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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Riccardo Guidi</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Il contributo del volontariato toscano al tema della non autosufficienza</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 15:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Guidi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MONTECATINI TERME. L’intervento presenta i primi risultati emergenti dal percorso di ricerca “Non autosufficienze: una sfida societaria”. Il progetto, tuttora in corso, è promosso e co-finanziato da Cesvot e Regione Toscana ed è realizzato dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con la Coop.Qubica. Lo studio si inserisce nel quadro di una riflessione di più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4978" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/allocca.jpg"><img class="size-medium wp-image-4978" title="allocca" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/allocca-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento del seminario</p></div>
<p><strong>MONTECATINI TERME.</strong> L’intervento presenta i primi risultati emergenti dal percorso di ricerca <em>“Non autosufficienze: una sfida societaria”</em>. Il progetto, tuttora in corso, è promosso e co-finanziato da Cesvot e Regione Toscana ed è realizzato dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con la Coop.Qubica. Lo studio si inserisce nel quadro di una riflessione di più vasta portata sui mutamenti dei sistemi di welfare delle società contemporanee. Il problema della non-autosufficienza, soprattutto degli anziani, pone infatti serie sfide sia alla “tenuta” che ai “significati consolidati” dei sistemi di welfare. <span id="more-4967"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;avanzare di bisogni e di istanze di cura per molti aspetti inediti, articolati ed incrementali, sottopone a sollecitazioni significative il quadro delle strategie politiche, delle soluzioni organizzative e dei protocolli operativi e fa emergere nuove ed importanti domande di cittadinanza. Tanto più la limitatezza delle risorse disponibili pare assunta come variabile imprescindibile di decisione, il quadro pressante dei nuovi bisogni rimette in discussione molti aspetti consolidati dell&#8217;intervento socio-sanitario.</p>
<p>Il progetto di ricerca “Non autosufficienze: una sfida societaria” ha indagato il contributo del volontariato all’assistenza degli/delle anziani/e in Toscana. Ha offerto un primo dimensionamento quantitativo allo stato delle collaborazioni tra istituzioni pubbliche locali ed associazioni di volontariato e ne ha osservato in profondità i caratteri in 10 casi-studio. Ha inoltre gettato un primo sguardo a ciò che viene realizzato in altre Regioni italiane ed ha promosso un piccolo ma significativo trasferimento di buone prassi tra associazioni di volontariato toscane.</p>
<p>L’intervento presenta le prime evidenze emergenti dal lavoro di rilevazione cercando di derivarne alcuni orientamenti per le/gli addette/i ai lavori. La ricognizione quantitativa delle partnership tra Società della Salute/Zone-Distretto e associazioni di volontariato rende evidente l’esistenza effettiva di un terreno di collaborazione specifica tra istituzioni e volontariato. Tuttavia il rilievo quantitativo delle partnership per la realizzazione di progetti e servizi è decisamente modesto rispetto ad altri ambiti di collaborazione.</p>
<p>La natura delle collaborazioni, nel complesso, si concentra più su fasce di utenza caratterizzate da “minori” livelli di compromissione (“anziani fragili”) che su quelle con livelli “maggiori” e non pare caratterizzarsi per uno spiccato orientamento all’innovazione: il volontariato in partnership con l’ente pubblico locale è per di più utilizzato per un set piuttosto limitato e assai ricorrente di attività  (trasporto sociale verso e da servizi dedicati, servizi domiciliari leggeri, assistenza domiciliare sociale e/o sanitaria, animazione in strutture residenziali o semiresidenziali, sorvenglianza attiva, informazione e orientamento all&#8217;utenza).</p>
<p>Pur nell’impossibilità di effettuare una mappatura del contributo che le associazioni di volontariato offrono alla soddisfazione dei bisogni delle persone non-autosufficienti fuori dalle partnership con gli enti pubblici locali, un primo ciclo di interviste a testimoni privilegiati pare rafforzare la convinzione che oggi in Toscana le associazioni di volontariato abbiano maturato un protagonismo operativo assai circoscritto sul tema della non-autosufficienza anche negli ambiti di intervento della prevenzione, dell’analisi dei bisogni e delle cure di comunità.</p>
<p>Dalle rilevazioni svolte emergono comunque alcune esperienze originali e alcuni dispositivi emergenti di qualità dai quali derivare orientamenti utili al rafforzamento del protagonismo del volontariato, alla qualificazione delle partnership con gli enti pubblici locali e al rinnovamento delle strategie di risposta ai bisogni delle persone non-autosufficienti in Toscana.</p>
<p><strong><a href="http://www.volontariatoggi.info/author/riccardo-guidi/">Riccardo Guidi</a> <em>(direttore Fondazione Volontariato e Partecipazione)</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><em>Abstract della relazione tenuta nel corso del &#8220;Volontariato e politiche di welfare in Toscana&#8221; promosso da Cesvot (Montecatini, 23 settembre 2011) &#8211; <a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/09/Guidi_Nonauto_23settembre_def.pdf" target="_blank">Download slide e prime anticipazioni (.pdf) &gt;&gt;&gt;</a></em></p>
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		<title>Un italiano su 10 fa volontariato. Guidi: &#8220;l&#8217;impegno è eterogeneo&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 14:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[Anno europeo dell’invecchiamento attivo]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4561" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/nastia_2/5896903104/in/photostream"><img class="size-medium wp-image-4561 " title="persone" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/08/persone-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">ph. Настя. (cc flickr)</p></div>
<p><strong>LUCCA.</strong> In un momento non facile della storia del nostro Paese, la partecipazione dei cittadini al volontariato e alle attività associative in genere sta crescendo. La <a href="http://www.volontariatoepartecipazione.eu/" target="_blank">Fondazione Volontariato e Partecipazione</a> -che svolge attività di ricerca sociale con particolare riferimento ai temi della partecipazione- commenta gli ultimi dati sugli aspetti della vita quotidiana dell&#8217;Istat che sono stati resi noti alcuni giorni fa. Dai dati dell&#8217;Istat, che si riferiscono ad un campione di oltre 49.000 abitanti, emerge una crescita sostanziale nel corso del 2010 delle persone che hanno svolto attività di volontariato: se erano l&#8217;8,4% nel 2001 e, dopo una costante crescita erano arrivato al 9% nel 2009, lo scorso anno hanno toccato la <strong>cifra record del 10%.</strong> <span id="more-4560"></span></p>
<p><em>“Un lento e consolidato sentiero di crescita</em> -commenta il direttore della Fondazione Volontariato e Partecipazione <strong>Riccardo Guidi</strong>-<em> che tuttavia presenta anche delle ombre. Da una parte infatti la crescita manifesta un nuovo fermento di partecipazione che sollecita verso nuove frontiere dell’impegno, come testimonia la mobilitazione dell’associazionismo per i beni comuni che ha acquistato visibilità con i referendum del 2011. D’altra parte però i dati mostrano il rafforzamento delle diseguaglianze di partecipazione: in altre parole aumenta soprattutto l&#8217;impegno di coloro che possono essere definiti &#8216;socialmente centrali&#8217;, mentre chi è marginale o vulnerabile in Italia ha accumulato uno svantaggio tale che si traduce anche in minori opportunità partecipative. Esiste un’emergenza-disuguaglianza anche riguardo alla partecipazione sociale e politica”</em>.</p>
<p>In prima istanza è significativa l&#8217;evoluzione dei tassi di volontariato rispetto alla condizione occupazionale degli italiani. I maggiori tassi di volontariato si osservano fra gli occupati con status occupazionali più alti (dirigenti, imprenditori, liberi professionisti) ed i minori per coloro che hanno status occupazionali più marginali o nulle (casalinghe, persone in cerca di occupazione e operai). Analogamente con una dinamica evidente tanto per i maschi che per le femmine e in tutte le classi di età, i tassi di volontariato diminuiscono al diminuire del titolo di studio posseduto.</p>
<p>Tra il 2009 e il 2010 il differenziale di genere nella partecipazione ad attività di volontariato è aumentato con i maschi che partecipano sempre più delle femmine. Dentro il trend generale di crescita della partecipazione ad attività di volontariato si osserva la crescita delle disparità di genere a favore dei maschi. Anche se la dinamica della partecipazione ad attività di volontariato per genere, sempre secondo gli ultimi dati dell&#8217;Istat, mostra una notevole precocità delle femmine rispetto ai maschi: tra i 14 ed i 24 anni i tassi di volontariato delle femmine sono di gran lunga superiori rispetto a a quelli dei loro pari maschili.</p>
<p><em>“In questa tendenza</em> -commenta ancora Guidi-<em> si può leggere una conferma della precocità dello sviluppo femminile, ma forse anche gli effetti negativi sulla partecipazione ad attività di volontariato dell’assenza di adeguate politiche di sostegno alla famiglia e alla genitorialità in Italia”.</em></p>
<p>La questione generazionale è infatti uno degli spunti e delle piste di lavoro più interessanti che proviene dai dati Istat: i maggiori tassi medi di partecipazione ad attività di volontariato della popolazione italiana si osservano nelle fasce di età attiva (14-64) e non in quelle di età inattiva (da 65 anni in poi). Tanto nel 2009 che nel 2010, i maggiori tassi medi di attività di volontariato in Italia si osservano tra i 45 e i 64 anni, mentre crollano dopo i 64 anni, soprattutto per le donne.</p>
<p><em>“In vista del 2012</em> -afferma il direttore della Fondazione Volontariato e Partecipazione-, <em>Anno Europeo dell’invecchiamento attivo, sarà necessario tenere conto di questa dinamica per tutti gli attori in campo. Ancora una volta lo scarso livello delle politiche socio-assistenziali di sostegno alla famiglia può gravare su questa dinamica, imprimendo una spinta verso il restringimento alle solidarietà private-familiari delle attività di cura realizzate dai nonni e dalle nonne italiani”</em>.</p>
<p>Densi di possibili riflessioni anche i dati relativi alle disparità regionali nello svolgimento delle attività di volontariato. Pure in questo caso, nel 2010, si osserva una conferma e un consolidamento delle tendenze già osservate nel 2009 e storicamente caratterizzanti la situazione italiana.</p>
<p><em>“Il nord</em> -commenta Riccardo Guidi- <em>si conferma la macro-area territoriale con tassi di volontariato maggiori, seguita dal centro, mentre le Isole ed il sud presentano ancora i tassi minori, sebbene in tutte le aree in crescita rispetto al 2009. Nel 2010 i differenziali territoriali comunque si approfondiscono: il nord (soprattutto il nord-ovest) cresce più del sud e delle Isole cosicché l’area regionale a maggior tasso di volontariato mostra tassi più che doppi rispetto all’area regionale con tassi minori. Dall’incrocio tra tasso di volontariato e ampiezza del Comune di residenza invece esce confermata la tendenza, già osservata nel 2009, sulla maggiore propensione all’attività di volontariato per coloro che vivono nei comuni piccoli (fino a 10.000 abitanti) e piccolissimi (fino a 2000) collocati fuori delle aree metropolitane. Il volontariato sembra dunque un fenomeno più tipico della piccola Italia municipale che della grande Italia metropolitana”.</em></p>
<p>Allo scopo di approfondire le tendenze dei fenomeni partecipativi in corso in Italia, la Fondazione Volontariato e Partecipazione, insieme al <a href="http://www.centrovolontariato.net/" target="_blank">Centro Nazionale per il Volontariato</a>, e in collaborazione con le più importanti realtà del volontariato e dell’associazionismo, con il mondo universitario e con le istituzioni pubbliche della ricerca, sta promuovendo la costituzione di uno specifico <em>Osservatorio sulla Partecipazione e il Volontariato</em>. L’Osservatorio intende realizzare studi periodici sui fenomeni emergenti nella partecipazione sociale e presenterà i risultati del primo anno di attività nel corso di <a href="http://www.villaggiosolidale.com/" target="_blank">Villaggio Solidale</a>, il salone nazionale del volontariato che vedrà la prossima edizione in febbraio a Lucca.</p>
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		<title>Credere ancora nel bene comune</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2010/10/25/credere-ancora-nel-bene-comune/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 09:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
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		<description><![CDATA[MONTECATINI - I giovani toscani si sentono di contribuire al bene comune, anche se hanno sempre meno fiducia nella partecipazione e nelle istituzioni. Lo dimostrano una ricerca commissionata dalla Regione Toscana e svolta  dallo Iard di Milano con la collaborazione della Fondazione Volontariato e Partecipazione di Lucca. E&#8217; stata presentata venerdì scorso (22 ottobre)  nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">
<div id="attachment_1416" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/10/filigrane1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1416" title="filigrane1" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/10/filigrane1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">I giovani protagonisti del seminario a Montecatini</p></div>
</div>
<div id="_mcePaste"><strong>MONTECATINI </strong>- I giovani toscani si sentono di contribuire al bene comune, anche se hanno sempre meno fiducia nella partecipazione e nelle istituzioni. Lo dimostrano una ricerca commissionata dalla <strong>Regione Toscana</strong> e svolta  dallo <strong>Iard </strong>di Milano con la collaborazione della <strong>Fondazione Volontariato e Partecipazione</strong> di Lucca. E&#8217; stata presentata venerdì scorso (22 ottobre)  nel corso di un seminario organizzato da <strong>Filigrane </strong>durante il Campus Albachiara di Montecatini. <span id="more-1415"></span></div>
<div id="_mcePaste">Indagando lo “stato d’animo” dei giovani toscani, la ricerca dello Iard ha rilevato che la maggioranza di loro si associa a idee positive: ad esempio il 44% si dice realizzato, a fronte di un 24% di insuccesso, oppure il 53% è soddisfatto e solo il 20% insoddisfatto. O ancora il 59% prova speranza, il 20% paura, il 61% si ritrova nella parola felicità e solo il 15% nel suo opposto.</div>
<div id="_mcePaste">Prevale però una componente che tende a ritrovarsi più nell’individualismo che nel pubblico (31% contro 45%) e ai questionari sottoposti le risposte più frequenti parlano di giovani che si identificano in valori come la libertà, il rispetto delle regole, la partecipazione e la collaborazione con gli altri, anche se sembra spaccato in due parti simili l’universo giovanile nel privilegiare ora l’individualismo, ora il gioco di squadra, o l’accoglienza al posto della sicurezza.</div>
<div id="_mcePaste">Le cinque situazioni che stanno più a cuore ai giovani risiedono nella sfera della vita privata: amici veri (52%), lavoro stabile (50%), rapporti umani autentici (48%), un senso per vivere (46%) e farsi una famiglia (40%). Agli ultimi tre posti l’impegno per la patria (16%), per la politica (13%) e religioso (11%).</div>
<div>
<div id="attachment_1417" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/10/filigrane2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1417" title="filigrane2" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/10/filigrane2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento della presentazione della ricerca</p></div>
</div>
<div><span style="font-size: 12.96px;"> </span></div>
<div id="_mcePaste">La fetta più grande dei giovani interpellati si è ritrovato in una descrizione del bene comune coincidente con lo stimolare l’impegno di tutti per rendere migliore la società in cui viviamo (35%), il 26% nell’essere convinti che tutto ciò che accade attorno a noi ci riguarda e che quindi ci dobbiamo attivare, il 25% nel fare l’interesse e la felicità di tutti, il 14% nel rispettare la volontà generale dei cittadini.</div>
<div id="_mcePaste">I giovani toscani pensano di più al bene comune rispetto a quelli dell’Italia intera: il 9% molto (7% per l’Italia), il 36% abbastanza (18% in Italia). Il 55% poco o per niente a fronte del 75% in tutto il paese, un dato che fa riflettere.</div>
<div id="_mcePaste">I valori che più spesso vengono associati al bene comune sono il rispetto degli altri, l’onestà e la giustizia, mentre i meno ambizione al successo, fede, autorità e parsimonia. Sul fatto che alcune istituzioni sociali  contribuiscano o ostacolino il bene comune c’è un accordo maggiore: al primo posto le associazioni di volontariato per quasi il 70% dei giovani, poi le famiglie, le altre associazioni e la sanità (medici e operatori). La maggioranza di “ostacola” è stata indicata solo per 5 istituzioni: gli amministratori locali, la tv, le banche, i ricchi, i politici nazionali e i partiti. In cima alla classifica i politici locali. Tra le prime 5 figure di “educatori al bene comune” abbiamo la famiglia,  gli amici, i volontari, gli insegnanti e gli intellettuali, mentre fattori quali il disfattismo, il familismo, lo stress, il corporativismo, l’individualismo, la perdita di identità e la globalizzazione ostacolano, sempre per i giovani interpellati, la realizzazione del bene comune in Toscana. Gli elementi decisivi per realizzare il bene comune sono invece la giustizia, il senso civico, la legalità, i servizi, un’informazione più equilibrata, il rispetto per l’ambiente e la meritocrazia.</div>
<div id="_mcePaste">La maggioranza dei giovani ritengono di contribuire al bene comune (molto o abbastanza per il 58%), il 34% poco e l’8% per niente. I gesti che vengono fatti più spesso per questo obiettivo sono: rispettare l’ambiente, le leggi, le regole, curare la famiglia ed evitare gli sprechi energetici. Fra cosa invece vorrebbero fare: volontariato, politica e sindacalismo, praticamente le stesse attività che, sempre per il bene comune, la maggioranza ha smesso di fare. In cima a questa classifica troviamo la partecipazione a manifestazioni di protesta (più del 26%). A frenare l’impegno è soprattutto la mancanza di tempo libero (44%), la sfiducia nelle istituzioni (33%) e la sensazione che in Italia nulla ormai possa cambiare (27%).</div>
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		<title>I giovani e la voglia di cambiare</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 10:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MONTECATINI. Fra gli appuntamenti di Filigrane al Campus Albachiara di Montecatini, ci sarà il convegno sulle Politiche giovanili della Regione Toscana che si svolgerà domani (22 ottobre) alle ore 15. Una riflessione con i giovani al termine del primo triennio dell’Accordo di Programma Quadro, dove interverranno l’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Toscana Salvatore Allocca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1400" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/10/giovani-ricerca.jpg"><img class="size-medium wp-image-1400" title="giovani-ricerca" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/10/giovani-ricerca-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ph. The James Kendall Of The Pistoleers (cc flickr)</p></div>
<p><strong>MONTECATINI.</strong> Fra gli appuntamenti di <a href="http://giovani.intoscana.it/"><em>Filigrane</em></a> al Campus <a href="http://www.campusmontecatini.it/">Albachiara</a> di Montecatini, ci sarà il convegno sulle Politiche giovanili della Regione Toscana che si svolgerà domani (22 ottobre) alle ore 15. Una riflessione con i giovani al termine del primo triennio dell’Accordo di Programma Quadro, dove interverranno l’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Toscana <strong>Salvatore Allocca</strong>, l’Assessore della Provincia di Pistoia <strong>Chiara Innocenti</strong>.<span id="more-1399"></span></p>
<p>Introduce e coordina i lavori <strong>Giovanni Pasqualetti</strong>, Dirigente della Regione Toscana responsabile dell’ A.P.Q. saranno presentate le ricerche <em>“I giovani fra rischi della moderna età e voglia di cambiare”</em> con <strong>Alessandra Pescarolo</strong> (IRPET) e <em>“I giovani toscani e il bene comune”</em> con <strong>Enzo Risso</strong> (IARD). Interverrà anche <strong>Riccardo Guidi</strong> (<a href="http://www.volontariatoepartecipazione.eu/">Fondazione Volontariato e Partecipazione</a>) sul tema <em>“Alla prova dei giovani. Appunti per tradurre i dati di ricerca”</em>. Concluderà i lavori <strong>Carlo Andorlini</strong>, Coordinatore Filigrane – Azione di Sistema per lo Sviluppo delle Politiche Giovanili della Regione Toscana.</p>
<p>Due ricerche che fanno luce su quello che i giovani in Toscana vivono e pensano, sui progetti che hanno e sulle difficoltà che incontrano a portarli avanti. Gli studi, che verranno presentati a Montecatini il 22 ottobre, sono stati elaborati dall&#8217;Irpet (intitolata <em>&#8220;I giovani fra rischi della modernità e voglia di cambiare. Il caso della Toscana&#8221;</em>) e dallo Iard di Milano in collaborazione con la Fondazione Volontariato e Partecipazione (intitolata <em>&#8220;I giovani toscani e il bene comune&#8221;</em>). Sono dedicati ad un mondo in evoluzione che nutre sempre meno fiducia nella politica e avverte l&#8217;indebolimento dei legami sociali. Ma che continua a pensare per la sua maggioranza che una società più equa sia possibile e che, a cominciare dal rispetto per l&#8217;ambiente, ognuno possa fare la sua parte.</p>
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		<title>Protezione civile: dall’emergenza alla partecipazione</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 19:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di GIULIO SENSI] GROTTAMINARDA (Avellino). Si è aperto a Grottaminarda il convegno. &#8220;Energia, rifiuti, protezione civile: dall’emergenza alla partecipazione&#8220;, organizzato dall Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con il Csv di Avellino e Anpas Campania che metterà oggi e domani a confronto esperti e operatori del settore chiamati a riflettere su come affrontare questi temi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --></p>
<div id="attachment_1296" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/10/partecipazione-pc-grottaminarda.jpg"><img class="size-medium wp-image-1296" title="partecipazione-pc-grottaminarda" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/10/partecipazione-pc-grottaminarda-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento del convegno</p></div>
<p>[di <strong>GIULIO SENSI</strong>] <strong>GROTTAMINARDA (Avellino)</strong>. Si è aperto a Grottaminarda il convegno. &#8220;<strong>Energia, rifiuti, protezione civile: dall’emergenza alla partecipazione</strong>&#8220;, organizzato dall <em>Fondazione Volontariato e Partecipazione</em> in collaborazione con il Csv di Avellino e Anpas Campania che metterà oggi e domani a confronto esperti e operatori del settore chiamati a riflettere su come affrontare questi temi in un&#8217;ottica che non sia solo quella della gestione dell&#8217;emergenza. Gli onori di casa sono stati fatti dal sindaco <strong>Giovanni Iannicello</strong> che ha sottolineato l&#8217;importanza del volontariato all&#8217;elaborazione dei piani di protezione civile. <em>&#8220;I rifuti sono un problema culturale, &#8211; ha ricordato Iannicello se non riusciamo tutti insieme a far comprendere ai cittadini la necessità, utilità e risparmio che si otterrebbe a fare la differenziata autentica come può essere quello del porta a porta&#8221;</em>.<span id="more-1295"></span></p>
<p><strong>Riccardo Guidi</strong>, direttore della Fondazione Volontariato e Partecipazione, ha portato i saluti del presidente <strong>Stefano Ragghianti</strong>, introducendo le tematiche e sottolineando come il tema della partecipazione crei sul piano concreto molte questioni e problematiche da affrontare.<em> &#8220;Nel lungo periodo trattare alcuni temi scottanti, come i rifiuti e l&#8217;energia, con un approccio partecipativo può essere molto più efficace&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Vogliamo</em> &#8211; ha detto Guidi &#8211; <em>affrontare il tema tenendo un occhio sempre aperto sia sul locale che sul globale, tematizzando questioni che vanno oltre i singoli territori dove si affrontano le situazioni più estreme. Poi vorremmo con i supporti scientifici provare a tracciare azioni e facilitare una discussione che sia produttiva di buona politica&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Valerio Capone</strong>, responsabile provinciale della Protezione civile, ha rivolto un appello: <em>&#8220;A 30 anni dal sisma solo 18 comuni su più di 100 hanno redatto un piano di emergenza e di protezione civile e ha fatto appello ai Comuni stessi affinché provvedano a redarli&#8221;.</em></p>
<p><em>&#8220;Un&#8217;idea, un modello, di protezione civile che sia sostenibile e metta al centro la prevenzione dei rischi&#8221;. </em>Così ha introdotto così il ricercatore della Fondazione Volontariato e Partecipazione <strong>Riccardo Pensa</strong> che ha coordinato l&#8217;organizzazione dell&#8217;evento.<em> &#8220;Una protezione civile quindi molto vicina alla difesa dell&#8217;ambiente e alla cura del territorio e fa si che i cittadini acquisiscano quella consapevolezza che li renda attori di protezione civile come prevede anche la legge 225 del 1992 che fece tesoro anche dell&#8217;esperienza irpina&#8221;</em>. <em>&#8220;Ma le risorse</em> &#8211; ha aggiunto Pensa &#8211; <em>vanno soprattutto alla gestione di queste emergenze che stanno diventando la norma&#8221;. Stiamo promuovendo &#8211; ha detto ancora Pensa &#8211; sotto questa impostazione alcuni seminari sparsi per l&#8217;Italia proprio per approfondire questo tipo di approccio e rifletterci insieme ai protagonisti della protezione civile&#8221;.</em></p>
<p>Il percorso della Fondazione Volontariato e Partecipazione è stato avviato ad inizio anno ed ha visto nell&#8217;Anpas un&#8217;interlocutore di primo piano, con la struttura nazionale nel seminario di Firenze della primavera scorsa sul rischio sismico, e con alcune strutture locali come quella di Grottaminarda nel caso di tematiche come l&#8217;energia e i rifiuti.</p>
<p><em>&#8220;Questo seminario</em> &#8211; ha detto dal canto suo <strong>Concetta Mattia</strong> dell&#8217;Anpas Campania &#8211; <em>è per queste zone un esperimento. Per un grande movimento come l&#8217;Anpas nazionale è importante fermarsi e riflettere, fare un bilancio sulle esperienze forti come quella aquilana. &#8220;Dopo il terremoto in ABruzzo in ruolo del volontariato è cambiato. Ci siamo accorti che talvolta le necessità del volontariato di protezione civile sono dettate da emergenze esterne. Si nota anche che i comitati cittadini spesso sono criticati perchè accusati di arrivare tardi, in realtà è che spesso vengono coinvolti tardi, quando le decisioni sono già state prese&#8221;. &#8220;Il percorso culturale &#8211; ha aggiunto la Mattia &#8211; che abbiamo avviato ci sta facendo fissare alcuni punti: la nostra attività è sempre più schiacciata nella gestione dell&#8217;emergenza ed ha sempre meno tempo per realizzare prevenzione. Certo la facciamo, la nostra progettazione è finalizzata a fare prevenzione, ma rimane schiacciata spesso dalla dimensione emergenziale&#8221;.</em></p>
<p>Seguito con grande attenzione anche l&#8217;intervento del docente universitario all&#8217;Università Federico II di Napoli <strong>Franco Ortolani</strong>. Ortolani ha &#8220;radiografato&#8221; la parola emergenza alla luce delle note vicende sui rifiuti a Napoli: <em>&#8220;se c&#8217;è qualcosa di noto &#8211; ha detto Ortolani &#8211; è la produzione di rifiuti, è possibile che siamo sotto emergenza da 16 anni? Non è possibile che i cittadini della Campania producano 5 volte di più i rifiuti rispetto all&#8217;anno prima. Un terremoto sconvolge l&#8217;organizzazione del territorio, la produzione dei rifiuti ha altre motivazioni&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Non è emergenza</em> &#8211; ha aggiunto Ortolani &#8211; <em>ma pianificazione dell&#8217;emergenza&#8221;. Ortolani ha ricostruito i fatti degli ultimi anni, ripercorrendo i vari protagonisti, come i commissari straordinari, il ruolo del Governo, le partite giocate sugli inceneritori e le discariche sulla testa delle persone. Adesso siamo figli di un decreto legge del 2008 che individua 10 discariche. Ho visitato tutti i siti e cercato di capire le dimensioni dei recipienti che dovrebbero risolvere il problema. Massimo nel giro di 3 anni e mezzo saranno pieni. Allora la legge non risolve, ma istituzionalizza l&#8217;emergenza perchè già ci stiamo trovando nella stessa situazione. La stessa legge prevedeva 3 inceneritori. Chi era responsabile dell&#8217;emergenza ha visto che la legge non veniva attuata ed ha elaborato un nuovo decreto che amministrativamente dichiara chiusa l&#8217;emergenza: ma di fatto essa esiste ancora. Eppure lui ha visto come si stava evolvendo la legge e che tale emergenza stava ritornando. Quindi è pianificazione di una situazione da mantenere viva perchè a qualcuno va bene così&#8221;. Anche i mass media sono complici di questa situazione perchè nessuno è andato a cercare la vera situazione: si sono tutti occupati di riferire una verità falsa&#8221;.</em></p>
<p>Stesso ragionamento sugli eventi franosi. <em>&#8220;Sono causate</em> &#8211; ha spiegato Ortolani &#8211; <em>da precipitazioni che colpiscono aree molto piccole e possono essere previste&#8221;. Questi fenomeni idrogeologici hanno già causato 1000 morti. Agiscono sempre nello stesso modo, al passaggio delle stagioni e in zone in cui la montagna si alza velocemente dal mare. Sono velocissimi&#8221;.</em></p>
<p>Fenomeni che spesso, è stato ricordato nel dibattito che è seguito alla relazione di Ortolani, sono seguiti con attenzione e segnalati tempestivamente dalla Protezione civile, anche se altrettanto spesso a livello amministrativo non vengono intraprese per tempo le giuste azioni.</p>
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		<title>Povertà: la ricerca di un obiettivo comune</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 11:12:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Centro nazionale per il volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Convegno nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Volontariato e Partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Più solidarietà meno povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1133" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/riccardoguidi.jpg"><img class="size-medium wp-image-1133" style="margin: 2px 4px;" title="riccardoguidi" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/riccardoguidi-300x195.jpg" alt="" width="210" height="137" /></a><p class="wp-caption-text">Riccardo Guidi al convegno sull apovertà</p></div>
<p><strong>CAPO RIZZUTO (Crotone).</strong> Nel gruppo di lavoro dal titolo &#8220;Possibili sviluppi di reti: volontariato, terzo settore, centri di servizi e istituzioni al sud&#8221;, si è parlato delle reti come elemento <em>&#8220;positivo, ma con con giudizio&#8221;.</em> Perché, come racconta dal palco <strong>Riccardo Guidi</strong> (direttore della Fondazione Volontariato e Partecipazione), <em>&#8220;rappresentano anche dei pericoli&#8221;</em>. Parlando del rapporto tra reti e istituzioni si è detto che è <em>&#8220;difficile, secondo l&#8217;esperienza, non uscire sconfortati da questo rapporto&#8221;. <span id="more-1121"></span><br />
</em></p>
<p>Gli elementi emersi dalla discussione svolta all&#8217;interno del gruppo di lavoro evidenziano come <em>&#8220;nelle reti sia importante una strategia, una bussola, un obiettivo per non perdersi. Per non andare alla deriva, per non dimenticare la peculiarità del volontariato&#8221;</em>, racconta Guidi. <em>&#8220;Se con gli altri attori della rete ci intendiamo sull’obiettivo</em> &#8211; aggiunge &#8211; <em>allora possiamo anche perdere un pezzo d’identità particolare, possiamo addirittura &#8216;sfruttarci&#8217;. Ma prima va trovato insieme agli attori della rete l’obiettivo comune&#8221;.</em></p>
<p>Quindi la domanda è: qual è la bussola per il volontariato nelle reti? <em>&#8220;Il volontariato dev&#8217;essere interpretato come presidio di cittadinanza, quando la cittadinanza rischia il paradosso dell’esclusione (immigrati) o dell&#8217;irresponsabilità (disabili)&#8221;.</em> E alla domanda su come è possibile stare all&#8217;interno delle reti, in rapporto con le istituzioni, si è parlato di<em> &#8220;una funzione critica&#8221;.</em></p>
<p><em>&#8220;Cercando l’aggregazione con altre forze del volontariato per pesare di più</em> &#8211; conclude Guidi -. <em>Con questa funzione critica il volontariato nelle reti e con le istituzioni alimenta l’estensione e la pratica dei diritti. In questo caso il volontariato è la benzina per le istituzioni della cittadinanza&#8221;.</em></p>
<p>La relazione è avvenuta nell&#8217;ambito del convegno nazionale<strong> “Più solidarietà, meno povertà”</strong> (dal 27 al 29 maggio 2010) che sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica è organizzato dal Centro nazionale per il volontariato in collaborazione con la Misericordia di Isola Capo Rizzuto nell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale.</p>
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