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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Minori</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Perseguitate, ora protette</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 12:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Costa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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		<description><![CDATA[Se non con le donne, con chi cambierà la politica? Era la domanda sottesa alla grande manifestazione di domenica a Roma di Snoq, un interrogativo che in questi tempi difficili, in cui alle donne soprattutto si chiedono pesanti sacrifici, rischia di restare sospeso. La crisi economica sembra giustificare in Italia e in Europa la riduzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6082" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/european_parliament/4403827916"><img class="size-medium wp-image-6082" title="violenza" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/12/violenza-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. European Parliament (cc flickr)</p></div>
<p>Se non con le donne, con chi cambierà la politica? Era la domanda sottesa alla grande manifestazione di domenica a Roma di Snoq, un interrogativo che in questi tempi difficili, in cui alle donne soprattutto si chiedono pesanti sacrifici, rischia di restare sospeso. La crisi economica sembra giustificare in Italia e in Europa la riduzione dei diritti sociali e di cittadinanza, in particolare delle donne, rinviando ad un ancora nebuloso secondo tempo quella riorganizzazione del welfare e del mercato del lavoro che consenta loro di conciliare maternità e occupazione, e quindi crescita e sviluppo. <span id="more-6080"></span></p>
<p>Ma al parlamento europeo, abbiamo dato una risposta in controtendenza su un piano diverso ma fondamentale: quello della libertà di circolazione in tutti gli stati europei in condizioni di sicurezza e incolumità personale quando si sia sottoposti a forme persecutorie o minacce da parte di persone note, come lo stalking, ma anche pedofilia, violenze domestiche, tratta di esseri umani, che colpiscono in larga maggioranza donne e minori.</p>
<p>Infatti oggi le diverse forme di protezione accordate a chi è esposto a gravi rischi per la propria incolumità personale si ferma ai confini nazionali. Con la conseguenza che, qualche mese fa, una donna bulgara minacciata di morte dal marito e sottoposta ad un ordine di protezione nel proprio paese, poco dopo il suo trasferimento in Belgio dove cercava di rifarsi una vita serena, é stata raggiunta e uccisa a Bruxelles dal suo persecutore.</p>
<p>In Europa sono oltre 100 mila le misure di tutela emesse da autorità civili o penali, ma non vi sono forme di cooperazione giudiziaria in questo campo, come la possibilità di far riconoscere in un altro stato membro le disposizioni emesse da un altra autorità nazionale, o la cooperazione in ambito Europol.</p>
<p>Assume quindi un grande valore la direttiva, votata ieri in aula a Strasburgo a larghissima maggioranza, che istituisce un Ordine di protezione europeo (Ope) a tutela delle vittime effettive o potenziali di abusi o minacce alla loro integrità fisica e psichica, alla dignità e libertà personale o integrità sessuale, esigibile da chi ha già ottenuto una misura di protezione nello stato di cittadinanza o residenza.</p>
<p>Come relatrice ombra per il gruppo S&amp;D in commissione donne sono molto soddisfatta che proprio questa direttiva sia la prima che nasce da una procedura di codecisione tra consiglio dei ministri e parlamento, su iniziativa della presidenza spagnola, con l’adesione di 12 Stati membri tra cui l’Italia e con il forte supporto della presidenza polacca.</p>
<p>In base alla nuova normativa (che sarà completata con la proposta di direttiva che istituisce norme minime per le vittime di reato) la persona già titolare di un ordine di protezione nazionale dovrà essere informata del suo diritto ad ottenere analoga protezione in un altro stato membro, senza sostenere costi e procedure aggiuntivi, e nella propria lingua, mentre l’aggressore, che sarà comunque ascoltato prima dell’emissione del provvedimento, sarà informato sulle conseguenze della violazione dell’Ope.</p>
<p>Gli stati membri dovranno anche raccogliere ed elaborare statistiche nazionali comparabili (cosa oggi molto difficile) e promuovere campagne di informazione ed educazione al fine di costruire dal basso la conoscenza di questo nuovo strumento volto a prevenire ulteriori forme di violenza e a costruire davvero uno spazio europeo di libertà e sicurezza.<strong></strong></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.volontariatoggi.info/author/silvia-costa/"><strong>Silvia Costa</strong></a></p>
<p><em><strong>Articolo pubblicato dal quotidiano &#8220;Europa&#8221;</strong></em></p>
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		<title>Minori, abusi e maltrattamenti. E&#8217; bene aprire gli occhi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 10:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Anpas]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Convegno]]></category>
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		<description><![CDATA[TORINO. La violenza sui minori: come vederla, riconoscerla e porvi rimedio è l’argomento del convegno “Io ti vedo. Infanzia abusata e maltrattata” in programma al Sermig di Torino il 6 e 7 dicembre. Il consesso è organizzato dall’Azienda Ospedaliera Oirm Sant’Anna di Torino e dalla Pediatria d’Urgenza (Ambulatorio “Bambi”) dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5883" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/nvbr11/5900902484"><img class="size-medium wp-image-5883" title="abuso" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/11/abuso-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. nvbr11 (cc flickr)</p></div>
<p><strong>TORINO.</strong> La violenza sui minori: come vederla, riconoscerla e porvi rimedio è l’argomento del convegno<em> “Io ti vedo. Infanzia abusata e maltrattata”</em> in programma al Sermig di Torino il 6 e 7 dicembre. Il consesso è organizzato dall’Azienda Ospedaliera Oirm Sant’Anna di Torino e dalla Pediatria d’Urgenza (Ambulatorio “Bambi”) dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino in collaborazione con Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze) e Croce Verde Torino. <span id="more-5882"></span></p>
<p>Per il presidente del convegno e direttore della Pediatria d’Urgenza Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, <strong>Antonio Urbino</strong>, <em>«gli abusi e i maltrattamenti sono forti esperienze traumatiche per chiunque ne sia colpito, ma soprattutto nei bambini possono provocare, se non opportunamente curate, gravi conseguenze psicopatologiche e fisiche nell’età adulta».</em></p>
<p>Sensibilizzare i cittadini e le istituzioni in proposito, nonché formare adeguatamente coloro che per il tipo di attività svolte possono trovarsi di fronte a eventuali casi di sopraffazione nei confronti di minori – come volontari, soccorritori, operatori delle scuole d’infanzia o le forze dell’ordine – sono gli obiettivi del convegno “Io ti vedo”.</p>
<p><em>«In questo congresso</em> –ha detto la responsabile dell’Ambulatorio “Bambi”, <strong>Fulvia Negro</strong>– <em>vogliamo fornire degli strumenti a chiunque si trovi a contatto di un bambino abusato o maltrattato che aiutino a riconoscere il problema e ad attivare le strutture adeguate».</em></p>
<p><em>«L’incontro con i bambini vittime di violenza</em> –ha affermato il presidente di Anpas Piemonte, <strong>Andrea Bonizzoli</strong>– <em>per i nostri volontari è più frequente di quanto si possa pensare. Il convegno tratta un argomento delicato quanto complesso, di massima attualità. Trascuratezza, maltrattamento fisico, psicologico, abuso sessuale: si tratta di imparare a “vedere” perché se tutti “vedono” è più facile proteggere i bambini».</em></p>
<p>La reale incidenza del problema della violenza su minori è ancora poco conosciuta, proprio perché spesso le vittime non raccontano e perché i segni clinici di maltrattamenti possono essere molto sfumati e risulta difficile porre il sospetto clinico. L’ambulatorio “Bambi” dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino è appunto una struttura, nata nel 2002, dedicata all’infanzia abusata e maltrattata formata da un’equipe multidisciplinare composta da pediatri, infermieri pediatrici, assistenti sociali e psicologi. Il medico di pronto soccorso e i servizi possono contare su una reperibilità 24 ore su 24. Nel 2010 l’Ambulatorio “Bambi” ha trattato 172 casi con 78 segnalazioni.</p>
<p>Il programma di martedì 6 dicembre prevede al mattino, dalle ore 9.30 alle 12.30, i corsi di formazione a numero chiuso, le cui iscrizioni sono già esaurite, dedicate a volontari e soccorritori, operatori scolastici e forza dell’ordine. Nel pomeriggio, alle 14.30, dopo il saluto delle autorità, il fondatore del Sermig, Ernesto Olivero darà il benvenuto nella “sua casa”. Successivamente si affronterà il tema dell’abuso e maltrattamento  dal punto di vista dell’ambulatorio “Bambi”.</p>
<p>Mercoledì 7 dicembre, alle 8.40, nella seconda sessione, si discuterà dell’abuso sui bambini e la giustizia degli adulti. Si toccheranno argomenti che vanno dal referto, denuncia e segnalazione alla tutela del minore nel processo penale. La terza sessione avrà inizio alle ore 11.30 e riguarderà la rete territoriale con riflessioni anche sul Sistema emergenza 118. Infine, nell’ultima sessione, alle ore 14.40, verranno messe a confronto le esperienze dei diversi enti e ospedali italiani. A chiusura dei lavori, alle ore 16.45, la Tavola Rotonda con i contributi di Comune di Torino, scuola, rete dell’emergenza territoriale, pediatria di famiglia e terzo settore.</p>
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		<title>Olivero al Parlamento: &#8220;Accogliete l&#8217;appello di Napolitano sulla cittadinanza ai minori nati in Italia&#8221;</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/11/23/olivero-al-parlamento-accogliete-lappello-di-napolitano-sulla-cittadinanza-ai-minori-nati-in-italia/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 10:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Protezione civile]]></category>
		<category><![CDATA[Acli]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Olivero]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
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		<description><![CDATA[ROMA. «E’ possibile fare oggi ciò che sembrava impossibile fino a poche settimane fa. Svincolate da obblighi di coalizione e di sostegno alla compagine di governo, le forze politiche presenti in Parlamento sono oggi nelle condizioni di accogliere l’appello incalzante del Presidente della Repubblica per l’attribuzione della cittadinanza ai figli degli stranieri nati in Italia». [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5847" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-5847" title="napolitano-quirinale" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/11/napolitano-quirinale1-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">Napolitano al Quirinale</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> <em>«E’ possibile fare oggi ciò che sembrava impossibile fino a poche settimane fa. Svincolate da obblighi di coalizione e di sostegno alla compagine di governo, le forze politiche presenti in Parlamento sono oggi nelle condizioni di accogliere l’appello incalzante del Presidente della Repubblica per l’attribuzione della cittadinanza ai figli degli stranieri nati in Italia»</em>. Ad affermarlo è il presidente nazionale delle Acli, <strong>Andrea Olivero</strong>, che <a href="http://www.volontariatoggi.info/2011/11/22/napolitano-cittadinanza-italiana-a-bambini-nati-in-italia-da-immigrati-negarla-e-follia/">commenta il nuovo appello</a> del Presidente <strong>Giorgio Napolitano</strong> al riconoscimento dei “nuovi italiani”. <span id="more-5846"></span></p>
<p><em>«E’ vero ciò che dice il Presidente della Repubblica: negare la cittadinanza italiana a questi bambini è una vera follia. Solo un pregiudizio ideologico e demagogico ha impedito finora di procedere in questa direzione, come richiesto da larga fetta della società civile».</em></p>
<p>Da settimane le Acli portano avanti con altre 18 organizzazioni della società civile -dalla Caritas all’Arci, alla Cgil- la campagna <a href="http://www.litaliasonoanchio.it" target="_blank">“L’Italia sono anch’io”</a>, che punta a raccogliere 50mila firme per la presentazione di due proposte di legge: una proprio sulla cittadinanza ai figli degli stranieri, l’altra sul voto alle elezioni amministrative per gli immigrati stabilmente residenti.</p>
<p>Insiste Olivero: <em>«In un Paese in cui oramai vivono circa un milione di minori stranieri, metà dei quali nati in Italia, il riconoscimento del diritto di cittadinanza dalla nascita è un innanzitutto un obbligo morale, di cui le forze politiche responsabili non possono non farsi carico. Superare il principio del diritto di sangue per aprire la nostra democrazia al diritto di suolo, è un modo per &#8221; mettere fine ad una follia&#8221; che fa crescere inutili rancori tra i cittadini immigrati che già oggi contribuiscono a migliorare il nostro Paese. E’ giunto il tempo per il Parlamento di fare la sua parte»</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Adozioni internazionali: quanto costano?</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/11/22/adozioni-internazionali-quanto-costano/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 14:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daria Domenici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Adozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adozioni internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Minori]]></category>

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		<description><![CDATA[PISA. Se per quanto riguarda la revisione dei tetti di spesa, di cui abbiamo parlato nella prima parte dell’inchiesta, la Commissione per le Adozioni Internazionali sembra essere assai pigra (pigrizia confermata da alcuni enti che abbiamo interpellato), sembra invece essere molto attiva nel riconoscere nuovi enti che si occupano di adozioni: dall’albo online risultano essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5828" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/un_photo/3837307284"><img class="size-medium wp-image-5828" title="Children Wait in Line for Medical Care" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/11/bambini-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. United Nations Photo (cc flickr)</p></div>
<p><strong>PISA.</strong> Se per quanto riguarda la revisione dei tetti di spesa, di cui <a href="http://www.volontariatoggi.info/2011/11/07/adozioni-internazionali-i-costi-palesi-e-quelli-nascosti/">abbiamo parlato nella prima parte dell’inchiesta</a>, la Commissione per le Adozioni Internazionali sembra essere assai pigra (pigrizia confermata da alcuni enti che abbiamo interpellato), sembra invece essere molto attiva nel riconoscere nuovi enti che si occupano di adozioni: dall’albo online risultano essere 65. Il caso italiano, in effetti, è anomalo, soprattutto se paragonato ad altri Stati europei: in Francia operano 34 enti autorizzati, in Germania 12 e nel Regno Unito appena 10. Proprio quest’anomalia ha risvegliato l’interesse dell’ONU, il cui Comitato sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, il 6 ottobre 2011, ha pubblicato un rapporto indirizzato al nostro Paese.<span id="more-5827"></span></p>
<p>Il documento, invitando ad attuare misure più favorevoli ai diritti dei bambini, critica l’inadeguato sistema di monitoraggio ed esprime preoccupazione per come, nonostante le misure adottate, il numero di enti italiani autorizzati per l’adozione internazionale sia troppo grande.</p>
<p>Il Comitato raccomanda quindi all’Italia, in conformità con la Convenzione de L’Aja e con la Convenzione di New York sui Diritti dell’Infanzia, di <em>“assicurare un monitoraggio effettivo e sistematico di tutti gli enti per le adozioni, di considerare delle soluzioni per gestire o limitare il grande numero di enti autorizzati e di assicurare che dai procedimenti adottivi non derivi alcun lucro.”</em></p>
<p><strong>La giungla dei costi effettivi -</strong> Sui costi effettivi di un procedimento di adozione internazionale, come si è visto, c’è poca chiarezza. Dati non aggiornati, mancanti o illeggibili, carenza di revisioni periodiche, un eccessivo numero di enti autorizzati, si incrociano con le testimonianze poco rassicuranti che costellano il web o che escono dalle bocche di amici e conoscenti. Tra costi effettivi dichiarati da enti e associazioni e costi sostenuti direttamente dalla famiglia, prima in Italia e poi all’estero, si parla di cifre che talvolta si aggirano sui 20.000-25.000 €. Le spese sono le più varie: produzione dei documenti che entrano a far parte del dossier adottivo, traduzioni, spese notarili, diritti di cancelleria, visti consolari, documenti di identità, spese mediche, alle quali si aggiungono i costi del viaggio (o dei viaggi) che i futuri genitori devono fare per incontrare il bambino, compresa la permanenza nel suo paese di origine per periodi che variano da uno a due mesi. La scelta dell’ente che si occuperà dell’adozione dipende non solo da fattori “di cuore”, ma anche da una valutazione complessiva sui costi: alcuni enti chiedono prezzi maggiori perché si affidano alla formula del tutto compreso (escluse le spese di viaggio e permanenza nel paese dell’adottato), altri hanno tariffe più basse ma lasciano ai futuri genitori la gestione (e le relative spese) di alcune pratiche.</p>
<p><strong>S.O.S. spese: i mutui ad hoc -</strong> Nel 2009, per indagare sul binomio adozione-denaro, è stata condotta un’indagine dalla Fondazione Università IULM, a cura di Vincenzo Russo, Luciana Castelli e Massimo Bustreo, dal titolo “ll rapporto denaro e adozione: aspettative e opportunità nella famiglia adottiva”. Nell’indagine, realizzata per AiBi, si rilevava come <em>“numerose sono le coppie che rinunciano all’adozione internazionale per mancanza di disponibilità finanziarie, a fronte della difficoltà, quando non dell’impossibilità, di trovare strumenti economici che ne agevolino il percorso con la copertura delle spese. Spese che sono sì necessarie ma pur sempre rappresentano solo una tappa dell’adozione.”</em> Al termine dell’indagine, tra le considerazioni dei ricercatori ce n’era una che a quanto pare è stata recepita, quella di <em>“ideare e promuovere prodotti finanziari dedicati alle famiglie delle adozioni internazionali per opera di istituti bancari”</em>. Negli ultimi anni, infatti, sono nate diverse soluzioni di mutuo dedicate alle famiglie che devono sostenere le spese per un’adozione internazionale. A titolo di esempio ne riportiamo due; il consiglio più ovvio è quello di chiedere alla propria banca se prevede mutui agevolati per le adozioni internazionali.</p>
<p>BNL-Gruppo BNP Paribas, in collaborazione con AiBi (Associazione Amici dei Bambini), ha dato vita al mutuo “AdottAMI”: importo finanziabile da 500 € a 30.000 €, durata tra i 6 e i 120 mesi, tasso fisso applicato alla rata di rimborso, rata costante, mensile e posticipata, comprensiva di capitale ed interessi. Per richiederlo basta un documento di identità, la documentazione di reddito e una copia del decreto di idoneità all’adozione.<br />
Anche il Credito Cooperativo ha elaborato un mutuo speciale, si tratta di “ad8”: un mutuo agevolato sotto forma di prestito chirografario dell’importo variabile da 10.000 a 15.000 €, rimborsabile al massimo in 60 mesi ad un tasso vantaggioso. Anche per questo mutuo, come per il precedente, non sono previste spese di istruttoria e per accedervi occorre presentare solo la copia del decreto di idoneità all’adozione e copia del mandato conferito ad almeno un ente autorizzato.</p>
<p><strong>Adozioni internazionali gratuite: quando? -</strong> Parlare di costi delle adozioni non è semplice, ma c’è qualcuno che già da tempo ne auspica la gratuità: l’AiBi, ad esempio, nei giorni scorsi ha nuovamente sollevato la questione, raccogliendo l’appello della CEI, in seguito alla pubblicazione del rapporto dal titolo “Il cambiamento demografico: rapporto-proposta sul futuro dell’Italia”, presentato il 5 ottobre dal Comitato per il Progetto Culturale della CEI.<em> “Troppi ancora gli ostacoli culturali all’accoglienza e all’adozione</em> – si legge nel comunicato stampa dell’AiBi –: <em>si appressa il momento di pensare un’adozione moderna, gratis e a tempo zero. Precisamente, è opportuno concepire proposte di modifica della legislazione in vigore, per l’apertura di un Fondo per le Adozioni Gratuite e per l’avvio di una razionalizzazione dell’iter procedurale, che trasferisca la consegna del Decreto di Idoneità dai Tribunali per i Minorenni agli Enti Autorizzati e ai Servizi Sociali. Così che sia possibile salutare un’adozione nuova, sempre più a misura di famiglia e a favore del diritto del bambino a essere figlio.”</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.volontariatoggi.info/author/daria-domenici/"><strong>Daria Domenici</strong></a><br />
<em><strong>(<a href="http://www.genitorimagazine.it/" target="_blank">GenitoriMagazine</a>, l’e-zine edita da BabyConsumers)</strong></em></p>
<p>Leggi anche la prima parte dell&#8217;inchiesta: <a href="http://www.volontariatoggi.info/2011/11/07/adozioni-internazionali-i-costi-palesi-e-quelli-nascosti/"><strong>Adozioni internazionali: i costi palesi e quelli nascosti</strong></a></p>
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		<title>Napolitano: &#8220;Cittadinanza italiana a bambini nati in Italia da immigrati. Negarla è follia&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 13:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politiche sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza]]></category>
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		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
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		<description><![CDATA[ROMA. &#8220;Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un&#8217;autentica follia, un&#8217;assurdità. I bambini hanno questa aspirazione&#8221;, ha detto Giorgio Napolitano al Quirinale, dove ha ricevuto questa mattina una delegazione della Federazione Chiese Evangeliche in Italia in occasione del convegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5815" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-5815" title="napolitano-quirinale" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/11/napolitano-quirinale-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">Napolitano al Quirinale</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> <em>&#8220;Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un&#8217;autentica follia, un&#8217;assurdità. I bambini hanno questa aspirazione&#8221;,</em> ha detto <strong>Giorgio Napolitano</strong> al Quirinale, dove ha ricevuto questa mattina una delegazione della Federazione Chiese Evangeliche in Italia in occasione del convegno &#8220;Il Protestantesimo nell&#8217;Italia di oggi. Vocazione Testimonianza Presenza&#8221; dedicato al 150esimo anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. <span id="more-5814"></span></p>
<p>Dopo gli interventi del Pastore <strong>Massimo Aquilante</strong>, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, di <strong>Elena Bein Ricco</strong>, membro della Commissione Studi della Federazione, e di <strong>Mario Miegge</strong>, Professore emerito dell&#8217;Università di Ferrara, il Capo dello Stato ha rivolto un saluto augurale ai presenti. Nel corso dell&#8217;incontro è stata consegnata al Presidente Napolitano anche una copia anastatica della Bibbia di Olivetano del 1535. Erano presenti il Vice Presidente del Senato della Repubblica, <strong>Vannino Chiti</strong>, autorità politiche ed esponenti della società civile.</p>
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		<title>Povertà per quasi 2 milioni di bambini. Picco al sud, sotto accusa sono gli stili di vita</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 10:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5791" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/poiphotography/4899652573"><img class="size-medium wp-image-5791 " title="minori-poverta" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/11/minori-poverta-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Poi Photography (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Sono 10 milioni e 229 mila i minori in Italia, pari al 16,9% del totale della popolazione: di essi 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale. Un pianeta infanzia che in una Italia che invecchia si riduce sempre di più. Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani sono infatti le uniche province “verdi” italiane in cui la percentuale dei giovani fino ai 15 anni rimane maggioritaria sugli over 65. La crisi economica rischia di pesare soprattutto sui bambini e sugli adolescenti, in assenza di misure specifiche di tutela. Del resto, dal 2008 ad oggi, sono proprio le famiglie con minori ad aver pagato il prezzo più alto della grande recessione mondiale: negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con 1 minore è aumentata dell’1,8%, e tre volte tanto (5,7%) quella di chi ha 2 o più figli. Questo rileva il secondo Atlante dell&#8217;Infanzia (a rischio), diffuso da Save the Children alla vigilia della Giornata dell&#8217;Infanzia: oltre 150 pagine e 80 mappe che restituiscono moltissime informazioni sulla condizione di bambini e adolescenti del nostro paese: dalle città e territori in cui vivono, alla povertà minorile, dagli spazi di verde e di gioco disponibili, all&#8217;inquinamento urbano, dalla dispersione scolastica alla spesa sociale e servizi per l&#8217;infanzia. <span id="more-5790"></span></p>
<p>Quest’anno l’Atlante, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dall’unità d’Italia, include anche un approfondimento sui quasi cento ragazzi garibaldini che parteciparono alla spedizione dei mille, un modo anche per confrontare la “giovane Italia” di allora con quella attuale.</p>
<p><em>“La qualità della vita dei nostri bambini e ragazzi è mediamente incomparabile con quella del secolo scorso”</em> commenta <strong>Valerio Neri</strong>, Direttore Generale Save the Children Italia.<em> “Tuttavia, se non è più la tubercolosi a uccidere, o la guerra, oggi i nostri minori fanno i conti con la povertà, la scarsità di servizi per l’infanzia, le città inquinate, stili di vita insani che conducono all’obesità. Problemi che l’attuale crisi economica rischia di amplificare se non c’è un’inversione di rotta immediata e si pone la tutela dell’infanzia e adolescenza come una priorità delle scelte politiche-economiche di un paese che finora ha sempre investito molto nelle pensioni e molto meno di quanto avviene altrove per aiutare i minori, i giovani e le famiglie con figli.”</em></p>
<p><strong>La distribuzione della popolazione minorile: dalle città all’hinterland cittadino -</strong> Rispetto al 1861 -all’Italia appena unificata- il numero di minori si è mantenuto costante ma è nettamente cambiata la loro incidenza pari, allora, al 39% contro il 16,9% dell’attuale. Il risultato è che l’Italia è diventato il primo paese al mondo in cui gli anziani sono maggioranza e le città sono affollate di over 65 rispetto agli under 18, con le poche eccezioni delle province di Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani. Al polo opposto, come città più vecchie, Trieste e Savona. La tendenza tuttavia emergente analizzando la distribuzione della popolazione minorile nei capoluoghi di provincia e nei principali comuni italiani, è il graduale esodo dei minori dai centri storici delle aree metropolitane verso le periferie o i comuni limitrofi, città satellite, hinterland di recente costituzione. E’ il caso di Giugliano in Campania cresciuta esponenzialmente e in gran parte abusivamente negli ultimi vent’anni ai margini di Napoli: qui un abitante su quattro &#8211; pari al 25,8% &#8211; ha meno di 18 anni, una quota assai maggiore di quella che si registra nel capoluogo limitrofo (21,2%). Ma il discorso vale anche per esempio per Monza e Milano (16,5% di minori contro 14,8%), Prato e Firenze, Modena e Bologna. Il fenomeno è in gran parte dovuto al disagio abitativo delle famiglie giovani con figli, sempre più esposte davanti a un mercato immobiliare bloccato, segnato dall’aumento fuori controllo del prezzo degli affitti, dalla mancanza di un deciso intervento pubblico nel settore abitativo, dalla rinuncia alla pianificazione del territorio. Il paradosso in questo caso è rappresentato dal fatto che un numero sempre maggiore di bambini e di adolescenti finisce per crescere in territori spesso caratterizzati da una riduzione degli standard (urbanistici, ambientali, sociali) e dalla mancanza di servizi per l’infanzia.</p>
<p><strong>I minori di origine straniera -</strong> Un gruppo sempre più rilevante ma ancora non adeguatamente tutelato &#8211; rileva l’Atlante dell’Infanzia di Save the Children &#8211; è quello dei minori di origine straniera: quasi 1 milione di cui 572 mila sono bambini e ragazzi nati in Italia, le cosiddette seconde generazioni. L’Emilia Romagna la regione con la percentuale maggiore di nati da genitori stranieri (23%). Sono di fatto nuovi italiani, ai quali tuttavia una legge molto restrittiva riconosce la cittadinanza e il pieno riconoscimento dei diritti civili solo al compimento del diciottesimo anno. Ma è la gestione dell’universo minorile di origine straniera nel suo complesso a destare preoccupazione: un giacimento prezioso che costituisce, sotto vari aspetti, una delle categorie più esposte e meno tutelate. Basti pensare che 1 minore su 2 con il capo famiglia straniero vive oggi in famiglie a basso reddito e che il tasso di bocciati nella scuola secondaria di secondo grado fra gli alunni con cittadinanza non italiana è circa il doppio di quello registrato fra gli studenti italiani</p>
<p><strong>La povertà e la deprivazione fra i minori -</strong> In Italia -sottolinea la sezione dell’Atlante dedicata alle “isole dell’infanzia a rischio”- ben il 24,4% dei minori è a rischio povertà. E sono 1.876.000 i bambini e ragazzi in povertà relativa, cioè che vivono in famiglie che hanno una capacità di spesa per consumi sotto la media. Sono poi 653 mila i bambini e ragazzi in povertà assoluta (privi dei beni essenziali per il conseguimento di uno standard di vita minimamente accettabile). 2 minori su 3 in povertà relativa, e più di 1 minore su 2 in povertà assoluta, vivono nel Mezzogiorno. In particolare è la Sicilia ad avere la quota più elevata di minori poveri (il 44,2% dei minori), seguita dalla Campania (31,9%) e Basilicata (31,1%) mentre la Lombardia (7,3%), Emilia Romagna (7,5%) e Veneto (8,6%) sono le regioni con la percentuale inferiore di minori in povertà relativa. Per quanto riguarda i bambini in povertà assoluta anch’essi si concentrano nel Sud Italia dove rappresentano il 9,3% di tutta la popolazione minorile. Inoltre il 18,6% di minori italiani versa in condizione di deprivazione materiale: nel Nord Est ben il 7% delle famiglie con minori dichiara di aver difficoltà a fare un pasto adeguato almeno ogni 2 giorni e al Sud il 14,7% di famiglie con minori non ha avuto soldi per cure mediche almeno una volta negli ultimi 12 mesi.</p>
<p><strong>Città non a misura di bambini -</strong> Le città italiane sono sempre meno a misura di bambino. Il tasso di motorizzazione è altissimo dappertutto e fa segnare una media di 3/4 macchine ogni minorenne: a Roma si contano circa 450 mila minori e 1 milione 890 mila macchine, per un tasso di 4,2 macchine per bambino. In cima alla classifica delle città con il tasso di motorizzazione più alto, Aosta (13,5), Cagliari (5,4), Ferrara (5,1), l’Aquila (4,8).<br />
Inoltre procede senza sosta la cementificazione e impermealizzazione del territorio: si stima che ogni giorno venga cementificata una superficie di circa 130 ettari. In testa alla classifica per cementificazione i comuni di Roma e Venezia, seguite da Napoli e Milano (dove la superficie edificata ha già inglobato i due terzi del territorio comunale). E rilevante in molte città italiane è l’inquinamento dell’aria: Ancona (140 giornate), Torino (131) e Siracusa (116) spiccano per il maggior numero di giorni di superamento del valore limite di particolato (PM10), polveri sospese nell&#8217;aria che penetrano nelle vie respiratorie causando problemi cardio-polmonari e asma. Matera e Nuoro invece le più virtuose con 1 solo giorno di sforamento del limite.<br />
E varia è la disponibilità di luoghi – giardini pubblici, campi, prati, strade &#8211; dove i bambini possano giocare: nel Nord e al Centro più di 2 bambini su 3 giocano nei giardini pubblici. Al Sud, dove l’offerta di verde attrezzato è sensibilmente ridotta, la fruizione dei giardini pubblici scende al 16% e una quota maggiore di bambini gioca sulla strada (il 12,2%). Da segnalare il “caso” Campania dove appena 1 bambino su 100 gioca nei prati (in Veneto il 20%) e meno di 3 ogni 100 sulle strade. Accanto a questi luoghi deputati naturalmente allo svago e al divertimento, aumenta la frequenza da parte dei ragazzi fra gli 11 e i 17 anni dei centri commerciali: 1 ragazzo su 5 dichiara di andarvi almeno una volta a settimana.</p>
<p><strong>In aumento l’obesità infantile -</strong> L’Atlante si sofferma anche sulle condizioni di salute e sugli stili di vita dei minori italiani rilevando come &#8211; grazie a un’alimentazione abbondante e a stili di vita diversi &#8211; rachitismo e gracilità siano problemi ormai relegati ai libri di storia ma, in compenso, ha fatto la sua comparsa l’obesità: si stimano in 1 milione e 100.000 i bambini sovrappeso, di cui quasi 400 mila obesi. In base a una ricerca di CCM-Istituto Superiore di Sanità del 2010, è la Campania la regione con la più alta percentuale di bambini obesi (20,6% nella fascia di età della terza elementare), seguita da Calabria (15,4%) e Puglia (13,6%) a fronte del 9,2% della media nazionale.</p>
<p><strong>La dispersione scolastica -</strong> E un altro indicatore importante della condizione dell’infanzia nel nostro paese è quello relativo alla frequenza e dispersione scolastica. Colpisce, a riguardo, il dato relativo ai cosiddetti early school leavers, giovani tra i 16 e i 24 anni che hanno conseguito soltanto l’attestato di scuola secondaria di I grado e che non prendono parte ad alcuna attività di formazione: si stima che siano 1 milione. In termini percentuali si va dal 12,1% del Friuli Venezia Giulia alla percentuale più alta della Sicilia (26%), seguita da Sardegna (23,9%), Puglia (23,4%), Campania (23%) e da alcune regioni del Nord come la Provincia di Bolzano (22,5%) e la Valle D’Aosta (21,2%). E tra i fenomeni di dispersione si segnala la fuoriuscita dal percorso scolastico degli iscritti al primo anno delle scuole secondarie di II grado (licei, tecnici, professionali, eccetera): il 12,3%, più di 1 su 10 degli studenti, interrompe la frequenza e non si iscrive all’anno successivo. I territori in cui il rapporto tra esclusione sociale e fallimento formativo emerge in maniera più drammatica sembrano essere quelli delle aree metropolitane del Sud: le zone di Napoli, Caserta, Palermo, Bari, Taranto, Cagliari, Reggio Calabria, Catania registrano abbandono scolastico in età molto precoce e percentuali di mancata iscrizione e marcata dispersione molto elevate negli istituti professionali e tecnici. Da questo punto di vista, la scuola italiana non appare in grado da sola di promuovere la mobilità sociale e l’emancipazione dei ragazzi appartenenti alle fasce più deboli della popolazione</p>
<p><strong>Risorse e servizi per l’infanzia (per esempio asili nido) tra tagli e differenze territoriali -</strong> <em>“Il quadro dell’infanzia che emerge dall’Atlante e dalle sue numerose mappe, non può non preoccuparci soprattutto laddove si vanno ad analizzare le risorse e le misure messe in campo a tutti i livelli in favore dei bambini e degli adolescenti presenti sul suolo italiano”</em>, prosegue il Direttore Generale Save the Children Italia. Per quanto riguarda per esempio i finanziamenti e le risorse economiche il futuro non appare confortante: L’analisi territoriale degli interventi e delle risorse poste in essere dalle amministrazioni pubbliche, nazionali, regionali e comunali, rivela un vero e proprio puzzle, un quadro di interventi frammentato e lacunoso, segnato dalla totale di assenza di indirizzi e pratiche comuni, destinato a peggiorare drammaticamente in un prossimo futuro se si considera, ad esempio, che il Fondo sociale nazionale pari a 1 miliardo di euro nel 2007 sarà ridotto a 45 milioni nel 2013. Rispetto poi ai servizi, posti in essere, emergono grandi differenze da regione a regione. Basta guardare per esempio agli asili nido: in cima alla classifica l’ Emilia Romagna dei cui nidi usufruiscono il 29,5% dei bimbi tra 0 e 2 anni, l’Umbria (27,7%), Valle D’Aosta (25,4%) a cui fanno da contraltare la Campania – in fondo alla lista con il 2,7% dei bambini presi in carico dai nidi pubblici, o la Calabria, con il 3,5%.</p>
<p><em>“L’Italia della spesa e dei servizi per l’infanzia colpisce per le differenze fra regione e regione e anche i tanti sprechi e inefficienze. Un dato per tutti è quello dei fondi europei che rischiamo di rimandare indietro a Bruxelles. Con un calcolo un po’ grossolano, abbiamo stimato che basterebbe il 7% dei 29 miliardi di euro ancora non impegnati per creare 100.000 nuovi posti in asilo nido o strutture educative per l’infanzia nel Sud”,</em> commenta ancora Valerio Neri.<em> “In questo quadro la crisi economica non può essere addotta come giustificazione ma anzi deve essere un incentivo a investire sull’infanzia una volta per tutte se vogliamo che oltre la crisi ci sia un futuro per il nostro paese, cioè per le giovani generazioni. Questo significa una serie di misure e provvedimenti urgenti e fondamentali. Quella che registriamo è piuttosto una rimozione della questione infanzia e adolescenza in Italia. A dimostrazione il fatto che non abbiamo allo stato alcun provvedimento organico in atto per fare fronte alla questione della povertà minorile, per combattere la dispersione scolastica, per un intervento forte a favore dei minori che crescono al Sud, per costruire una rete nazionale di servizi per la prima infanzia. C’è, è vero, un nuovo Piano infanzia varato nel 2010, con contenuti importanti. Ma è solo sulla carta: privo com’è di risorse finanziarie, di obiettivi di avanzamento e di sistemi di monitoraggio. Un’ulteriore questione”</em>, prosegue Neri, <em>“è la mancanza di dati e conoscenze aggiornate su una serie di problematiche rilevanti relative all’infanzia in Italia, come per esempio l’abuso, le violenze”</em>. Temi che vengono in rilievo da una delle mappe dell’Atlante realizzata in collaborazione con l’Ansa che riporta le parole/notizie più ricorrenti nei notiziari dell’agenzia con riferimento all’infanzia e ai minori.<br />
<em>“L’Italia è ricca di esperienze di eccellenza per la promozione dei diritti dei minori”,</em> commenta <strong>Raffaela Milano</strong>, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children. <em>“Oggi queste esperienze vivono una condizione di estrema difficoltà e solitudine, dal momento che la questione infanzia è sostanzialmente scomparsa dall’agenda istituzionale. Il compito di Save the Children, con il suo programma Italia, è dare voce anche a questa Italia, valorizzando e mettendo in rete queste competenze che rappresentano un patrimonio che l’Italia non può lasciare morire. L’Atlante sarà la nostra agenda di lavoro”</em>.</p>
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