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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Intersos</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Yemen: rifugiati in trappola fra gli scontri</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 14:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Intersos]]></category>
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		<description><![CDATA[SANA&#8217;A (Yemen). Scappare dal proprio paese in guerra, lasciare dietro le spalle fame, violenza, morte e disperazione e cercare un&#8217;alternativa all&#8217;incubo. Questo spinge migliaia di somali ad affrontare i rischi del golfo di Aden, partendo sun piccolissimi e instabili scafi, esponendosi al pericolo del mare, ai trafficanti, e a ogni abuso pur di andarsene. Lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3770" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/yemen.jpg"><img class="size-medium wp-image-3770" title="Yemen nightlife" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/yemen-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Spree2010 (cc flickr)</p></div>
<p><strong>SANA&#8217;A (Yemen).</strong> Scappare dal proprio paese in guerra, lasciare dietro le spalle fame, violenza, morte e disperazione e cercare un&#8217;alternativa all&#8217;incubo. Questo spinge migliaia di somali ad affrontare i rischi del golfo di Aden, partendo sun piccolissimi e instabili scafi, esponendosi al pericolo del mare, ai trafficanti, e a ogni abuso pur di andarsene. Lo Yemen è il punto di approdo. Molti non hanno denaro e forze per proseguire verso paesi più ricchi e rimangono qui, almeno per un po&#8217;. Confortati dalla generosita di un paese che riconosce loro il diritto di essere rifugiati. Oltre ai somali, sulle spiagge yemenite approdano ogni settimana persone dall&#8217;Etiopia e dall&#8217;Eritrea. Oggi però lo Yemen si sta trasformando in un nuovo incubo. Migliaia di rifugiati e migranti si trovano intrappolati negli scontri tra governo e opposizione, alcuni sono riusciti a scappare dai quartieri di Sana&#8217;a sotto i colpi dell&#8217;artiglieria, rivivendo quel che speravano di aver lasciato alle spalle. Come se la violenza li inseguisse, e le vie di uscita fossero chiuse.<span id="more-3769"></span></p>
<p><em>&#8220;Abbiamo trovato soluzioni per diverse famiglie, in particolare quelle con maggiori difficoltà, come quelle con persone disabili. Non era possibile lasciarle nei centri che sono stati letteralmente invasi dalle persone in fuga e quindi siamo riusciti a trasferirli in abitazioni sicure, fuori dal caos&#8221;</em>, racconta <strong>Valentina Pieretto</strong> da Sana&#8217;a. Valentina è responsabile per le attivita di protezione dei rifugiati e dei migranti che Intersos conduce nella capitale yemenita. <em>&#8220;Ogni giorno il nostro lavoro diventa piu difficile. La citta e sotto pressione da molti mesi, gli scontri sono sempre piu intensi e spesso ci impediscono di muoverci. I posti di blocco aumentano, e sono armati sempre piu pesantemente. Spesso non ci lasciano passare e dobbiamo trovare strade alternative o aspettare. Manca la corrente elettrica, l&#8217;acqua e il carburante. Le stazioni di servizio della citta hanno file lunghissime e persino li la situazione è tesa e non è raro vedere o sentire di tafferugli e sparatorie per liti attorno ad una pompa di benzina&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Nella citta di Aden la situazione è relativamente tranquilla, ma gli scontri maggiori sono a meno di 80 chilometri dalla citta. Noi qui riceviamo molti sfollati, che per ora trovano una sistemazione nelle scuole chiuse per la pausa estiva&#8221;</em>, racconta <strong>Andrea Contenta</strong>, responsabile per il programma al sud del paese.<em> &#8220;Per ora la straordinaria risposta della comunita di Aden che aiuta gli sfollati con cibo, e beni di prima necessita, ci aiuta molto, purtroppo però sappiamo che moltissime abitazioni sono state distrutte e che quando termineranno gli scontri iniziera una difficile fase di rientro&#8221;</em>.</p>
<p>Molte ambasciate hanno chiuso i battenti, e nel paese è rimasto solo il personale essenziale delle organizzazioni internazionali e non governative. Questo rallenta molto la capacita di risposta all&#8217;emergenza, pertanto Intersos ha scelto di mantenere una squadra numerosa. <em>&#8220;Siamo operatori umanitari, il nostro obiettivo è alleviare le sofferenze delle vittime delle violenze, ma per farlo seguiamo regole di sicurezza molto rigide&#8221;</em>, continua <strong>Andrea da Aden</strong>. <em>&#8220;Cerchiamo di portare l&#8217;aiuto umanitario dove è necessario trovando modi che garantiscano l&#8217;incolumita del personale internazionale, di quello yemenita e delle persone che assistiamo. Questo ci complica molto il lavoro, e sappiamo che se accadesse qualcosa dovremmo ridurre ancor piu la nostra squadra, e raggiungeremmo meno persone con il nostro aiuto. Al nostro lavoro quindi si è aggiunto questa difficile ricerca dell&#8217;equilibrio migliore&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Abbiamo una lunga esperienza in contesti difficili come il Darfur in Sudan, la Siria, l&#8217;Iraq&#8221;</em>,  sottolinea <strong>Marcelo Garcia</strong>, coordinatore per il programma in Africa di Intersos.<em> &#8220;Questa esperienza è fondamentale per capire la situazione in Yemen oggi. Grazie alla combinazione di esperienza e regole riusciamo a garantire aiuto umanitario a oltre 200mila persone anche nelle attuali condizioni di questo paese&#8221;</em>.</p>
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		<title>Sudan: 40mile persone in fuga dalle violenze</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 12:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Intersos]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>

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		<description><![CDATA[ABYEI (Sudan). Turalei, Wunrock e Mayan Abun. Quetsi i centri dove si registrano massicci arrivi degli sfollati. Sono i villaggi dove sta operando il team d’emergenza di Intersos, partito dalle basi già operative nel Sud Sudan, che sta portando soccorso nelle area di crisi intorno ad Abyei. Esperti psicosociali stanno conducendo a Turalei colloqui di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3489" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/sudan.jpg"><img class="size-medium wp-image-3489" title="sudan" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/sudan-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ph. ENOUGH Project (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ABYEI (Sudan).</strong> Turalei, Wunrock e Mayan Abun. Quetsi i centri dove si registrano massicci arrivi degli sfollati. Sono i villaggi dove sta operando il team d’emergenza di <a href="http://www.intersos.org/" target="_blank">Intersos</a>, partito dalle basi già operative nel Sud Sudan, che sta portando soccorso nelle area di crisi intorno ad Abyei. Esperti psicosociali stanno conducendo a Turalei colloqui di gruppo e individuali con le donne e gli uomini arrivati da Abeyi dopo aver camminato per 4 giorni senza bere e mangiare.<span id="more-3488"></span></p>
<p>Ora sono seduti sotto gli alberi del villaggio circondati da moltissimi bambini, che hanno perso il contatto con le madri durante il lungo viaggio a piedi. Molte le donne sfollate ascoltate e assistite dopo l&#8217;arrivo a Turalei, molte hanno bisogno di cure ospedaliere e psicologiche.</p>
<p>I bambini e le madri divisi sono moltissimi.<em> &#8220;Gli sfollati con cui i nostri operatori hanno parlato ancora non hanno ricevuto cibo e beni di primo soccorso, dormono all&#8217;aperto e non hanno alcuno strumento per costruire un rifugio sicuro al riparo dalle piogge battenti&#8221;</em>, spiegano dall&#8217;associazione.</p>
<p>Intersos sta aumentando le forze in campo grazie alla collaborazione di esperti psicosociali di una associazione locale che conducono visite quotidiane a Turalei e Mayan Abun per l&#8217;identificazione delle persone più fragili e bisognose di sostegno psicosociale, per la fornitura di beni di prima assistenza.</p>
<p>Il team composto da tre esperti di protection, da un logista e dal coordinatore delle operazioni in Sud Sudan sta seguendo la popolazione fuggita, individuando i bisogni più urgenti degli sfollati e sta organizzando una rapida risposta, soprattutto assicurare l&#8217;acqua potabile è la priorità di Intersos.</p>
<p>La missione porta assistenza e protezione agli sfollati più vulnerabili, donne e bambini in particolare coloro che hanno subito violenze e maltrattamenti durante gli scontri tra le truppe. Uno degli obiettivi è raggiungere Agok, sulla linea di confine tra lo Stato del Warrap e il conteso Stato di Abyei per verificare il numero di sfollati ancora senza soccorsi, viste le enormi difficoltà finora riscontrate dalle agenzie umanitarie sul terreno.</p>
<p><em>&#8220;Circa 40mila persone</em> -si legge in un comunicato di Intersos- <em>sono in fuga dalle violenze nella regione contesa di Abyei, alla frontiera tra il Nord e il Sud Sudan. Nei giorni scorsi milizie irregolari armate, provenienti dall&#8217;area del Nord, hanno devastato e saccheggiato la città di Abyei attaccandola a sorpresa&#8221;.</em></p>
<p>I saccheggi e le abitazioni date alle fiamme hanno costretto <strong>quasi la metà della popolazione della città di Abyei, al centro di un lunga di disputa sulle risorse petrolifere dell’area, a lasciare le case sotto una pioggia battente e a cercare rifugio nelle zone rurali, restando in questo modo isolati e senza assistenza</strong>. La stagione delle piogge rende la vasta distesa sudsudanese difficilmente percorribile strade e sentieri, e in questi giorni anche le piste d’atterraggio sono impraticabili.</p>
<p>Il problema per le agenzie umanitarie è registrare con certezza il luogo e il numero delle persone in fuga, restate senza cibo e acqua, e riuscire a organizzare una rete di aiuto e soccorso vasta che faccia fronte alle necessità delle persone scappate.</p>
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		<title>La strada dei sogni, fra Genova e Nairobi</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/05/30/la-strada-dei-sogni-fra-genova-e-nairobi/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 12:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Intersos]]></category>
		<category><![CDATA[La Strada dei Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Musical]]></category>
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		<description><![CDATA[GENOVA. La Compagnia Musicalmente di Genova torna in scena con la sua passione per il musical e i valori del volontariato. Va in scena “La Strada dei Sogni”, la storia vera dell’esperienza che Musicalmente ha vissuto a Nairobi a Gennaio 2011, quando ha condotto un laboratorio di educativa di strada attraverso il musical con 30 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3399" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/05/AssociazioneMusicalmente.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-3399" title="AssociazioneMusicalmente" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/05/AssociazioneMusicalmente-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Associazione Musicalmente</p></div>
<p><strong>GENOVA.</strong> La Compagnia Musicalmente di Genova torna in scena con la sua passione per il musical e i valori del volontariato. Va in scena <em>“La Strada dei Sogni”</em>, la storia vera dell’esperienza che Musicalmente ha vissuto a Nairobi a Gennaio 2011, quando ha condotto un laboratorio di educativa di strada attraverso il musical con 30 ragazzi della baraccopoli di Kayole. Grazie alla collaborazione con Intersos e l&#8217;associazione keniota Wofak, e al finanziamento della Regione Liguria, l&#8217;associazione di volontariato genovese è si è avvicinata ai temi della educazione alla mondialita e della pace. L&#8217;appuntamento è al Teatro della Gioventù di Genova il 2 e 3 giugno (ore 21, ingresso libero). Info: <a href="mailto:comunicazione@intersos.org">comunicazione@intersos.org</a></p>
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		<title>Intersos: &#8220;Perché 4.000 soldati sono in Afghanistan?&#8221;</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/01/28/inersos-perche-4-000-soldati-sono-in-afghanistan/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 09:04:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[ROMA. In una nota indirizzata ai Parlamentari in occasione dell’esame del Decreto Legge sulle Missioni internazionali (DL 228/2010), Intersos pone alcune domande sul senso della missione militare in Afghanistan. “Esistono ancora le ragioni perché l&#8217;Italia rimanga a combattere in Afghanistan?”. Esaminando il DL, Nino Sergi, presidente dell&#8217;organizzazione umanitaria, lancia l&#8217;allarme sullo svuotamento della cooperazione civile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1821" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/01/afghanistan.jpg"><img class="size-medium wp-image-1821" title="afghanistan" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/01/afghanistan-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">ph. The U.S. Army (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> In una nota indirizzata ai Parlamentari in occasione dell’esame del Decreto Legge sulle Missioni internazionali (DL 228/2010), <strong>Intersos</strong> pone alcune domande sul senso della missione militare in Afghanistan. <em>“Esistono ancora le ragioni perché l&#8217;Italia rimanga a combattere in Afghanistan?”</em>. Esaminando il DL, <strong>Nino Sergi</strong>, presidente dell&#8217;organizzazione umanitaria, lancia l&#8217;allarme sullo svuotamento della cooperazione civile rispetto alla costante crescita degli stanziamenti per gli interventi militari.<span id="more-1820"></span></p>
<p><em>“Nonostante che il titolo del DL metta in evidenza innanzitutto gli «interventi di cooperazione allo sviluppo» e solo in seconda posizione le «missioni internazionali delle forze armate e di polizia», ai primi vengono destinati solo il 3,6% dei 754 milioni stanziati per il primo semestre 2011: cioe&#8217; 27 milioni, da suddividere tra Afghanistan, Pakistan, Iraq, Libano, Sudan, Somalia, Myanmar”.</em></p>
<p>Continuando nell’analisi del DL, Intersos sottolinea che dal 2008 i <strong>fondi destinati alle attività di cooperazione allo sviluppo sono diminuiti del 42%, rispetto all’aumento dei fondi del DL (+50%) da 1 a 1,5 miliardi</strong>. Se nel 2008 era fissato un 9,4% del DL per le iniziative di cooperazione, nel 2009 è sceso al 6,1%, nel 2010 al 4,7% ed ora al 3,6%. “C’e&#8217; da sottolineare anche che, con il quasi azzeramento dei fondi previsti dalla Finanziaria per la cooperazione allo sviluppo (0,13% del PIL), per alcune aree rimangono ormai solamente questi pochi fondi stanziati con il Decreto Missioni Internazionali. L’Afghanistan subisce cosi&#8217; una riduzione che impedisce di pensare ad iniziative efficaci e durevoli a favore della popolazione”. Per Intersos, “<em>lo strumento militare sta diventando l’unico strumento di intervento; i bisogni della popolazione interessano sempre meno o solo in modo strumentale alla buona riuscita dell’intervento militare”.</em></p>
<p>Cosciente dell’inquietudine che le domande senza risposta suscitano, Sergi invita i parlamentari che si apprestano al voto del DL a rispondere chiaramente ai molti punti interrogativi, soprattutto a quello fondamentale: <em>“perché si continua la missione militare, se la centralita&#8217; della popolazione afgana, con i sui bisogni reali e le sue aspettative, viene meno? Perché si combatte?.</em> <em>Esistono ancora ragioni forti, vere e convincenti che giustifichino questa presenza?&#8221;.</em> Sono domande che da alcuni anni attendono risposte chiare che non arrivano. <em>“Oggi, ci sembra che vi siano elementi, come quelli che abbiamo cercato di evidenziare, tali da mettere in serio dubbio, ormai, l’esistenza di tali ragioni. Si tratta</em> &#8211; continua Sergi &#8211; <em>di un cambiamento nella nostra valutazione della realta&#8217;rispetto agli anni passati”,</em> che crea inquietudine ma che deriva dalla perdurante mancanza di coerenza e di risposte chiare in merito.</p>
<p>Allargando lo sguardo alle varie crisi internazionali degli ultimi decenni, la nota di Intersos evidenzia come la scelta militare sia stata quasi sempre il risultato della sconfitta della politica. Diventando così <em>“l’alibi, la facile scorciatoia, la facciata dietro a cui nascondere l’incapacita e l’impotenza politiche, sia all’inizio che nel perdurare di alcune crisi”</em>. In questa prospettiva, aggiunge Sergi, <em>&#8220;i militari meritano considerazione e rispetto: per senso dello Stato acconsentono a coprire l’inadeguatezza e le carenze della politica, coscienti di cio&#8217; e accettandolo, in ogni caso, come dovere”.<br />
</em><br />
Il Decreto Legge sulle Missioni Internazionali e&#8217; ora all’esame della Camera per poi passare al Senato entro febbraio per l’approvazione definitiva.</p>
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		<title>Afghanistan: la responsabilità politica</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 11:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
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		<description><![CDATA[[a cura di INTERSOS] Molti sono i morti in Afghanistan, troppe anche le persone innocenti colpite dagli assurdi e inaccettabili ‘effetti collaterali’ dei bombardamenti o da una disumana insorgenza. Gli interrogativi che Intersos ha posto negli anni su questa ‘missione di pace’, la confusione dei suoi obiettivi, la poca chiarezza della strategia adottata, non hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1347" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/10/afghanistan.jpg"><img class="size-medium wp-image-1347" title="midwives in a courtyard" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/10/afghanistan-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Foto United Nations Photo (cc flickr)</p></div>
<p>[a cura di <strong>INTERSOS</strong>] Molti sono i morti in <strong>Afghanistan</strong>, troppe anche le persone innocenti colpite dagli assurdi e inaccettabili ‘effetti collaterali’ dei bombardamenti o da una disumana insorgenza. Gli interrogativi che <a href="http://www.intersos.org/"><strong>Intersos</strong></a> ha posto negli anni su questa ‘missione di pace’, la confusione dei suoi obiettivi, la poca chiarezza della strategia adottata, non hanno mai trovato adeguata risposta. Mentre continua a dominare un’ansiosa e timorosa incapacità di uscire dalla guerra, comunque la si voglia chiamare.<span id="more-1346"></span></p>
<p>Quando a cadere sul campo sono connazionali, giovani vite che ben altro avrebbero meritato per il loro futuro, che piangiamo ogni volta uniti ai loro familiari, gli interrogativi si fanno ancora più pesanti.</p>
<p>Sull’Afghanistan, come in molte altre crisi degli ultimi vent’anni, <strong>la politica non ha mostrato il suo volto migliore</strong>. Per incapacita, superficialita e insufficienti analisi non è riuscita a proporre soluzioni diverse dall’impegnativa ma anche troppo facile decisione dell’intervento militare. Tranne i momenti tragici che segnano la morte di connazionali, ci si è soffermati troppo poco sul significato di questa decisione: in <strong>Afghanistan</strong> come in <strong>Iraq</strong> e prima ancora in <strong>Somalia</strong>. Essa nasconde, dietro alle celebrazioni, agli applausi, agli elogi, vent’anni di sconfitta della politica.</p>
<p>La scelta militare è diventata l’alibi, la scorciatoia, la facciata dietro a cui nascondere la costante incapacità e impotenza politica, indubbiamente non solo italiana, sia all’inizio che nel perdurare delle crisi internazionali. In questa prospettiva, esprimiamo rispetto &#8211; specie in questo momento &#8211; verso i militari dato che, per senso dello Stato, acconsentono di coprire l’inadeguatezza e le carenze della politica, coscienti di ciò, ma accettandolo in ogni caso come proprio dovere istituzionale.</p>
<p>Speriamo ancora che, pur rimanendo fedeli alle alleanze e agli impegni internazionali, si apra presto quella seria e approfondita analisi della partecipazione italiana alle missioni militari internazionali, a partire da questa in Afghanistan, che Intersos ha più volte richiesto negli anni recenti.</p>
<p>Il Governo e il Parlamento <strong>non prendano alcuna nuova decisione</strong> senza questa previa analisi valutativa, che faccia piena chiarezza sugli obiettivi, sulle strategie, sulle modalita di attuazione, sulle prospettive a medio termine e sul ruolo italiano in quel contesto. L’alternativa, in assenza di chiarezza politica e strategica, non potrebbe essere che il ritiro.</p>
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		<title>I confini dell&#8217;umanitario</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2010/04/23/i-confini-dellumanitario/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 14:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Marco Garatti]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo dell’Aira]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Pagani]]></category>
		<category><![CDATA[Operatori umanitari]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. Intersos esprime soddisfazione e gioia per il ritorno dei tre operatori italiani e per la liberazione dei sei colleghi afgani di Emergency. In una articolata nota afferma che “era evidente fin dall’inizio che gli operatori umanitari di Emergency, Marco Garatti, Matteo dell’Aira e Matteo Pagani, non potessero essere collegati ad alcuna operazione terroristica. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_809" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/04/Foto-di-Emergency.jpg"><img class="size-medium wp-image-809" style="margin: 2px 4px;" title="Foto di Emergency" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/04/Foto-di-Emergency-300x201.jpg" alt="" width="240" height="161" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Emergency</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> <a href="http://www.intersos.org" target="_blank">Intersos</a> esprime soddisfazione e gioia per il ritorno dei tre operatori italiani e per la liberazione dei sei colleghi afgani di <a href="http://www.emergency.it/">Emergency</a>. In una articolata nota afferma che <em>“era evidente fin dall’inizio che gli operatori umanitari di Emergency, <strong>Marco Garatti, Matteo dell’Aira</strong> e <strong>Matteo Pagani</strong>, non potessero essere collegati ad alcuna operazione terroristica. La loro storia e quella di Emergency sono li&#8217;a dimostrarlo”</em>. Intersos propone ora una riflessione sul tema dell’attivita&#8217;umanitaria <em>“dopo quanto e&#8217;avvenuto e quanto e stato affermato da parte di  politici, media ed Emergency”.</em><span id="more-808"></span></p>
<p>I principi umanitari irrinunciabili. <em>“Quello che è successo ha riportato all’attenzione i principi fondamentali su cui si fonda un’organizzazione umanitaria”</em>. Principi irrinunciabili: l’umanità, la neutralità, l’imparzialità nel soccorso, l’indipendenza, senza i quali <em>“si potrà parlare di azione meritoria, caritatevole, ma non umanitarià&#8221;.</em> Troppo spesso si tenta di metterli in discussione: <em>“politici, lobby militari, ‘intellettuali’,  perfino le pubbliche istituzioni tendono a disconoscere o confondere”. “E’ necessario che anche la politica capisca la specificita&#8217; e  il valore straordinario dell’aiuto umanitario svolto con neutralità e imparzialità”.</em></p>
<p>Una doverosa chiarezza. Per Intersos, quanto è accaduto deve ora <em>“indurre le organizzazioni umanitarie ad approfondire la riflessione sul significato della nostra presenza nei contesti di grave crisi e sul mandato umanitario”.</em> Il documento si sofferma sul principio della neutralità che <em>“non può essere interpretata a piacimento, vivendola solo soggettivamente senza farla percepire come tale anche da tutti i contendenti”</em> e continua affermando che<em> “anche se è bene che un’organizzazione umanitaria lasci ad altre organizzazioni a questo specificamente votate, il compito della denuncia, è possibile e talvolta doveroso denunciare istituzioni o persone&#8230; in particolare nei casi di violazione sistematica e su larga scala dei diritti umani”.</em> In questi casi, osserva Intersos, <em>“si devono mettere nel conto gli effetti, che possono significare anche l’espulsione dal paese”.</em></p>
<p>La nota di Intersos continua sottolineando che occorre fare delle scelte, talvolta dolorose. <em>“L’attività umanitaria richiede chiare e coerenti scelte. Purtroppo, non si puo essere al tempo stesso soccorritori delle vittime e accusatori di istituzioni o poteri locali, voler fare gli umanitari e i cronisti di guerra per denunciarne i crimini. Sarebbe anche desiderabile, ma l’esperienza insegna che occorre scegliere”.</em> Normalmente, <em>“si sceglie il sacrificio del silenzio, decidendo di restare strettamente fedeli ai principi umanitari, osservando una neutralità che permetta di potere agire il più ampiamente possibile a fianco delle vittime”</em>. Si può e talvolta si deve decidere diversamente <em>“dopo avere attentamente pesato i benefici e gli effetti negativi” per le popolazioni soccorse “e avere previsto tutte le possibili conseguenze”,</em> pronti ad assumerle. La nota chiarisce che rispetto alle istituzioni e le autorità del paese che ospita l’organizzazione umanitaria, esse vanno rispettate <em>“anche se non piacciono”, “sapendo che ogni Stato ha le sue leggi e le sue disposizioni per l’ordine pubblico o cio&#8217; che considera tale”. “Si può scegliere di non farlo, se vi sono ragioni per manifestare il proprio rifiuto, ma non si puo&#8217; pensare di poterlo fare senza conseguenze”.</em></p>
<p>Intersos conclude invitando a <em>“guardare al mondo umanitario senza pregiudizi politici e fuori da insensate divisioni per logiche di appartenenza”.</em></p>
<p>c.s.</p>
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