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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Papa Benedetto XVI</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Gli ergastolani scrivono al Papa: &#8220;Santo Padre, a cosa serve e a chi serve il carcere a vita?&#8221;</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/12/19/gli-ergastolani-scrivono-al-papa-santo-padre-a-cosa-serve-e-a-chi-serve-il-carcere-a-vita/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 10:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità Papa Giovanni XXIII]]></category>
		<category><![CDATA[Oreste Benzi]]></category>
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		<description><![CDATA[ROMA. Dopo la visita del Papa a Rebibbia, tramite una lettera condivisa con la Comunità Papa Giovanni XXIII, i circa 1.500 ergastolani rinnovano l&#8217;appello a Benedetto XVI. &#8220;Santo Padre, siamo degli ergastolani, dei condannati a essere colpevoli e  prigionieri per sempre, ergastolani con l’ergastolo ostativo ad ogni beneficio&#8221; attacca la lettera firmata, per l’Associazione Comunità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6027" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/710928003/1254166079"><img class="size-medium wp-image-6027" title="cella" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/12/cella-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a><p class="wp-caption-text">ph. 710928003 (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Dopo la visita del Papa a Rebibbia, tramite una lettera condivisa con la Comunità Papa Giovanni XXIII, i circa 1.500 ergastolani rinnovano l&#8217;appello a Benedetto XVI.<em> &#8220;Santo Padre, siamo degli ergastolani, dei condannati a essere colpevoli e  prigionieri per sempre, ergastolani con l’ergastolo ostativo ad ogni beneficio&#8221;</em> attacca la lettera firmata, per l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII -fondata da Don Oreste Benzi- dal responsabile generale <strong>Giovanni Paolo Ramonda</strong> e dagli animatori del servizio generale carcere <strong>Mauro Cavicchioli</strong> e <strong>Giuseppe Angelini</strong>. <span id="more-6026"></span></p>
<p><em>&#8220;Santo Padre, molti di noi sono in carcere da 20, 30 anni, altri di più, senza mai essere usciti un solo giorno, senza mai un giorno di permesso con la propria famiglia&#8221;</em> si legge ancora nella lettera. <em>&#8220;Molti di noi sono entrati da ragazzi adolescenti e ora sono quarantenni destinati ad invecchiare in carcere, altri erano giovani padri  e ora sono nonni con i capelli bianchi. Santo Padre, noi e la Comunità Papa Giovanni XXIII, Le vogliamo dire che la pena dell’ergastolo è una pena che si sconta senza vita; che avere l’ergastolo è come essere morti, ma sentirsi vivi; che la pena dell’ergastolo è una pena del diavolo perché ti ammazza lasciandoti vivo; che la pena dell’ergastolo tradisce la vita; che subire la condanna dell’ergastolo è come perdere la vita prima ancora di morire; che la pena dell’ergastolo ti mangia l’amore, il cuore, e a volte anche l’anima; che la vita senza promessa di libertà non potrà mai essere una vita&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Santo Padre a cosa serve e a chi serve il carcere a vita? Si diventa non viventi. A che serve vendicarsi in questo modo? Non vediamo giustizia nella pena dell’ergastolo</em> -prosegue la lettera indirizzata a Benedetto XVI- <em>ma solo una grande ingiustizia perché si reagisce al male con altro male aumentando il male complessivo. Una società giusta non dovrebbe avere né la pena di morte, né la pena dell’ergastolo. Non è giustizia far soffrire e togliere la speranza per sempre per riparare al male che ha fatto una persona. Il male dovrebbe essere sconfitto con il bene e non con altro male. Il riscatto umano non è possibile con una pena che non potrà mai finire. La nostra vita è di una inutilità totale, è aberrazione, sofferenza infinita. L’ergastolo è una pena che rende il nostro presente uguale al passato, un passato che schiaccia il presente e toglie speranza al futuro&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Santo Padre, 310 ergastolani tempo fa si sono rivolti al Presidente della Repubblica dicendogli di preferire la morte al carcere a vita. Nell’anno 2007 un migliaio di ergastolani, sostenuti da 10.000 persone fra amici e parenti, hanno fatto lo sciopero della fame ad oltranza per l’abolizione dell’ergastolo. Nell’anno 2008 quasi ottocento ergastolani hanno inoltrato un ricorso alla Corte europea per chiedere l’abolizione dell’ergastolo perché in Europa solo in Italia esiste l’ergastolo ostativo. Sempre nell’anno 2008 un migliaio di ergastolani hanno fatto uno sciopero della fame a staffetta per l’abolizione dell’ergastolo. Santo Padre, i mass media dicono che l’ergastolo in realtà non esiste, ma allora, se non esiste, perché non lo tolgono? Vogliamo scontare la nostra pena, ma chiediamo una speranza, una sola, chiediamo un fine pena certo. Santo Padre ci sentiamo abbandonati da tutti, dagli uomini, dalla Chiesa e a volte persino da Dio, perché non si può essere contro la guerra, contro l’eutanasia, contro l’aborto e non essere contro la pena dell’ergastolo. Santo Padre, non abbiamo voce: ci dia la Sua per fare sapere che in Italia esiste l’ergastolo ostativo, una pena disumana che realmente non avrà mai termine e ci farà uscire solo morti dal carcere&#8221;</em>.</p>
<p>Infine il riferimento a Don Oreste Benzi, Fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII che <em>&#8220;ha sempre appoggiato il superamento dell’ergastolo e qualche giorno prima della sua morte, alle Settimane Sociali del 2007 ha detto: &#8216;adesso inizia lo sciopero della fame a Spoleto, nel supercarcere, per l’abolizione dell’ergastolo. Hanno ragione. Che senso ha dire che le carceri sono uno spazio dove si recupera la persona se è scritta la data di entrata e la data di uscita mai? È una contraddizione in termini. Perché non devono aver il diritto di dare prova che sono cambiati? Non è giusto questo&#8217;. Sicuri di sentire la sua voce, grazie&#8221;</em>. La firma è ovviamente quella degli ergastolani in lotta per la vita e la Comunità Papa Giovanni XXIII.</p>
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		<title>Corno d&#8217;Africa, la siccità colpisce 12 milioni di persone. Bertin: &#8220;Situazione disperata&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 14:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas]]></category>
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		<description><![CDATA[ROMA. Un pressante invito «a dividere il pane con i bisognosi». Così Benedetto XVI, commentando il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha richiamato di nuovo l’attenzione sui «tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4358" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/08/cornoafrica.jpg"><img class="size-medium wp-image-4358" title="cornoafrica" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/08/cornoafrica-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Jacopo O. (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Un pressante invito <em>«a dividere il pane con i bisognosi»</em>. Così Benedetto XVI, commentando il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ha richiamato di nuovo l’attenzione sui <em>«tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni»</em>. Un appello che fa eco alla richiesta di <strong>Ban ki-Moon</strong> del 25 luglio scorso di <strong>1,6 miliardi di dollari</strong> entro la fine dell’anno <em>«per salvare la vita di quanti sono a rischio, in gran parte donne e bambini»</em>. <span id="more-4357"></span></p>
<p>Il segretario generale dell’ONU ha sottolineato come i donatori internazionali hanno stanziato sino ad ora solo la metà di quanto necessario. La richiesta è inferiore alla metà dei fondi che nel 2010 erano stati resi disponibili da governi e privati cittadini per rispondere al terremoto di Haiti e pari a meno dello 0,1% delle spese militari mondiali nel 2010.</p>
<p>Unendosi alle parole del Papa, la presidenza della CEI ha lanciato una <strong>colletta nazionale</strong> con una raccolta straordinaria per <strong>domenica 18 settembre 2011</strong> al fine di sollecitare le comunità cristiane e tutti gli uomini di buona volontà ad esprimere fattivamente solidarietà alle popolazioni colpite dalla siccità attraverso gli interventi di Caritas Italiana in collaborazione con le Caritas locali che da mesi sono mobilitate per rispondere ai bisogni.</p>
<p>Le stime delle persone colpite dalla terribile siccità che coinvolge la Somalia, l’Etiopia, il Kenya, Gibuti e mette a rischio l’Eritrea, il Sud Sudan, l’Uganda e la Tanzania hanno superato i <strong>12 milioni</strong> e le notizie sono sempre più allarmanti. Monsignor <strong>Bertin</strong>, vescovo di Gibuti e presidente di Caritas Somalia, parla di <em>&#8220;situazione disperata&#8221;</em> e ha sottolineato come la doverosa e urgente solidarietà deve essere accompagnata dall’impegno per risolvere a monte le cause strutturali della crisi in Somalia, abbandonata da due decenni in una situazione di anarchia e conflitto.</p>
<p>Caritas Italiana ha già stanziato <strong>300.000 euro</strong> e, anche in vista della colletta del 18 settembre, rinnova l’invito alla solidarietà. Inoltre, alla vigilia della <strong>conferenza sugli aiuti</strong> prevista per mercoledì 3 agosto a Nairobi, fa appello ai governi e agli organismi internazionali affinché rispondano con urgenza e in modo adeguato a questa emergenza e per il futuro avviino subito politiche volte alla prevenzione di queste tragedie, a partire dalla presa in considerazione della questione somala, senza ripetere i drammatici errori del passato.</p>
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		<title>Benedetto XVI: il cibo non sia oggetto di speculazione</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2011/07/01/benedetto-xvi-il-cibo-non-sia-oggetto-di-speculazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 09:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fame]]></category>
		<category><![CDATA[Fao]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Benedetto XVI]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. &#8220;Bisogna fare di più per sconfiggere la fame. Non possiamo tacere il fatto che anche il cibo è diventato oggetto di speculazione&#8220;.Lo ha affermato il Papa questa mattina nel suo discorso alla Conferenza della Fao. Il Papa ha ricordato che l&#8217;alimentazione» &#8220;tocca il fondamentale diritto alla vita. Garantirla richiede agire direttamente e senza indugio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ROMA</strong>. &#8220;<em>Bisogna fare di più per sconfiggere la fame. Non possiamo tacere il fatto che anche il cibo è diventato oggetto di speculazione</em>&#8220;.Lo ha affermato il Papa questa mattina nel suo discorso alla Conferenza della Fao. Il Papa ha ricordato che l&#8217;alimentazione» &#8220;<em>tocca il fondamentale diritto alla vita. Garantirla richiede agire direttamente e senza indugio su quei fattori che gravano su lavorazione e meccanismi di distribuzione e sul mercato internazionale</em>&#8220;. Benedetto XVI ha anche denunciato che milioni di bambini non hanno cibo, sono condannati a morte precoce, a un ritardo nel loro sviluppo fisico e psichico o costretti a forme di sfruttamento pur di ricevere un minimo di nutrimento e ha esortato gli Stati a fare di più.</p>
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		<title>I Rom dell&#8217;Unirsi scrivono al Papa: &#8220;La nostra situazione è gravissima&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 15:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marginalità]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Emarginazione]]></category>
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		<description><![CDATA[ROMA. Hanno scritto al Papa ma non sono riusciti a consegnare la lettera. L&#8217;Unirsi (Unione nazionale internazionale Rom Sinti in Italia), federazione delle associazioni e gruppi autonomi dei Rom e Sinti in Italia, ha reso pubblica la missiva scritta in occasione dell&#8217;incontro dell&#8217;11 giugno scorso con Papa Benedetto XVI. &#8220;Ti chiediamo umilmente di far conoscere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3710" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/papabenedetto-rom.jpg"><img class="size-medium wp-image-3710" title="papabenedetto-rom" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/papabenedetto-rom-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Il Papa e i rom - ph. Sant&#39;Egidio</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Hanno scritto al Papa ma non sono riusciti a consegnare la lettera. L&#8217;Unirsi (Unione nazionale internazionale Rom Sinti in Italia), federazione delle associazioni e gruppi autonomi dei Rom e Sinti in Italia, ha reso pubblica la missiva scritta in occasione <a href="http://www.volontariatoggi.info/2011/06/11/rom-in-2-000-dal-papa-impagliazzo-evento-storico/">dell&#8217;incontro dell&#8217;11 giugno</a> scorso con <strong>Papa Benedetto XVI</strong>. <em>&#8220;Ti chiediamo umilmente di far conoscere la nostra sempre più difficile situazione. Nel mondo cresce la xenofobia e abbiamo paura, siamo sempre più discriminati sia dalle popolazioni locali che dalle autorità competenti dei vari governi&#8221;</em>, scrive <strong>Kasim Cizmic</strong> (presidente Unirsi, delegato Ertf per l’Italia) insieme a <strong>Rudko Kawcinski</strong> (presidente Ertf, European Roma and Travellers forum) e ai delegati <strong>Rustem Robert, Elezovski Asmet</strong> e <strong>Raducanu George</strong>.<span id="more-3709"></span></p>
<p><em>&#8220;Siamo qui con le nostre famiglie e con le nostre tradizioni, con le nostre paure, con i nostri pregi e i nostri difetti. Abbiamo una ricca cultura da trasmettere e da promuovere attraverso il teatro, i canti, la poesia e l’artigianato</em> -prosegue il testo- <em>ma ci rendiamo conto quanto sia difficile un’autentico incontro tra culture cosi diverse che spesso suscitano diffidenza e paura in chi ci incontra, a volte giustificata da atti di violenza di alcuni Rom, ma la maggioranza è tesa a promuovere un dialogo profondo e pacifico con la Nazione che l’accoglie, nel rispetto delle leggi e nella ricerca di un’autentica fraternità&#8221;</em>.</p>
<p>Così si rivolgono al Papa in nome dei <strong>170mila Rom italiani</strong> e dei <strong>12 milioni di Rom europei</strong> (<em>&#8220;anche se nessun censimento ufficiale è stato fatto&#8221;</em>, precisano). Per tutti i Sinti, Camminanti e per tutte quelle popolazioni <em>&#8220;che soffrono&#8221;</em>. Invocano quindi le preghiere <em>&#8220;per il rispetto della dignità di ogni essere umano, uomo, donna, bambino, specialmente per i più deboli. Che la parabola del &#8216;buon samaritano&#8217; sia di esempio a tutti, anche per le amministrazioni pubbliche. Perché vengano riconosciuti e incoraggiati i talenti di ogni essere umano, e perché ogni essere umano trovi la forza e il coraggio di mettere a frutto i suoi talenti, al servizio del bene, anche se in contesti esistenzialmente difficili. Perché gli abitanti tutti di questo mondo si riconoscano nei valori cristiani dell’accoglienza e della solidarietà e li riconoscano come valori fondanti della propria identità e della propria convivenza, nella sfera pubblica e privata&#8221;</em>.</p>
<p>Infine l’assocciazione si rivolge al Papa dicendo che la loro situazione <em>&#8220;è gravissima&#8221;</em> e non è conosciuta da tutti. Quindi l&#8217;Unirsi chiede <em>&#8220;umilmente un’incontro con sua Santità, per far conoscere meglio la situazione in cui versa attualmente la popolazione Rom&#8221;</em>.</p>
<p>L’associazione Unirsi, membro italiano dell&#8217;European Roma and Travelers Forum e partner di Antiziganismo, è un&#8217;associazione no-profit che rappresenta le associazioni e i gruppi autonomi  Rom e Sinti presenti in Italia. Iscritta nel registro della presidenza del Consiglio dei Ministri (dipartimento per le Pari Opportunità, nell’elenco delle associazioni e degli enti che svolgono attività nel campo della lotta contro le discriminazioni), fu fondata nel 1999. Si è sempre impegnata a far adottare politiche che favoriscano il dialogo e la non violenza, per promuovere e sensibilizzare la comprensione reciproca tra le culture, per esaminare e presentare proposte di adozione verso politiche finalizzate all&#8217;integrazione della popolazione Rom e Sinta e a svilupparne la formazione professionale. L’Italia, pur essendo il Paese d’Europa con la più bassa percentuale di Rom e Sinti, è <em>&#8220;arretrata di almeno 25 anni rispetto all’Europa sulle politiche di integrazione per il popolo Rom e Sinto&#8221;</em>.</p>
<p>Dal 2007 a oggi la situazione <em>&#8220;è andata peggiorando anche sul problema abitativo</em> -scrivono- <em>con gli sgomberi forzati nei vari campi di Milano, Roma e Napoli. Pur non esistendo dei censimenti ufficiali, da un’indagine su scala nazionale risulta che i Rom, Sinti e Camminanti in Italia sono circa 200mila&#8221;</em>. Di questi, <strong>70mila sono italiani</strong> e 100mila provenienti da Balcani, Bulgaria e Romania. Sono circa 30mila le popolazioni Rom che, a seguito della guerra, in ondate successive arrivarono dalla Jugoslavia, in particolare dalla Bosnia-Erzegovina, Serbia, Kossovo e dalla Macedonia.</p>
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		<title>Rom, in 2.000 dal Papa. Impagliazzo (Sant&#8217;Egidio): &#8220;Evento storico&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 17:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Impagliazzo]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Benedetto XVI]]></category>
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		<category><![CDATA[Sant'Egidio]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. “L’udienza del Papa con i rappresentanti del popolo Rom è stato un evento storico profondamente gioioso, commovente e sereno. Un evento che non ha eluso le sofferenze e le persecuzioni vissute dai Rom nel XX secolo&#8221;, ha dichiarato subito dopo l&#8217;udienza di Papa Benedetto XVI Marco Impagliazzo, presidente della comunità di Sant’Egidio. I rom [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3673" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/rom-papa.jpg"><img class="size-medium wp-image-3673" title="rom-papa" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/06/rom-papa-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Rom dal Papa - ph. Sant&#39;Egidio</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> <em>“L’udienza del Papa con i rappresentanti del popolo Rom è stato un evento storico profondamente gioioso, commovente e sereno. Un evento che non ha eluso le sofferenze e le persecuzioni vissute dai Rom nel XX secolo&#8221;</em>, ha dichiarato subito dopo l&#8217;udienza di Papa Benedetto XVI <strong>Marco Impagliazzo</strong>, presidente della comunità di Sant’Egidio. I rom europei non erano 1.500 come annunciato, bensì 2mila. E grazie alla Sant&#8217;Egidio vi proponiamo quttro delle testimonianze di oggi. <em>&#8220;Il Papa ha chiesto all’Europa di non dimenticare tanto dolore. Dal dolore di una storia di sofferenza, nasce dopo questa udienza la speranza che le popolazioni Rom possano vivere insieme in pace e sicurezza con tutti i popoli europei&#8221;</em>, prosegue Impagliazzo.<span id="more-3672"></span></p>
<p><em>&#8220;L’invito del Papa a scrivere insieme una nuova pagina di storia della minoranza Rom in Europa</em> -aggiunge- <em>resta una parola decisiva da cui ripartire tutti insieme, Rom e non Rom,  per costruire una società del vivere insieme.”</em></p>
<p>L&#8217;udienza è avvenuta nel giorno della ricorrenza del 75° anniversario del martirio e dei 150 anni dalla nascita del beato Zeffirino (Ceferino) Giménez Malla (1861-1936), gitano martire della fede di origine spagnola. E questo evento, lo ricordiamo, è stato realizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Fondazione “Migrantes” della Conferenza Episcopale Italiana e dalla Diocesi di Roma.</p>
<p>Ecco qua i testi delle quattro testimonianze dei rom che sono intervenuti oggi all&#8217;udienza con Papa Benedetto XVI nell&#8217;aula &#8220;Paolo VI&#8221;.</p>
<blockquote><p>Santo Padre, sono molto contento ed emozionato di essere qui oggi con lei e di prendere la parola. Mi chiamo Carlo, ho 18 anni e sono un rom e un cittadino pienamente europeo: ho genitori venuti dalla Jugoslavia e sono nato e ho sempre vissuto a Roma. Sono cresciuto in quelli che chiamano campi nomadi e non e’ stato semplice. Quando sei un bambino che vive in un campo, a scuola non sei considerato come tutti gli altri. Quando cresci e cerchi un lavoro e nei documenti vedono nell’indirizzo “campo nomadi”, ti dicono no grazie. Lo so ci sono dei rom che sbagliano, che si comportano male, ma la responsabilità e’ sempre personale e la colpa non e’ mai di un’etnia o di un popolo. Noi rom, soprattutto giovani, pensiamo al futuro e sogniamo di poter studiare, lavorare, abitare in una casa, di avere dei documenti. Sembrano cose banali e scontate, ma per troppi zingari non lo sono ancora. Io sono nato a Roma, anche se purtroppo non sono ancora cittadino italiano, qui ho studiato, ho tanti amici, e qui sto cercando un lavoro, vorrei mettere su famiglia e vivere la mia vita. Quando penso al futuro, penso a città e paesi dove ci sia posto anche per noi, a pieno titolo, come cittadini come tutti gli altri, non come un popolo da isolare e di cui avere paura. Credo che tutti abbiamo la responsabilità di costruire questo futuro nuovo: rom e gage’ insieme. Ringrazio la Chiesa che insegna a tutti a essere fratelli e sorelle e il Papa che oggi ci ha voluto qui con lui a San Pietro.<br />
<strong>Carlo Mikic (giovane appartenente al gruppo dei Rom Rudari)</strong></p>
<p>Beatissimo Padre, La ringrazio per questo invito eccezionale. Mi chiamo Pamela, ho 28 anni sono italiana e appartengo alla comunità dei Sinti. La mia famiglia è in Italia da molti secoli. Oggi ho anch’io una mia famiglia, un marito e due bellissimi bimbi. E’ sempre a loro che penso, al loro futuro, a come cresceranno e a come vivranno. I bambini sono la speranza delle nostre famiglie e del nostro popolo, ma sono anche molto fragili. Vorrei per i miei figli e per tutti i bambini Rom e Sinti un futuro di pace e serenità, in cui possano crescere e vivere insieme agli altri bambini d’Europa e del mondo senza essere esclusi e discriminati. Anche se ho sempre vissuto in un campo, mi ritengo fortunata, ho potuto studiare e sono cittadina, quindi ho documenti e diritti. Quando sono in città nessuno si accorge che sono sinta. E succede anche che qualcuno mi parla male de “gli zingari”. Santo Padre, sono stata educata alla fede dai miei genitori e ho fatto il catechismo e la comunione con i miei amici della Comunità di Sant’Egidio. Sinceramente davanti al Signore Gesù non mi sono mai sentita diversa, estranea. Io so che l’uomo guarda l’apparenza, ma il Signore guarda il cuore e Lei oggi ce lo dimostra. So che il beato Zeffirino, un gitano come noi, è riuscito a vivere una vita buona, pur essendo un uomo semplice e mite: credo che dobbiamo ancora imparare tanto da lui. Padre Santo, voglio ringraziarla per questa occasione con un nostro antico augurio: “Kon lacipè kerel, arakhel les o Del ”(Colui che fa del bene, è protetto da Dio).<br />
<strong>Pamela Suffer (donna cattolica italiana appartenente al gruppo dei Sinti)</strong></p>
<p>Santo Padre, mi chiamo Ceija Stojka. Quando sono nata in Austria la mia famiglia contava più di 200 persone. Solo sei di noi sono sopravissuti alla guerra e allo sterminio. Quando avevo 9 anni fui deportata con la mia famiglia prima ad Auschwitz, poi a Ravensbrück ed a Bergen-Belsen. Ero bambina e dovevo vedere morire altri bambini, anziani, donne, uomini; e vivevo fra i morti e i quasi morti nei campi. E mi chiedevo: perché? Che cosa abbiamo fatto di male? Sento gli strilli delle SS, vedo le donne bionde, le „Aufseherinnen“ (guardie/sorveglianti) con i loro cani grandi che ci calpestavano, sento ancora l´odore dei corpi bruciati. Come posso vivere con questi ricordi? Come posso dimenticare quello che abbiamo vissuto? Non è possibile dimenticarlo. E l’Europa non deve dimenticarlo!Oggi Auschwitz e i campi di concentramento si sono addormentati, e non si dovranno mai più svegliare. Ho paura però, che Auschwitz stia solo dormendo. Per dire la verità: non vedo un futuro per i Rom. L’antigitanismo e le minacce in Ungheria, ma anche in Italia ed in tanti altri posti mi preoccupano molto e mi rendono triste triste. Ma vorrei dire che i Rom sono i fiori in questo mondo grigio. Hanno bisogno di spazio e di aria per respirare.  Se il mondo non cambia adesso, se il mondo non apre porte e finestre, se non costruisce la pace -la pace vera!- affinché i miei pronipoti (il quarto nascerà fra alcuni mesi) abbiano una chance a vivere in questo mondo, allora non so spiegarmi il perché sono sopravissuta ad Auschwitz, Bergen-Belsen e Ravensbrück. Oggi vedo qui riuniti tante sorelle e fratelli Rom e Sinti da tutta Europa insieme al Papa: questa è un’immagine di gioia e di speranza per il futuro.<br />
<strong>Ceija Stojka (appartiene a una famiglia di zingari austriaci; è superstite dei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau e Bergen-Belsen)</strong></p>
<p>Holy Father, I thank You for this historic occasion of being here with You, with many Gypsies coming from all over Europe. My name is Atanazia Holubova and I m a nun of Saint Basil the Great order.  With grateful and humble heart I thank God the Father for calling me. I think God fulfilled his words choosing “the weak to shame the strong”. I come from a small village, from a big Eastern Slovak Gipsy family. My parents believed in God, but they did not attend church services regularly, except Easter. In my teenage years I met a priest and a group of young Christians. We used to meet secretly during totalitarian era. For the first time I experienced the joy and the community based on Jesus Christ. They did not mind me being a Gipsy. We used to attend daily mass and meeting nuns for the first time I got to feeling that God is calling me to serve Him as a nun. I felt that Hi is calling me to help Gypsies to find their way to Him and to find the true joy. So after finishing secondary medical school I secretly joined the order to become a nun. I was granted a great deal of God’s blessings during my life in my family and among my fellow Gypsies where he sent me. I do hope that the Gospel and the love of Jesus will reach soon many of our Gipsy brothers and sisters who do not know it yet and that we may be faithful and ardent witnesses of what we have seen and what we have received from the mother Church.<br />
<strong>Suor Atanazia Holubova (donna zingara slovacca divenuta suora basiliana; si occupa di pastorale tra i Rom)</strong></p></blockquote>
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		<title>1.500 Rom in udienza dal Papa</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 14:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ROMA.</strong> Sabato 11 giugno Papa Benedetto XVI riceverà in udienza più di 1500 Rom Sinti, Manuches, Kale, Yenish e Travellers da 20 paesi d&#8217;Europa, dall&#8217;Italia e da molti “campi” di Roma, nella ricorrenza del 75° anniversario del martirio e dei 150 anni dalla nascita del beato <strong>Zeffirino</strong> (Ceferino) <strong>Giménez Malla</strong> (1861-1936), gitano martire della fede di origine spagnola. L’evento è stato realizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Fondazione “Migrantes” della Conferenza Episcopale Italiana, e dalla Diocesi di Roma. Questi i precedenti: Paolo VI incontrò i Rom a Pomezia nel 1965 e li accolse nel 1975 a Castel Gandolfo; Giovanni Paolo II incontrò più volte varie delegazioni e proclamò Beato il gitano Zeffirino nel 1997. Durante il Grande Giubileo del 2000, poi, il Papa chiese perdono al Signore anche per i peccati commessi nei confronti degli Zingari dai figli della Chiesa. Tra le testimonianze vi sarà quella di <strong>Ceija Stojka</strong>, romnì austriaca deportata a 9 anni prima ad Auschwitz, poi a Ravensbrück e a Bergen-Belsen. La sua famiglia contava più di 200 persone e solo 6 sopravvissero alla guerra e allo sterminio.</p>
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