronto, analisi, ma soprattutto contrasto ad ogni forma di discriminazione sociale. Volti, storie, ma soprattutto sfide di chi ormai con mille difficoltà è divenuto parte integrante della nostra società. I temi affrontati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4894" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/dontoninobello.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4894" title="dontoninobello" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/dontoninobello-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Don Tonino Bello</p></div>
<p><strong>AVELLINO.</strong> Entra nel vivo il programma della manifestazione<em> &#8220;Cantieri di partecipazione inclusiva&#8221;</em>. L’appuntamento, promosso dall&#8217;associazione <strong>Don Tonino Bello</strong>, vuole essere un momento di confronto, analisi, ma soprattutto contrasto ad ogni forma di discriminazione sociale. Volti, storie, ma soprattutto sfide di chi ormai con mille difficoltà è divenuto parte integrante della nostra società. <span id="more-4893"></span></p>
<p>I temi affrontati quest&#8217;anno sono immigrazione, la condizione dei rifugiati, alcolismo e omofobia. Il tutto contornato dal Memorial Ramondino, torneo di calcio composto da 16 squadre contro la discriminazione che si è svolto il 20 e 21 settembre presso il Country sport di Avellino. Alle 17.20 di oggi, giovedì 22, in programma il convegno conclusivo <em>&#8220;Storie, volti e sfide dell&#8217;integrazione&#8221;</em> (presso il centro sociale Samanha della Porta via Morelli e Silvati di Avellino).</p>
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		<title>Nelle cronache di Storni l&#8217;Italia dei senza voce</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 07:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristiana Guccinelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Inchiesta]]></category>

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		<description><![CDATA[FIRENZE. A prima vista il nuovo libro di Jacopo Storni “Sparategli. Nuovi schiavi d’Italia” potrebbe sembrare un testo che va ad aggiungersi ai molti che, nella saggistica o nel reportage, hanno raccontato storie di vita difficili, emarginate, sfortunate ed infelici. E invece, grazie anche ad un rigoroso giornalismo sociale, lo Storni ricompone la vita delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4728" class="wp-caption alignleft" style="width: 232px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/sparategli-copertina_large.jpg"><img class="size-medium wp-image-4728" title="Sparategli_copertina_303,9x210" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/sparategli-copertina_large-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro &quot;Sparategli!&quot;</p></div>
<p><strong>FIRENZE</strong>. A prima vista il nuovo libro di <strong>Jacopo Storni</strong> “<strong>Sparategli. Nuovi schiavi d’Italia</strong>” potrebbe sembrare un testo che va ad aggiungersi ai molti che, nella saggistica o nel reportage, hanno raccontato storie di vita difficili, emarginate, sfortunate ed infelici.<br />
E invece, grazie anche ad un rigoroso giornalismo sociale, lo Storni ricompone la vita delle persone e, in questo meticoloso ed appassionato viaggio di conoscenza, ricuce identità e culture di origine. Persone che ritrovano “la messa a fuoco” della loro esistenza e popoli che finalmente vengono narrati.<span id="more-4727"></span><em>“Benvenuti in provincia di Latina. Benvenuti tra zucche e insalata, cavoli e fiori di zucca, cocomeri e kiwi …..raccolti da una moltitudine di sikh, gli indiani discepoli di Guru Nanak. Spiritualissimi …. Vengono dal Punjab… per sfuggire all’instabilità politica e… alla crisi economica</em>”.</p>
<p>Si, sono arrivati in oltre ventimila da quella regione a nord ovest dell’India per cercare fortuna in Occidente. E qui, da noi, in questi nostri campi, lavorano quattordici ore al giorno, chiamando padrone chi li ingaggia e chi pretende, al suo cospetto, tre passi indietro. Guadagnano non più di tre euro l’ora e sono appellati con le parole dell’ignoranza: “Bin Laden”, “terroristi”, “musulmani”.</p>
<p>Ma loro pregano “<em>nella loro cattedrale indiana nella pancia del Lazio… non protestano, non si lamentano.Ingoiano sofferenza, fagocitano ogni oppressione. Instancabili, dedicano anima e corpo alla professione. E’ l’essenza della loro cultura…. fondata sul lavoro, attraverso la quale passa l’elevazione dell’anima</em>”.</p>
<p>E l’elevazione della nostra anima da cosa passa? L’autore implica il suo lettore, sempre. E raggiunge il suo scopo “civile” e narrativo perché argomenta, denuncia ed informa, ma soprattutto perché intrattiene con una intensa capacità descrittiva. E, come succede in letteratura, queste storie diventano una storia. La storia di un viaggio durato più di un anno.</p>
<p>Nella vicenda narrata nessuno è escluso: i politici, la gente comune, la malavita, le donne e gli uomini d’Italia e di altre terre.<br />
Niente è trascurato, i profumi del cibo e gli odori brutti della miseria; con la grazia e la forza di parole che hanno ancora un senso e con la maestria di un disegnatore, Jacopo Storni ri-crea per noi mondi che probabilmente non vedremo mai se non rattrappiti nelle cronache quotidiane o nelle strumentalità del dialogo politico.</p>
<p>“<em>L’Italia è avvolta da un alone di freddo polare</em>” dice l’autore incontrando Gazim in una gelida giornata fiorentina.</p>
<p>Questa storia è anche la nostra storia.</p>
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