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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Suicidi</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Carcere: già 37 i detenuti morti quest&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 20:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Suicidi]]></category>

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		<description><![CDATA[PADOVA. Tragico il bilancio dell’ultimo weekend nelle carceri italiane: 2 detenuti sono morti e altri 2 sono in fin di vita. In tre casi si è trattato certamente di gesti suicidari. Da inizio anno sono già 37 i detenuti morti nelle carceri italiane, di cui 15 per suicidio, 17 per “cause naturali” e 7 per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_253" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/01/Suicidio-in-carcere.jpg"><img class="size-medium wp-image-253" title="Suicidio in carcere" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/01/Suicidio-in-carcere-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Funky64</p></div>
<p><strong>PADOVA.</strong> Tragico il bilancio dell’ultimo weekend nelle carceri italiane: 2 detenuti sono morti e altri 2 sono in fin di vita. In tre casi si è trattato certamente di gesti suicidari. <strong>Da inizio anno sono già 37 i detenuti morti nelle carceri italiane</strong>, di cui 15 per suicidio, 17 per “cause naturali” e 7 per “cause da accertare”. La loro età media era di 37 anni, 12 erano stranieri e 25 italiani; la sola donna si chiamava Loredana Berlingeri ed aveva 44 anni, è morta per “cause naturali” il 18 marzo scorso nel carcere di Reggio Calabria.<span id="more-2742"></span></p>
<p>E&#8217; quanto comunica l&#8217;Osservatorio permanente sulle morti in carcere.</p>
<p>A Padova, il 3 aprile 2011, <strong>Mehedi Kadi</strong>, algerino 39enne, si impicca nella Casa di Reclusione &#8220;Due Palazzi&#8221;. Era appena stato trasferito da Vicenza, condannato con pena definitiva fino al 2023 per rapina e tentato omicidio. L’uomo ha deciso di uccidersi quando è rimasto solo in cella mentre gli altri compagni di reclusione usufruivano dell’ora d’aria pomeridiana. Kadi era stato arrestato nell’ottobre del 2008 a seguito di una rapina avvenuta in una villetta di Creazzo (Vicenza).</p>
<p>Lo scorso anno nella Casa di Reclusione di Padova ci furono ben <strong>3 suicidi</strong>: il primo fu il 28enne tunisino <strong>Walid Aloui</strong>, che si impiccò il 23 febbraio 2010; poi fu la volta di <strong>Giuseppe Sorrentino</strong>, 35 anni, che si uccise il 7 marzo 2010 e l’ultima delle impiccagioni ebbe come vittima <strong>Santino Mantice</strong>, 25enne, che si uccise nel Reparto Infermeria il 30 giugno 2010, quando gli mancavano soli 3 mesi a terminare la pena detentiva. Inoltre il 17 luglio scorso fu ritrovato senza vita in cella <strong>Sabi Tautsi</strong>, che aveva 39 anni e la cui morte fu registrata come evento determinato da “cause da accertare”. Negli ultimi 13 mesi, quindi, nell’istituto di pena padovano sono morti 5 detenuti, di cui 4 per suicidio tramite impiccagione.</p>
<p>Viterbo, Casa Circondariale, 2 aprile 2011: <strong>Mario Germani</strong>, 29 anni, tenta di suicidarsi nella sua cella del carcere di “Mammagialla”. L’uomo viene salvato da alcuni agenti di Polizia penitenziaria e trasportato d’urgenza nell’ospedale di Belcolle con un’ambulanza del 118, dove è stato rianimato e intubato ed è tuttora ricoverato al reparto di rianimazione, in condizioni gravissime. Era stato arrestato nei giorni scorsi da una pattuglia della polizia che lo aveva sorpreso, di notte, fuori dalla propria abitazione, dove avrebbe dovuto essere agli arresti domiciliari. È stato così denunciato per evasione e riportato in carcere. Sono in corso indagini per accertare le ragioni che hanno indotto il giovane a tentare il suicidio.</p>
<p>Nel carcere di Viterbo l’ultimo decesso risale a un anno fa, quando morì per “cause naturali” <strong>Agostino G.,</strong> detenuto di 35 anni. L’ultimo suicidio avvenne il 20 aprile 2009, con la morte per impiccagione del 57enne <strong>Antonino Saladino</strong>. Il 2008 fu l’anno più “nero” del carcere di “Mammagialla”, con 3 suicidi ed 1 morte per cause “da accertare”.</p>
<p>Novara, Casa Circondariale, 2 aprile 2011: <strong>Mario Coldesina</strong>, 42 anni, muore in cella. Secondo i primi accertamenti medico legali il decesso è avvenuto per soffocamento. Il detenuto &#8211; era rinchiuso nel reparto “nuovi giunti”, in una cella con altre due persone. Da quanto si è saputo, intorno alle 13 l’uomo ha sbucciato un kiwi e l’ha mangiato tutto intero. Subito dopo si è sentito male. Soccorso da personale del 118, intervenuto su richiesta dei responsabili del carcere, è morto poco dopo.</p>
<p>Sul decesso interviene il <em>Sappe</em>, Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, che esprime preoccupazione per il sovraffollamento delle carceri dal momento che &#8211; sostiene l’organizzazione sindacale &#8211; la cosiddetta “legge svuota carceri” non ha deflazionato a sufficienza gli istituti di pena. La nota del Sappe continua: <em>“Non è ancora chiaro se si è trattato di un incidente o di un suicidio. L’uomo era detenuto per furto aggravato e il suo periodo di detenzione sarebbe terminato nel 2013. Aveva impugnato la sentenza di primo grado ed era in atteso della conclusione del processo di appello”.</em></p>
<p>Bari, Casa Circondariale, 1 aprile 2011: <strong>Carlo Saturno</strong>, 22 anni, di Manduria (Ta), si impicca in cella. Ora è in condizioni disperate nella rianimazione del policlinico di Bari, dove è mantenuto in vita dalle macchine. L’elettroencefalogramma di ieri è risultato piatto, come quello del giorno precedente, per cui da un momento all’altro i sanitari potrebbero decidere di staccare la spina del respiratore.</p>
<p>A trovarlo penzoloni sono state le guardie che lo hanno tirato giù quando respirava appena ed era in fin di vita. In suo aiuto è intervenuto il personale dell’infermeria e del 118. Ora però rischia di non farcela. Come fanno sapere i suoi familiari, Carlo soffriva da tempo di crisi depressive ed era in cura con tranquillanti. Il suo avvocato, <strong>Tania Rizzo</strong>, del foro di Lecce, lo aveva visto l’ultima volta una ventina di giorni fa nel corso di un’udienza che lo riguardava nel tribunale di Manduria.</p>
<p><em>&#8220;In quell’occasione</em> &#8211; racconta l’avvocatessa &#8211; <em>Carlo era visibilmente agitato, nervoso e scostante&#8221;.</em> I familiari che vivono a Manduria si sarebbero già rivolti ad un proprio legale di fiducia per capire le cause del gesto e soprattutto per scoprire eventuali responsabilità.</p>
<p>Il giovane era detenuto per furto, ma era anche parte civile nel processo in corso davanti al tribunale di Lecce contro nove poliziotti del carcere minorile, che sono accusati di aver compiuto violenze sui ragazzi detenuti tra il 2003 e il 2005. Carlo, che all’epoca 16enne, avrebbe subito vere e proprie sevizie. Gli agenti sono accusati di maltrattamenti e vessazioni. <em>&#8220;Saturno</em> &#8211; spiega ancora l’Osservatorio &#8211; <em>è uno dei tre ex detenuti di quel minorile che ha trovato il coraggio di presentarsi come parte lesa nel processo iniziato il 19 febbraio scorso davanti giudice Pietro Baffa, che vede alla sbarra, per i presunti abusi nei confronti anche di Saturno, il capo degli agenti Gianfranco Verri, il suo vice Giovanni Leuzzi, sette agenti di polizia penitenziaria, per rispondere tutte della presunta atmosfera di paura instaurata tra i giovani detenuti con minacce, privazioni e violenze non di natura sessuale</em>&#8220;.</p>
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		<title>Carecere: 12 detenuti suicidi in due mesi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 11:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Ristretti Orizzonti]]></category>
		<category><![CDATA[Suicidi]]></category>

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		<description><![CDATA[[a cura di FRANCESCO MORELLI*] PADOVA. Con la morte di Roberto Giuliani nel carcere di Rebibbia salgono a 12 i detenuti suicidi nel 2010. Nei primi due mesi del 2009 ce ne furono soltanto 4 (nonostante a fine anno si sia registrato il record storico dei suicidi in carcere) e ugualmente negli anni precedenti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_510" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/02/Carcere.jpg"><img class="size-medium wp-image-510" style="margin: 2px 5px;" title="Carcere" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/02/Carcere-300x200.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Gìpics</p></div>
<p>[a cura di <strong>FRANCESCO MORELLI*</strong>] <strong>PADOVA.</strong> Con la morte di <strong>Roberto Giuliani</strong> nel carcere di Rebibbia <strong>salgono a 12 i detenuti suicidi nel 2010</strong>. Nei primi due mesi del 2009 ce ne furono soltanto 4 (nonostante a fine anno si sia registrato il record storico dei suicidi in carcere) e ugualmente negli anni precedenti i “numeri” di gennaio-febbraio sono stati contenuti (5 nel 2008, 2 nel 2007, 7 nel 2006), mentre in genere in “picco” si verifica a marzo-aprile, in concomitanza con la stagione primaverile, che evidentemente acuisce la sofferenza della detenzione.<span id="more-508"></span></p>
<p>Con la necessaria premessa che ogni caso di suicido contiene fattori di imponderabilità, poiché deriva da situazioni e scelte personalissime, con il nostro lavoro, la paziente raccolta delle storie personali di detenuti suicidi, le testimonianze di persone detenute e di operatori penitenziari su questi temi, stiamo cercando di comprendere meglio le motivazioni che spingono un detenuto a togliersi la vita.</p>
<p><strong>La morte “annunciata” di Walid Aloui</strong></p>
<p>Walid Aloui si è impiccato nella Sezione “Protetti” della Casa di Reclusione di Padova. Vi si trovava in quanto condannato per un reato a sfondo sessuale (che non è tollerato dai detenuti “comuni”). Arrestato a Trento nel novembre 2008, fu poi trasferito nella Casa Circondariale di Verona, sempre nella Sezione “Protetti”, dove per gli autori di reati sessuali è attivo un Servizio di sostegno gestito da una psicologa. Anche Walid era stato preso in carico, finché ha tentato di uccidersi: una “colpa” che gli è costata prima l’allontanamento da questo Servizio (quando ne avrebbe avuto il maggiore bisogno) e in seguito anche il trasferimento in un altro carcere. Probabilmente la sua “gestione” rappresentava un problema, quindi la soluzione è stata di “scaricarlo” su qualcun altro.</p>
<p><strong>La morte “annunciata” di Giacomo Attolini</strong></p>
<p>Giacomo Attolini si è ucciso nella Sezione Infermeria della Casa Circondariale di Verona. Era in carcere da poche settimane, accusato di omicidio. Fin da subito aveva manifestato un forte disagio psichico e più volte si era ferito, dichiarando di volersi uccidere. Per questo era stato rinchiuso in una cella priva di mobili e suppellettili, privato anche di lenzuola, coperte e vestiti, per il timore che si impiccasse. Aveva soltanto un materassino di gommapiuma su cui stendersi e indossava solo le mutande e una maglietta. E proprio con la maglietta si è ucciso: se l’è attorcigliata al collo fino a strozzarsi.</p>
<p>Sono soltanto due esempi, ma crediamo possano far capire che è inutile penalizzare o punire una persona perché manifesta intenzioni suicide, inutile metterlo in una cella priva di tutto, inutile minacciare di trasferirlo lontano dalla famiglia o peggio all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario.</p>
<p><strong>Cosa fare? </strong>Con l’aiuto di detenuti e operatori penitenziari abbiamo individuato alcune “buone pratiche” miranti alla prevenzione dei suicidi, che secondo noi possono essere utilmente adottate senza dover attendere modifiche normative o altro.</p>
<p><strong>Cosa non fare con un detenuto “a rischio”: </strong>non metterlo nella cosiddetta “cella liscia”; non togliergli tutto quello che potrebbe usare per suicidarsi: se vuole trova lo stesso il modo (Giacomo Attolini, ad esempio, si è impiccato utilizzando la maglietta); non controllarlo in modo ossessivo; non minacciare di mandarlo in “osservazione” all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario.</p>
<p><strong>Cosa non fare con tutti i detenuti: </strong>non creare “sezioni ghetto”; non aspettare che chiedano aiuto; non sottovalutare i tentativi di suicidio e le autolesioni, considerandoli “dimostrativi”; non applicare sanzioni o punizioni per atti autolesionistici o tentativi di suicidio; non esprimere un giudizio morale sugli atti autolesionistici o i tentativi di suicidio; non suggerire (provocatoriamente) di “tagliarsi” per ottenere qualcosa.</p>
<p><strong>Cosa fare:</strong> dare attenzione alla persona (Gruppi di attenzione e di ascolto sono presenti in alcune carceri) durante tutto il periodo detentivo, e non solo limitandosi al primo ingresso, o alla fase di accoglienza; aumentare le possibilità di lavoro e di attività intramurarie; cercare di credere a quello che le persone detenute dicono, rispetto ai problemi propri o dei compagni; ridefinire il concetto di rischio suicidario: il suicidio viene spesso visto come una malattia; migliorare il contesto relazionale all’interno della struttura; pensare a sostenere l’autore di reato nel rielaborare il reato commesso; pensare a una mediazione tra l’autore di reato e la sua famiglia; sostenere la persona detenuta in una sua progettualità; fare più formazione a tutto il personale.</p>
<p><strong>Ecco lo schema dei detenuti suicidi da inizio anno.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<div id="attachment_509" class="wp-caption aligncenter" style="width: 538px"><strong><strong><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/02/morti-suicidi-in-carcere-2010.jpg"><img class="size-full wp-image-509" title="morti suicidi in carcere 2010" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/02/morti-suicidi-in-carcere-2010.jpg" alt="" width="528" height="251" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">Detenuti suicidi dall&#39;inizio del 2010</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><em><strong>* Per l&#8217;</strong><strong>Osservatorio permamente sulle morti in carcere.</strong></em><strong> </strong></p>
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		<title>Carcere: perplessità del CNVG sul &#8220;servizio anti suicidi&#8221;</title>
		<link>http://www.volontariatoggi.info/2010/02/03/carcere-cnvg-servizio-anti-suicidi/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 10:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Cnvg]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Dap]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Laganà]]></category>
		<category><![CDATA[Polizia penitenziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_389" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/02/carcere.jpg"><img class="size-medium wp-image-389" style="margin: 2px 5px;" title="carcere" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/02/carcere-300x199.jpg" alt="" width="210" height="139" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Funky64</p></div>
<p>[di <strong>ELISABETTA LAGANA'</strong> *] <strong>ROMA.</strong> Nei giorni scorsi una <strong>circolare del Dap</strong> ha deciso di predisporre un servizio di <em><strong>“Unità di ascolto di polizia penitenziaria”</strong></em> per contrastare il rischio suicidario tra i detenuti nelle carceri. Nella circolare, il Dap dichiara necessario indirizzare ogni sforzo per arginare l’attuale impellente emergenza, riconoscendo tuttavia che non spetterebbe ai poliziotti penitenziari il compito di valutare se un detenuto è a rischio suicidio. <span id="more-388"></span></p>
<p>Ma la decisione si motiva a causa delle note carenze delle figure professionali istituzionalmente deputate all’assistenza psicologica del detenuto. Tale <em>“unità di ascolto” </em>sarà composta, come indicato nella circolare, da <em>“personale di polizia penitenziaria e dell’area educativa, ed integrato da appartenenti al volontariato” .</em></p>
<p>I contenuti di questa circolare suscitano <strong>alcune riflessioni</strong>.</p>
<p>Se già <strong>manca parecchio personale in organico</strong>, come è possibile che con lo stesso personale esistente si possano svolgere nuove funzioni? La soluzione sembra un gioco di prestigio.</p>
<p>Ogni <strong>formazione del personale</strong>, indubbiamente, costituisce un elemento positivo e andrebbe perseguita: naturalmente, rivestono un ruolo cruciale i contenuti formativi. L’idea dell’ascolto è anch’essa totalmente condivisibile; è, del resto, uno dei motivi fondanti del volontariato: è una dimensione umana, etica e psicologica. Ma in carcere, spesso, <strong>ascoltare dovrebbe significare essere in grado di dare risposte.<br />
</strong><br />
Anche se ogni situazione è evidentemente unica, tuttavia <strong>andrebbero analizzate le ragioni dei suicidi o dei tentativi</strong>: si potrebbe vedere che forse, come elemento comune, vi sia proprio la dimensione di rottura di appartenenza al corpo sociale, di perdita della speranza di un futuro o di un nuovo progetto di vita, di frattura dei legami esistenziali che fondano la propria identità. Se le ragioni della detenzione in molti casi si motivano nella mancata messa in atto di risposte concrete ai bisogni dei detenuti, di mancata possibilità di misure alternative alla detenzione, quale potrà essere il peso di <strong>un ascolto che non sa dare risposte?</strong></p>
<p>Quando a tali bisogni non vengono date risposte, il soggetto si trova in balia del proprio <strong>fallimento</strong> o ricerca meccanismi sostitutivi nel mondo sotterraneo della istituzione, disgraziatamente <strong>scuola di criminalità</strong>.</p>
<p>Vi sono poi <strong>perplessità legate alle modalità di funzionamento della proposta</strong>. L&#8217;istituzione di un servizio di ascolto, composto da personale di polizia penitenziaria e dell’area educativa ed integrato da appartenenti al volontariato richiede riflessioni e approfondimenti.</p>
<p>Quali sono in tale organizzazione le reciproche responsabilità e ruoli dei vari componenti? In merito inoltre all’acquisizione da parte del personale di conoscenze e competenze specifiche nell’ambito di idonei percorsi formativi, evidentemente vediamo con estremo favore ogni percorso formativo: pensiamo infatti, da sempre, che l’<strong>operare in carcere richieda notevoli competenze e capacità personali e collettive. Ma quali sono i contenuti di tale formazione</strong>? In quale considerazione, per esempio, sarà tenuta l’esperienza e, soprattutto, la specificità del ruolo del volontariato?</p>
<p>Come già espresso in precedenti comunicati, <strong>ribadiamo che per una efficace azione sul problema dei suicidi sia indispensabile anche il potenziamento dei presidi psicologici e psichiatrici</strong>, che garantiscano una presenza ed una continuità di ascolto, oltre al necessario coinvolgimento della salute mentale del territorio (che dovrebbe immediatamente allertarsi ed agire).</p>
<p>La <strong>generosità del volontariato non deve divenire azione suppletiva</strong>. Ne va del fondamento etico del proprio compito.</p>
<p><em>* Presidente <a href="http://www.volontariatogiustizia.it" target="_blank">CNVG &#8211; Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia</a></em></p>
]]></content:encoded>
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