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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Povertà</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Terzo settore: gli effetti dei tagli in un &#8220;dossier&#8221;. Dialogo aperto con il Governo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Testa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Settore]]></category>
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		<description><![CDATA[ROMA. I tagli non sono solo un concetto astratto. E i &#8220;sacrifici&#8221; richiesti, così come il ridimensionamento -o l&#8217;annullamento, in certi casi- delle risorse destinate ai servizi, be&#8217;, si stanno facendo sentire. Diminuiscono le risorse, aumentano povertà e vulnerabilità. E il sistema di welfare ha cominciato a vivere la sua peggiore crisi. In questo contesto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6307" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="www.flickr.com/photos/matthileo/4335602681/"><img class="size-medium wp-image-6307 " title="forbici" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2012/01/forbici-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. matthileo (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> I tagli non sono solo un concetto astratto. E i &#8220;sacrifici&#8221; richiesti, così come il ridimensionamento -o l&#8217;annullamento, in certi casi- delle risorse destinate ai servizi, be&#8217;, si stanno facendo sentire. Diminuiscono le risorse, aumentano povertà e vulnerabilità. E il sistema di welfare ha cominciato a vivere la sua peggiore crisi. In questo contesto di <em>&#8220;emergenza sociale&#8221;</em> il Forum del terzo settore -che ha avviato un dialogo col Governo per definire un percorso comune <em>&#8220;di strategie politiche sostenibili sia sotto il profilo economico che sociale&#8221;</em>- sta cercando di costruire un dossier nel quale raccogliere <em>&#8220;casi emblematici&#8221;</em> (e concreti) degli effetti dei tagli. <span id="more-6306"></span></p>
<p><em>&#8220;Apprezziamo il cambiamento di rotta che il nuovo governo sta manifestando in materia di politiche sociali&#8221;</em> ha commentato il portavoce <strong>Andrea Olivero</strong> a seguito dell&#8217;incontro tra una delegazione del coordinamento nazionale del Forum e il sottosegretario del Ministero del lavoro e delle politiche sociali <strong>Maria Cecilia Guerra</strong>. <em>&#8220;Contro la precedente prassi di tagli e solo tagli diventata insostenibile per il paese</em> -aggiunge Olivero- <em>è questo il momento di scelte strategiche che prevedono, accanto a innegabili sacrifici, anche una redistribuzione delle risorse destinate al welfare&#8221;</em>.</p>
<p>Fra i temi affrontati in questo primo incontro con Guerra -che per Olivero <em>&#8220;si è dimostrata disponibile ad ascoltare e accogliere le istanze del terzo settore&#8221;</em>- ci sono i tagli agli enti locali delle risorse destinate al welfare, la revisione dell’Isee, le modalità di accesso ai servizi, la non autosufficienza, i tagli all’assistenza e la strutturazione dei servizi. <em>&#8220;Le questioni poste al governo sono urgenti e richiedono misure tempestive. Ma anche il Sottosegretario</em> -prosegue Olivero- <em>ha ben presente la drammatica situazione che i tagli agli enti locali stanno provocando, per i territori e per i cittadini, e ha a cuore l’entità dei problemi derivanti dalla chiusura di molti servizi, come sta avvenendo nelle ultime settimane, per i quali ha sottolineato la necessità di trovare risorse affinché vengano ripristinati e non vengano lesi ulteriormente i diritti di moltissimi cittadini&#8221;</em>.</p>
<p>Di povertà, vulnerabilità e democrazia si era parlato nei giorni scorsi anche nel corso del convegno &#8220;Democrazia e cambiamenti sociali: ruolo del volontariato e del Terzo settore&#8221;, organizzato a Pisa da UniTS. Tutti d&#8217;accordo sul fatto che la povertà abbia cambiato la dimensione della crisi economica. E i fronte a questa nuova condizione sembra necessaria un&#8217;ulteriore presa di coscienza da parte del mondo del volontariato e di tutti il terzo settore. Per <strong>Francesco Marsico</strong> (Caritas) parlare di povertà <em>&#8220;è un fatto drammatico ma positivo, perché quando un paese riesce a discuterne fa il proprio mestiere&#8221;</em>, mentre <strong>Gregorio Arena</strong> (Università di Trento &#8211; Labsus) ritiene che il <em>&#8220;volontariato sia una risorse per la democrazia e per il paese&#8221;.</em> Qual è, quindi, il rapporto tra volontariato e nuovo welfare? <em>&#8220;Il volontariato è un soggetto strategico che deve assumere sempre di più un valore politico&#8221;</em> spiega <strong>Salvatore Allocca</strong>, assessore al sociale della Regione Toscana. <em>&#8220;In ballo non c&#8217;è solo la questione dei servizi. Il volontariato</em> -aggiunge- <em>è infatti un&#8217;enorme risorsa capace di intervenire sulla qualità della vita. Del resto dobbiamo fare i conti con la scarsezza delle risorse. Ma sia chiaro: non è che i soldi non ci sono, il problema è che non ce li danno. </em><em>Ci sarebbero anche soluzioni possibili. Un esempio? In Toscana ci sono 423mila abitazioni sfitte. Ecco, se potessimo mettere una tassa di 10 euro in media al mese -120 euro l&#8217;anno, cifra che non ritengo eccessiva per chi si permette di non mettere a frutto la casa- saremmo capaci di mettere insieme circa 50milioni di risorse ogni anno. Cioè più di quanto la Regione Toscana impiega per il sociale e per l&#8217;emergenza abitativa. Vedete, non esiste una politica redistributiva. Allora cosa fare? Prima di tutto non dobbiamo cadere nella &#8216;sindrome del treno&#8217;: se il convoglio è affollato, i passeggeri litigano fra loro anziché protestare per l&#8217;inefficienza del servizio. Manca quindi l&#8217;elemento della solidarietà, che va ridiscusso. Occorre puntare alla qualità, cercando di ristabilire nella società il principio dello &#8216;scambio solidale&#8217;. L&#8217;impegno del volontariato, in questo senso, può riempire quei vuoti lasciati dalla crisi occupando spazi destinati all&#8217;economia solidale&#8221;</em>.</p>
<p>Il confronto tra Governo e terzo settore proseguirà anche nelle prossime settimane. Nel frattempo il Forum sta cercando di redige un dossier sugli effetti concreti e tangibili dei tagli. <em>&#8220;E’ chiaro che gli enti locali sono chiamati in prima battuta a una razionalizzazione e riqualificazione della loro intera spesa</em> -scrive Olivero alle sigle che aderiscono al Forum del terzo settore- <em>ma questo azione virtuosa necessita di tempi medio lunghi, mentre i tagli sono stati repentini e con effetti immediati&#8221;.</em></p>
<p>Con questa premessa, per provare a denunciare questa <em>&#8220;sempre più difficile situazione&#8221;</em> e <em>&#8220;farla emergere come problema nazionale da inserire come &#8216;emergenza sociale&#8217; nell’azione di Governo&#8221;</em>, il Forum desidera <em>&#8220;provare a costruire un dossier&#8217; di casi emblematici degli effetti dei tagli a partire dai servizi ridotti o soppressi per eventualmente poter anche raccoglie testimonianze delle persone e delle famiglie colpite&#8221;</em>. A questo scopo è stato realizzato un apposito modulo che dovrà essere consegnato al Forum entro il prossimo 17 febbraio.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.volontariatoggi.info/author/admin/"><strong>Gianluca Testa</strong></a></p>
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		<title>A Roma 6.000 senzatetto</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 11:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA. Esclusi gli insediamenti rom, sono circa 6mila le persone senza dimora a Roma. Durante l’inverno, secondo i dati raccolti dalla Comunità Sant&#8217;Egidio, trovano accoglienza presso centri di accoglienza notturna del Comune o di associazioni di volontariato circa 2800 persone così divise: 1.500 presso parrocchie, associazioni di volontariato e religiosi; 1.300 presso centri convenzionati con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6073" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/roel1943/5259021610"><img class="size-medium wp-image-6073" title="cochard" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/12/cochard-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Roel Wijnants (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Esclusi gli insediamenti rom, sono circa 6mila le persone senza dimora a Roma. Durante l’inverno, secondo i dati raccolti dalla Comunità Sant&#8217;Egidio, trovano accoglienza presso centri di accoglienza notturna del Comune o di associazioni di volontariato circa 2800 persone così divise: 1.500 presso parrocchie, associazioni di volontariato e religiosi; 1.300 presso centri convenzionati con il comune di Roma (di cui 420 aperti solo durante l’emergenza freddo, 180 posti permanenti, 700 per i rifugiati).<span id="more-6072"></span></p>
<p>Ci sono poi circa 1200 persone che non trovano accoglienza presso i centri e dormono per strada aspettando che si liberi un posto letto. Circa 2000 persone vivono in insediamenti spontanei (baracche e tendopoli) nella periferia della città, nei parchi, nelle grotte e nei ruderi.</p>
<p>Secondo l&#8217;inchiesta, nel dicembre 2011, su un campione di 1684 che vivono in strada incontrati durante le distribuzioni delle cene itineranti, le donne sono il 19%, gli italiani sono il 18,5%, gli stranieri l’82,5%. Di questi, il 40% sono rifugiati, richiedenti asilo o dublinanti. Il 5,7% sono minori e tutti stranieri, il 1,6% sono ultra 65enni quasi tutti italiani.</p>
<p>Le associazioni e i gruppi che affiancano la Comunità nel servizio di strada sono una rete consolidata di una trentina di organismi che tutta la settimana è presente accanto ai poveri nei luoghi dove cercano riparo per la notte, molti nelle stazioni ferroviarie. Sono circa 2000 i romani che gratuitamente la sera si impegnano in questo modo.</p>
<p>La Comunità ha originalmente esteso il suo intervento nelle periferie della città fino a toccare comuni limitrofi come Guidonia, Nettuno, Civitavecchia e S.Marinella dove punte di estrema povertà cominciano ad emergere nel vasto territorio provinciale.</p>
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		<title>Povertà: ogni anno 8.000 richieste di aiuto al telefono della Sant&#8217;Egidio. I problemi? Economici e abitativi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 11:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA. Al Centro di accoglienza per italiani a Roma sono venute in tutto l’anno (da dicembre 2010 a novembre 2011) 1.535 persone, di cui poco più della metà sono uomini (799 maschi, 736 femmine). Nel corso degli ultimi 7 anni -secondo quanto riportato dalla Comunità di Sant&#8217;Egidio in occasione della presentazione guida &#8220;Dove mangiare, dormire, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6067" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/loungerie/2194895256"><img class="size-medium wp-image-6067 " title="poverta" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/12/poverta-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" /></a><p class="wp-caption-text">ph. loungerie (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Al Centro di accoglienza per italiani a Roma sono venute in tutto l’anno (da dicembre 2010 a novembre 2011) 1.535 persone, di cui poco più della metà sono uomini (799 maschi, 736 femmine). Nel corso degli ultimi 7 anni -secondo quanto riportato dalla Comunità di Sant&#8217;Egidio in occasione della presentazione guida <a href="http://www.volontariatoggi.info/2011/12/21/a-roma-50-000-nuovi-poveri-e-scoppia-lemergenza-casa-220-000-lhanno-persa-nellultimo-decennio/"><em>&#8220;Dove mangiare, dormire, lavarsi&#8221;</em></a> (la &#8220;Guida Michelin per i poveri&#8221;)- è aumentato il numero delle persone che si rivolgono per la prima volta al Centro, in particolare l’incremento più elevato si registra nel corso degli ultimi tre anni. Molti chiedono un aiuto alimentare, assieme a consigli sul lavoro, l’alloggio, le pratiche amministrative. <span id="more-6066"></span></p>
<p>L’analisi delle caratteristiche delle persone che sono venute per la prima volta, in ciascuno degli anni indicati, mostra che è soprattutto il numero degli uomini della fascia di età tra i 45 e i 60 anni ad aumentare, mentre le donne restano stabili.</p>
<p>Altra caratteristica delle persone che si avvicinano al centro per la prima volta da mettere in rilievo riguarda le persone che vivono sole. L’incremento delle persone sole è da attribuire principalmente al numero di persone anziane -che spesso vivono sole- e di uomini -disoccupati, il più delle volte separati- che negli ultimi anni è in costante aumento. La percentuale di persone ultasessantacinquenni che è venuta al centro per la prima volta è pari al 23,2%, vale a dire circa una persona su quattro. Ben più elevata inoltre è la percentuale degli anziani sul totale delle presenze al centro registrate nel corso del 2011, pari a più del 40 per cento.</p>
<p>I dati mostrano anche che si tratta di persone che sperimentano un’elevata precarietà abitativa. Infatti solo l’8,5 per cento delle persone venute nel corso dell’anno 2011 vive in casa di proprietà, percentuale che scende al 5,4 % se si considerano solo le persone venute per la prima volta. Tra le tipologie di abitazioni indicate emerge una notevole varietà: affitto, subaffitto, casa popolare, ospiti da amici, dormitorio, locali occupati, residence, roulotte, baracca, automobile, garage, grotta, strada. I senza fissa dimora “dichiarati” rappresentano il 25 per cento (uno su quattro) delle persone venute nel corso dell’anno e il 37 per cento di quanti sono venuti per la prima volta.</p>
<p><strong>SEGNALAZIONI AL TELEFONO DELLA SANT’EGIDIO.</strong> Ogni anno giungono alla Comunità circa 8000 telefonate l’anno con richieste multiple e ripetute. Si tratta di persone che cercano assistenza o consigli su come affrontare alcuni problemi come la solitudine, la mancanza di lavoro o alloggio, le difficoltà legate alla malattia, oppure che segnalano parenti o conoscenti disabili, anziani bisognosi di sostegno. <em>&#8220;Abbiamo approfondito l’analisi di 1000 richieste d’aiuto individuali e acute&#8221;</em> spiga la Sant&#8217;Egidio. <em>&#8220;Si può osservare un trend in costante crescita di persone che presentano problemi economici e/o abitativi. In particolare il dato appare in crescita in valore assoluto sia per i problemi abitativi che per quelli economici&#8221;</em>.</p>
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		<title>A Roma 50.000 nuovi poveri. E scoppia l&#8217;emergenza casa: 220.000 l&#8217;hanno persa nell&#8217;ultimo decennio</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA. 65.000 sfratti, 56.000 per morosità: 220.000 famiglie italiane hanno già perso la loro casa negli ultimi dieci anni. Mario Marazziti, nella presentazione della nuova edizione, la ventiduesima, della Guida &#8220;Dove mangiare, dormire, lavarsi&#8221; -la cosiddetta &#8220;Guida Michelin per i poveri&#8221; (500 indirizzi della solidarietà, un vero e proprio vademecum della sopravvivenza nella Capitale, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6078" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/squarcina/2150268244"><img class="size-medium wp-image-6078" title="help" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/12/help-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Giampaolo Squarcina (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> 65.000 sfratti, 56.000 per morosità: 220.000 famiglie italiane hanno già perso la loro casa negli ultimi dieci anni. Mario Marazziti, nella presentazione della nuova edizione, la ventiduesima, della Guida <em>&#8220;Dove mangiare, dormire, lavarsi&#8221;</em> -la cosiddetta <em>&#8220;Guida Michelin per i poveri&#8221;</em> (500 indirizzi della solidarietà, un vero e proprio vademecum della sopravvivenza nella Capitale, che esce anche in altre città, da Buenos Aires a Barcellona)- ha segnalato una specificità italiana e un grande rischio nell’attuale difficoltà economica del Paese: che 2.000 nuove famiglie a Roma possano perdere la casa entro il 2012 e che più di 50.000 nuove famiglie possano andare ad ingrossare le file dei &#8220;nuovi poveri&#8221;. Poveri strutturali, senza casa e senza lavoro.<span id="more-6060"></span></p>
<p>La Comunità di sant’Egidio ha lanciato la proposta di creare tavoli presso le Prefetture per sospendere temporaneamente gli sfratti per morosità rinegoziando debiti e affitti. Moratoria per gli affitti e per gli sfratti è il centro della proposta della Comunità di Sant’Egidio sul tipo di quanto è avvenuto per la rinegoziazione dei mutui e la sospensione dei pagamenti nella grande crisi bancaria degli anni scorsi.</p>
<div id="attachment_6062" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/12/TabellaSfrattiItaliaRoma.jpg"><img class="size-full wp-image-6062 " title="TabellaSfrattiItaliaRoma" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/12/TabellaSfrattiItaliaRoma.jpg" alt="" width="500" /></a><p class="wp-caption-text">Tabella degli sfratti in Italia</p></div>
<p><strong>LA GUIDA PER I POVERI</strong> &#8211; La 22a edizione è stampata in 13.000 copie ed è realizzata con il contributo delle Ferrovie dello Stato. La Guida &#8220;Dove mangiare, dormire, lavarsi&#8221; è pubblicata a Roma, Firenze, Genova, Milano, Napoli. Ma anche in Europa (Barcellona e Madrid) e in America Latina, a Buenos Aires. Contiene 224 pagine, 14 sezioni e circa 500 indirizzi. Complessivamente ci sono 34 mense, cene per la strada offerte da 30 organismi di volontariato, 36 centri in cui dormire, servizi doccia, luoghi dove curarsi, centri di ascolto, ambulatori, scuole per stranieri, corsi, centri di aiuto per alcolisti e tossicodipendenti, comunità parrocchiali. Inoltre da quest&#8217;anno il comune mette a disposizione una casa di accoglienza per padri separati e centri &#8220;H2&#8243;” per le persone con fragilità socio-sanitaria.</p>
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		<title>Povertà per quasi 2 milioni di bambini. Picco al sud, sotto accusa sono gli stili di vita</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 10:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati]]></category>
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		<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA. Sono 10 milioni e 229 mila i minori in Italia, pari al 16,9% del totale della popolazione: di essi 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale. Un pianeta infanzia che in una Italia che invecchia si riduce sempre di più. Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani sono infatti le uniche province “verdi” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5791" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/poiphotography/4899652573"><img class="size-medium wp-image-5791 " title="minori-poverta" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/11/minori-poverta-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Poi Photography (cc flickr)</p></div>
<p><strong>ROMA.</strong> Sono 10 milioni e 229 mila i minori in Italia, pari al 16,9% del totale della popolazione: di essi 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale. Un pianeta infanzia che in una Italia che invecchia si riduce sempre di più. Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani sono infatti le uniche province “verdi” italiane in cui la percentuale dei giovani fino ai 15 anni rimane maggioritaria sugli over 65. La crisi economica rischia di pesare soprattutto sui bambini e sugli adolescenti, in assenza di misure specifiche di tutela. Del resto, dal 2008 ad oggi, sono proprio le famiglie con minori ad aver pagato il prezzo più alto della grande recessione mondiale: negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con 1 minore è aumentata dell’1,8%, e tre volte tanto (5,7%) quella di chi ha 2 o più figli. Questo rileva il secondo Atlante dell&#8217;Infanzia (a rischio), diffuso da Save the Children alla vigilia della Giornata dell&#8217;Infanzia: oltre 150 pagine e 80 mappe che restituiscono moltissime informazioni sulla condizione di bambini e adolescenti del nostro paese: dalle città e territori in cui vivono, alla povertà minorile, dagli spazi di verde e di gioco disponibili, all&#8217;inquinamento urbano, dalla dispersione scolastica alla spesa sociale e servizi per l&#8217;infanzia. <span id="more-5790"></span></p>
<p>Quest’anno l’Atlante, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dall’unità d’Italia, include anche un approfondimento sui quasi cento ragazzi garibaldini che parteciparono alla spedizione dei mille, un modo anche per confrontare la “giovane Italia” di allora con quella attuale.</p>
<p><em>“La qualità della vita dei nostri bambini e ragazzi è mediamente incomparabile con quella del secolo scorso”</em> commenta <strong>Valerio Neri</strong>, Direttore Generale Save the Children Italia.<em> “Tuttavia, se non è più la tubercolosi a uccidere, o la guerra, oggi i nostri minori fanno i conti con la povertà, la scarsità di servizi per l’infanzia, le città inquinate, stili di vita insani che conducono all’obesità. Problemi che l’attuale crisi economica rischia di amplificare se non c’è un’inversione di rotta immediata e si pone la tutela dell’infanzia e adolescenza come una priorità delle scelte politiche-economiche di un paese che finora ha sempre investito molto nelle pensioni e molto meno di quanto avviene altrove per aiutare i minori, i giovani e le famiglie con figli.”</em></p>
<p><strong>La distribuzione della popolazione minorile: dalle città all’hinterland cittadino -</strong> Rispetto al 1861 -all’Italia appena unificata- il numero di minori si è mantenuto costante ma è nettamente cambiata la loro incidenza pari, allora, al 39% contro il 16,9% dell’attuale. Il risultato è che l’Italia è diventato il primo paese al mondo in cui gli anziani sono maggioranza e le città sono affollate di over 65 rispetto agli under 18, con le poche eccezioni delle province di Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani. Al polo opposto, come città più vecchie, Trieste e Savona. La tendenza tuttavia emergente analizzando la distribuzione della popolazione minorile nei capoluoghi di provincia e nei principali comuni italiani, è il graduale esodo dei minori dai centri storici delle aree metropolitane verso le periferie o i comuni limitrofi, città satellite, hinterland di recente costituzione. E’ il caso di Giugliano in Campania cresciuta esponenzialmente e in gran parte abusivamente negli ultimi vent’anni ai margini di Napoli: qui un abitante su quattro &#8211; pari al 25,8% &#8211; ha meno di 18 anni, una quota assai maggiore di quella che si registra nel capoluogo limitrofo (21,2%). Ma il discorso vale anche per esempio per Monza e Milano (16,5% di minori contro 14,8%), Prato e Firenze, Modena e Bologna. Il fenomeno è in gran parte dovuto al disagio abitativo delle famiglie giovani con figli, sempre più esposte davanti a un mercato immobiliare bloccato, segnato dall’aumento fuori controllo del prezzo degli affitti, dalla mancanza di un deciso intervento pubblico nel settore abitativo, dalla rinuncia alla pianificazione del territorio. Il paradosso in questo caso è rappresentato dal fatto che un numero sempre maggiore di bambini e di adolescenti finisce per crescere in territori spesso caratterizzati da una riduzione degli standard (urbanistici, ambientali, sociali) e dalla mancanza di servizi per l’infanzia.</p>
<p><strong>I minori di origine straniera -</strong> Un gruppo sempre più rilevante ma ancora non adeguatamente tutelato &#8211; rileva l’Atlante dell’Infanzia di Save the Children &#8211; è quello dei minori di origine straniera: quasi 1 milione di cui 572 mila sono bambini e ragazzi nati in Italia, le cosiddette seconde generazioni. L’Emilia Romagna la regione con la percentuale maggiore di nati da genitori stranieri (23%). Sono di fatto nuovi italiani, ai quali tuttavia una legge molto restrittiva riconosce la cittadinanza e il pieno riconoscimento dei diritti civili solo al compimento del diciottesimo anno. Ma è la gestione dell’universo minorile di origine straniera nel suo complesso a destare preoccupazione: un giacimento prezioso che costituisce, sotto vari aspetti, una delle categorie più esposte e meno tutelate. Basti pensare che 1 minore su 2 con il capo famiglia straniero vive oggi in famiglie a basso reddito e che il tasso di bocciati nella scuola secondaria di secondo grado fra gli alunni con cittadinanza non italiana è circa il doppio di quello registrato fra gli studenti italiani</p>
<p><strong>La povertà e la deprivazione fra i minori -</strong> In Italia -sottolinea la sezione dell’Atlante dedicata alle “isole dell’infanzia a rischio”- ben il 24,4% dei minori è a rischio povertà. E sono 1.876.000 i bambini e ragazzi in povertà relativa, cioè che vivono in famiglie che hanno una capacità di spesa per consumi sotto la media. Sono poi 653 mila i bambini e ragazzi in povertà assoluta (privi dei beni essenziali per il conseguimento di uno standard di vita minimamente accettabile). 2 minori su 3 in povertà relativa, e più di 1 minore su 2 in povertà assoluta, vivono nel Mezzogiorno. In particolare è la Sicilia ad avere la quota più elevata di minori poveri (il 44,2% dei minori), seguita dalla Campania (31,9%) e Basilicata (31,1%) mentre la Lombardia (7,3%), Emilia Romagna (7,5%) e Veneto (8,6%) sono le regioni con la percentuale inferiore di minori in povertà relativa. Per quanto riguarda i bambini in povertà assoluta anch’essi si concentrano nel Sud Italia dove rappresentano il 9,3% di tutta la popolazione minorile. Inoltre il 18,6% di minori italiani versa in condizione di deprivazione materiale: nel Nord Est ben il 7% delle famiglie con minori dichiara di aver difficoltà a fare un pasto adeguato almeno ogni 2 giorni e al Sud il 14,7% di famiglie con minori non ha avuto soldi per cure mediche almeno una volta negli ultimi 12 mesi.</p>
<p><strong>Città non a misura di bambini -</strong> Le città italiane sono sempre meno a misura di bambino. Il tasso di motorizzazione è altissimo dappertutto e fa segnare una media di 3/4 macchine ogni minorenne: a Roma si contano circa 450 mila minori e 1 milione 890 mila macchine, per un tasso di 4,2 macchine per bambino. In cima alla classifica delle città con il tasso di motorizzazione più alto, Aosta (13,5), Cagliari (5,4), Ferrara (5,1), l’Aquila (4,8).<br />
Inoltre procede senza sosta la cementificazione e impermealizzazione del territorio: si stima che ogni giorno venga cementificata una superficie di circa 130 ettari. In testa alla classifica per cementificazione i comuni di Roma e Venezia, seguite da Napoli e Milano (dove la superficie edificata ha già inglobato i due terzi del territorio comunale). E rilevante in molte città italiane è l’inquinamento dell’aria: Ancona (140 giornate), Torino (131) e Siracusa (116) spiccano per il maggior numero di giorni di superamento del valore limite di particolato (PM10), polveri sospese nell&#8217;aria che penetrano nelle vie respiratorie causando problemi cardio-polmonari e asma. Matera e Nuoro invece le più virtuose con 1 solo giorno di sforamento del limite.<br />
E varia è la disponibilità di luoghi – giardini pubblici, campi, prati, strade &#8211; dove i bambini possano giocare: nel Nord e al Centro più di 2 bambini su 3 giocano nei giardini pubblici. Al Sud, dove l’offerta di verde attrezzato è sensibilmente ridotta, la fruizione dei giardini pubblici scende al 16% e una quota maggiore di bambini gioca sulla strada (il 12,2%). Da segnalare il “caso” Campania dove appena 1 bambino su 100 gioca nei prati (in Veneto il 20%) e meno di 3 ogni 100 sulle strade. Accanto a questi luoghi deputati naturalmente allo svago e al divertimento, aumenta la frequenza da parte dei ragazzi fra gli 11 e i 17 anni dei centri commerciali: 1 ragazzo su 5 dichiara di andarvi almeno una volta a settimana.</p>
<p><strong>In aumento l’obesità infantile -</strong> L’Atlante si sofferma anche sulle condizioni di salute e sugli stili di vita dei minori italiani rilevando come &#8211; grazie a un’alimentazione abbondante e a stili di vita diversi &#8211; rachitismo e gracilità siano problemi ormai relegati ai libri di storia ma, in compenso, ha fatto la sua comparsa l’obesità: si stimano in 1 milione e 100.000 i bambini sovrappeso, di cui quasi 400 mila obesi. In base a una ricerca di CCM-Istituto Superiore di Sanità del 2010, è la Campania la regione con la più alta percentuale di bambini obesi (20,6% nella fascia di età della terza elementare), seguita da Calabria (15,4%) e Puglia (13,6%) a fronte del 9,2% della media nazionale.</p>
<p><strong>La dispersione scolastica -</strong> E un altro indicatore importante della condizione dell’infanzia nel nostro paese è quello relativo alla frequenza e dispersione scolastica. Colpisce, a riguardo, il dato relativo ai cosiddetti early school leavers, giovani tra i 16 e i 24 anni che hanno conseguito soltanto l’attestato di scuola secondaria di I grado e che non prendono parte ad alcuna attività di formazione: si stima che siano 1 milione. In termini percentuali si va dal 12,1% del Friuli Venezia Giulia alla percentuale più alta della Sicilia (26%), seguita da Sardegna (23,9%), Puglia (23,4%), Campania (23%) e da alcune regioni del Nord come la Provincia di Bolzano (22,5%) e la Valle D’Aosta (21,2%). E tra i fenomeni di dispersione si segnala la fuoriuscita dal percorso scolastico degli iscritti al primo anno delle scuole secondarie di II grado (licei, tecnici, professionali, eccetera): il 12,3%, più di 1 su 10 degli studenti, interrompe la frequenza e non si iscrive all’anno successivo. I territori in cui il rapporto tra esclusione sociale e fallimento formativo emerge in maniera più drammatica sembrano essere quelli delle aree metropolitane del Sud: le zone di Napoli, Caserta, Palermo, Bari, Taranto, Cagliari, Reggio Calabria, Catania registrano abbandono scolastico in età molto precoce e percentuali di mancata iscrizione e marcata dispersione molto elevate negli istituti professionali e tecnici. Da questo punto di vista, la scuola italiana non appare in grado da sola di promuovere la mobilità sociale e l’emancipazione dei ragazzi appartenenti alle fasce più deboli della popolazione</p>
<p><strong>Risorse e servizi per l’infanzia (per esempio asili nido) tra tagli e differenze territoriali -</strong> <em>“Il quadro dell’infanzia che emerge dall’Atlante e dalle sue numerose mappe, non può non preoccuparci soprattutto laddove si vanno ad analizzare le risorse e le misure messe in campo a tutti i livelli in favore dei bambini e degli adolescenti presenti sul suolo italiano”</em>, prosegue il Direttore Generale Save the Children Italia. Per quanto riguarda per esempio i finanziamenti e le risorse economiche il futuro non appare confortante: L’analisi territoriale degli interventi e delle risorse poste in essere dalle amministrazioni pubbliche, nazionali, regionali e comunali, rivela un vero e proprio puzzle, un quadro di interventi frammentato e lacunoso, segnato dalla totale di assenza di indirizzi e pratiche comuni, destinato a peggiorare drammaticamente in un prossimo futuro se si considera, ad esempio, che il Fondo sociale nazionale pari a 1 miliardo di euro nel 2007 sarà ridotto a 45 milioni nel 2013. Rispetto poi ai servizi, posti in essere, emergono grandi differenze da regione a regione. Basta guardare per esempio agli asili nido: in cima alla classifica l’ Emilia Romagna dei cui nidi usufruiscono il 29,5% dei bimbi tra 0 e 2 anni, l’Umbria (27,7%), Valle D’Aosta (25,4%) a cui fanno da contraltare la Campania – in fondo alla lista con il 2,7% dei bambini presi in carico dai nidi pubblici, o la Calabria, con il 3,5%.</p>
<p><em>“L’Italia della spesa e dei servizi per l’infanzia colpisce per le differenze fra regione e regione e anche i tanti sprechi e inefficienze. Un dato per tutti è quello dei fondi europei che rischiamo di rimandare indietro a Bruxelles. Con un calcolo un po’ grossolano, abbiamo stimato che basterebbe il 7% dei 29 miliardi di euro ancora non impegnati per creare 100.000 nuovi posti in asilo nido o strutture educative per l’infanzia nel Sud”,</em> commenta ancora Valerio Neri.<em> “In questo quadro la crisi economica non può essere addotta come giustificazione ma anzi deve essere un incentivo a investire sull’infanzia una volta per tutte se vogliamo che oltre la crisi ci sia un futuro per il nostro paese, cioè per le giovani generazioni. Questo significa una serie di misure e provvedimenti urgenti e fondamentali. Quella che registriamo è piuttosto una rimozione della questione infanzia e adolescenza in Italia. A dimostrazione il fatto che non abbiamo allo stato alcun provvedimento organico in atto per fare fronte alla questione della povertà minorile, per combattere la dispersione scolastica, per un intervento forte a favore dei minori che crescono al Sud, per costruire una rete nazionale di servizi per la prima infanzia. C’è, è vero, un nuovo Piano infanzia varato nel 2010, con contenuti importanti. Ma è solo sulla carta: privo com’è di risorse finanziarie, di obiettivi di avanzamento e di sistemi di monitoraggio. Un’ulteriore questione”</em>, prosegue Neri, <em>“è la mancanza di dati e conoscenze aggiornate su una serie di problematiche rilevanti relative all’infanzia in Italia, come per esempio l’abuso, le violenze”</em>. Temi che vengono in rilievo da una delle mappe dell’Atlante realizzata in collaborazione con l’Ansa che riporta le parole/notizie più ricorrenti nei notiziari dell’agenzia con riferimento all’infanzia e ai minori.<br />
<em>“L’Italia è ricca di esperienze di eccellenza per la promozione dei diritti dei minori”,</em> commenta <strong>Raffaela Milano</strong>, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children. <em>“Oggi queste esperienze vivono una condizione di estrema difficoltà e solitudine, dal momento che la questione infanzia è sostanzialmente scomparsa dall’agenda istituzionale. Il compito di Save the Children, con il suo programma Italia, è dare voce anche a questa Italia, valorizzando e mettendo in rete queste competenze che rappresentano un patrimonio che l’Italia non può lasciare morire. L’Atlante sarà la nostra agenda di lavoro”</em>.</p>
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		<title>Caritas: in un anno quasi 25.000 richieste ai centri d&#8217;ascolto in Toscana</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 13:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Povertà]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5754" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/evanlavine/3416626728"><img class="size-medium wp-image-5754 " title="poverta" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/11/poverta-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. evanlavine (cc flickr)</p></div>
<p><strong>LUCCA.</strong> Le persone ascoltate nei 120 Centri di ascolto Caritas sono state 24832, con un incremento rispetto al 2009 di circa il 2,8% e del 10,4% rispetto al 2008. Il 74,5% delle persone è di provenienza straniera. Gli italiani erano poco meno del 21% nel 2008 nel 2009 erano il 23,1%, nel 2010 giungono al 25,5%. Il 53,7% delle persone è di sesso femminile. La presenza femminile si conferma anno dopo anno sensibilmente maggioritaria. Questi sono alcuni dei dati relativi al 2010 raccolti nei Centri d’ascolto Caritas della rete Mirod e presentati alla rassegna &#8220;Dire e fare&#8221;. <span id="more-5752"></span></p>
<p>Un lavoro capillare che prende in esame tutte le aree della nostra regione, partendo dalle zone montane e rurali per proseguire con quattro grandi aree: maremmano – senese, aretina, costiera e metropolitana. <em>“Presentiamo numeri e percentuali</em> – ha dichiarato il referente del dossier <strong>Stefano Simoni</strong> – <em>ossia un qualcosa di necessario ma certamente non sufficiente per dare ragione delle difficoltà, delle sofferenze ma anche delle risorse e della lotta quotidiana ingaggiata da decine di migliaia di persone, in Toscana, contro gli spettri dell’impoverimento”.</em></p>
<p>Il 52,9% delle persone che frequentano i Centri ha tra i 25 e i 45 anni, dato pressoché stabile negli anni. Tuttavia, l’età media delle persone accolte è in costante, sensibile aumento ogni anno: per gli italiani si situa a 48,5 anni, per gli stranieri intorno ai 38 anni. L’età media nel 2004 era intorno ai 42 anni per gli italiani e ai 32 per gli stranieri, nel 2008 era di 48 anni per gli italiani e di 36,5 per gli stranieri.</p>
<p>Da notare come oltre il 13% degli italiani abbia più di 65 anni. Celibi, nubili, separati, divorziati e vedovi costituiscono il 69,8% degli italiani, dato in leggero aumento rispetto al 2009. Analizzando la condizione familiare per sesso, risulta che oltre il 40% dei maschi è celibe, quasi il 24% delle femmine è separata, divorziata o vedova. Molto alta la percentuale degli italiani che vivono da soli (il 27,6%), in particolare in seguito a separazioni e divorzi, dato comunque in calo.</p>
<p>La disoccupazione colpisce il 73,7% delle persone, dato elevatissimo e sostanzialmente stabile rispetto agli anni scorsi (73,5% nel 2009, 72,4% nel 2008). E’ disoccupato il 66% degli italiani (63% nel 2009, 65,3% nel 2008) e il 76,5% degli stranieri. Tra gli stranieri, praticamente la metà (il 48,9%) proviene da un paese europeo. La provenienza principale resta dalla Romania (25,3%), seguita dalle presenze di cittadini del Marocco (14,9%),dell’Albania (8,2%), del Perù (7,6%), della Somalia e dell’Ucraina (3,9%).</p>
<p>Le problematiche emerse toccano soprattutto le questioni della povertà di risorse materiali (36,9% rispetto al 31,3% del 2009), del lavoro (disoccupazione, sottoccupazione, sfruttamento, in totale il 36,5% dei casi, rispetto al 31,7% del 2009), della casa (7,3%) della salute (5,7%), della famiglia (5%) e, per gli stranieri, le questioni legate all’immigrazione (4,1% sul totale dei problemi manifestati dagli stranieri, dato in netto calo rispetto al 7,9% del 2009).</p>
<p>Guardando alle richieste per provenienza, gli italiani (che sono il 25,5% del totale) chiedono soprattutto sussidi economici (47,6% del totale di queste richieste rispetto al 45,7% del 2009), consulenza professionale (60,3%, erano il 56,3% nel 2009), beni e servizi materiali (34,9%, rispetto al 32,1% del 2009).</p>
<p><em>“L’analisi della Caritas Toscana</em> – ha concluso l’assessore regionale al welfare e politiche per la casa <strong>Salvatore Allocca</strong> – <em>è oramai da anni un utile strumento conoscitivo per le politiche regionali. In questo quadro generale la Regione è impegnata, malgrado i tagli delle risorse, nello sforzo di sostenere il welfare regionale e ricucire la società attraverso politiche di sostegno al tessuto sociale e associativo&#8221;.</em></p>
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