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	<title>VolontariatOggi.info&#187; Volontariat Oggi</title>
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	<description>Il webmagazine del volontariato edito dal Cnv</description>
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		<title>Informazione, istruzioni per l’uso</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 18:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Testa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Terza pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariat Oggi]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Gianluca Testa] Lettori, ascoltatori e telespettatori possono diventare anche loro fruitori consapevoli dell’informazione. «Informazione, istruzioni per l’uso» è un libro scritto per Alreconomia dal direttore di Volontariato Oggi, Giulio Sensi. Un piccolo grande volume che fornisce utili strumenti di interpretazione, che contribuisce ad alimentare una curiosità indispensabile per la ricerca e la costruzione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1944" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/02/informazione-istruzioni.jpg"><img class="size-medium wp-image-1944" title="informazione-istruzioni" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/02/informazione-istruzioni-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro di Giulio Sensi</p></div>
<p>[di <strong>Gianluca Testa</strong>] Lettori, ascoltatori e telespettatori possono diventare anche loro fruitori consapevoli dell’informazione. <strong><em>«Informazione, istruzioni per l’uso»</em></strong> è un libro scritto per <em>Alreconomia</em> dal direttore di <em>Volontariato Oggi</em>, <strong>Giulio Sensi</strong>.<span id="more-1894"></span></p>
<p>Un piccolo grande volume che fornisce utili strumenti di interpretazione, che contribuisce ad alimentare una curiosità indispensabile per la ricerca e la costruzione di un’informazione su misura alternativa a quella «ufficiale».</p>
<p>Sensi offre un prezioso vademecum che raccoglie sia il «mainstream» sia le realtà «fuori dal coro». Scrive di censure e fonti inquinate, di diritti e finanziamenti, di editoria sociale. E ovviamente di «consumo critico», con suggerimenti chiari per «resistere» al potere mediatico.</p>
<p>Insomma, dopo tutto la qualità dell’informazione non sembra un’utopia.</p>
<p><a href="http://www.altreconomia.it/libri">www.altreconomia.it/libri</a></p>
<p><em>Articolo pubblicato su <strong>Volontariato Oggi n. 3 – 2010</strong>. Te l’eri perso? Allora <a href="../volontariato-oggi/archivio-arretrati"><strong>scaricalo</strong></a> o <strong><a href="../volontariato-oggi/abbonamenti">abbonati</a></strong>.</em></p>
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		<title>E’ solo un punto di partenza</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 14:47:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Testa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Esclusione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Più solidarietà meno povertà]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Gianluca Testa] Se il volontariato viene messo a confronto in uno spazio ‘libero’ ci si può sorprendere di come sboccino idee, proposte, contestazioni. E’ accaduto a Isola Capo Rizzuto in occasione del convegno nazionale «Più solidarietà, meno povertà». A promuoverlo è stato il Centro Nazionale per il Volontariato, che ora ha una grande responsabilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1900" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/01/convegno-poverta.jpg"><img class="size-medium wp-image-1900" title="convegno-poverta" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/01/convegno-poverta-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento del convegno sulla povertà</p></div>
<p>[di <strong>Gianluca Testa</strong>] Se il volontariato viene messo a confronto in uno spazio ‘libero’ ci si può sorprendere di come sboccino idee, proposte, contestazioni. E’ accaduto a Isola Capo Rizzuto in occasione del convegno nazionale <em><strong>«Più solidarietà, meno povertà»</strong></em>. A promuoverlo è stato il <strong>Centro Nazionale per il Volontariato</strong>, che ora ha una grande responsabilità morale e civile: rispondere concretamente al mandato che gli è stato affidato e continuare a sostenere questo processo culturale che dovrebbe portare a un’inversione di rotta. La discussione è appena cominciata.<span id="more-1856"></span></p>
<p>Di povertà ed esclusione sociale. Di questo si sarebbe dovuto parlare nei giorni di Isola Capo Rizzuto, quelli del convegno nazionale tanto voluto dal Centro Nazionale per il Volontariato. E infatti si è discusso anche dei metodi per combattere queste tante, troppe povertà. Ma quando di fronte si hanno centinaia di volontari in rappresentanza di decine e decine di associazioni, offrendo loro l’opportunità di avere quella ‘voce’ che spesso resta soffocata in un’impossibilità oggettiva, è inevitabile superare i paletti dell’argomento fissato.</p>
<p>Perché poi, com’è noto, quello della povertà è un problema talmente esteso che riguarda ogni attività o servizio. E così, a seguito delle discussioni all’interno dei gruppi di lavoro, le associazioni hanno chiesto al Cnv di farsi carico di alcune istanze. L’hanno definito un ‘mandato’, ma forse è perfino qualcosa di più. Hanno chiesto di aiutarle a promuovere la circolarità delle idee e di favorire la sinergia fra organizzazioni di volontariato. Ma soprattutto hanno chiesto d’essere supportare nel difficile rapporto con le istituzioni.</p>
<p><em>«Se non raccogliamo gli stimoli, che si inseriscono in un dibattito già aperto, rischiamo di perdere l’occasione che si presenta al mondo del volontariato in un momento chiave come questo». </em><strong>Patrizio Petrucci</strong>, vicepresidente del Cnv e presidente Cesvot, ritiene che il volontariato sia in crisi<em> «perché non individua più l’obiettivo della propria azione. Non c’è un disegno progettuale collettivo. E se non recuperiamo questo aspetto ci frammenteremo. Non manca la potenzialità. Mancano le idee e prevale l’individualismo. La fiducia nel volontariato e la voglia di cambiamento penso possano permettere di ridefinire un nuovo progetto comune. A Isola abbiamo parlato della povertà così com’è oggi. Ma non c’è nessuno che si domanda cosa accadrà domani. Dobbiamo quindi andare a sintesi velocemente. Dobbiamo riunirci, riflettere e scegliere in fretta la strada migliore. E il contenitore in cui discutere è proprio il Cnv, che è capace di fare sintesi di questa progettualità di cui abbiamo un grande bisogno».</em></p>
<p>Per il presidente del Cnv <strong>Giuseppe Zamberletti</strong>, il tema della lotta alla povertà e all’esclusione rappresenta per l’associazione <em>«un percorso da approfondire»</em>. Per Zamberletti <em>«il volontariato è il più grande fenomeno di inclusione e rappresenta la vera ricchezza di questo paese. Se si ‘indebolisce’ è perché la società ha smesso di occuparsi di lui. Noi del Cnv vorremmo riuscire a creare una solidarietà nazionale del sistema facilitando la ‘diffusione’ delle organizzazioni di volontariato. Come dico sempre, il volontariato è ‘sentinella’ preziosa per le istituzioni. Devono capire che rappresentiamo un valore prezioso che va lasciato agire in libertà, in modo trasparente e nell’interesse dei cittadini».</em> E anche di questo si discusso nei quattro gruppi di lavoro dedicati alle buone prassi, alla legalità, alle reti e all’immigrazione.</p>
<ul>
<li><strong>Buone prassi del volontariato</strong></li>
</ul>
<p>Inserimento delle associazioni all’interno delle progettazioni dei Piani di zona e valorizzazione del volontariato come ‘capitale sociale’. Sono queste, in sintesi, le buoni prassi individuate a Isola Capo Rizzuto all’interno del primo gruppo di lavoro. Una discussione intensa e partecipata che si è conclusa anche con un ‘mandato’ per il Cnv da parte dei volontari. <em>«Vi chiediamo di promuovere la circolarità delle idee e la sinergia fra associazioni» </em>hanno detto. Ma non è tutto. Perché importante è anche il ruolo delle istituzioni. <em>«Speriamo infatti che possiate supportare le nostre associazioni in questo difficile rapporto».</em> Il Cnv è ben disposto a farsi carico di questa ‘mission’, arrivata a conclusione di un dibattito nel quale è emerso chiaramente come che le persone marginali <em>«lo sono o lo diventano per povertà economica, culturale, per malattia, per età e per mancanza di opportunità»</em>. In questo contesto si è parlato della difficoltà di valutare l’impatto economico del volontariato nell’erogazioni di servizi, di un settore che è sempre più ‘supplente’ delle istituzioni, delle difficoltà di prestare attività di volontariato in modo continuativo soprattutto in assenza di risorse adeguate.</p>
<p><em>«La povertà, se non viene affrontata con politiche complesse, è solo alleggerita dal volontariato. Che però non può incidere sul cambiamento del sistema»</em> racconta la relatrice <strong>Marzia Tanini</strong> (Unitalsi). «<em>Una buona società è fatta di diritti. E la solidarietà deve aiutare i poveri a conoscerli ed esigerli». </em>Sempre nel gruppo di lavoro sulle ‘buone prassi del volontariato’, riprendendo un concetto che sostiene da tempo anche il presidente del Cnv Giuseppe Zamberletti, è emerso come le associazioni debbano assumere il ruolo di ‘sentinella’ denunciando le sopraffazioni. <em>«Solo così il volontariato può generare giustizia sociale. Perché laddove esiste un vuoto dei diritti, se è presente il volontariato organizzato è possibile costruire un dialogo con le istituzioni affinché queste rispondano concretamente».</em></p>
<p>Si è inoltre parlato della necessità di una strategia comune. E fondamentale, per partire, è la mappatura fedele e costante dei bisogni. Occorre quindi rafforzare quella responsabilità individuale e collettiva che rappresenta le esigenze dei più deboli. <em>«Nei rapporti con le istituzioni non chiediamo privilegi, ma proponiamo progetti sostenuti dal principio di sussidiarietà» </em>aggiunge la Tanini. Come raggiungere questo obiettivo? Sono stati individuati alcuni punti molto chiari: collaborare con le istituzioni, essere presenti ai tavoli di programmazione (tenendo presente la ‘natura’ stessa del volontariato), garantire continuità all’azione sul territorio. Un ruolo fondamentale, poi, è stato attribuito alla formazione dei volontari e alla promozione dei percorsi culturali sulle diverse abilità. <em>«Decisivo è il lavoro svolto con le scuole. Non solo per cercare nuovi volontari, ma per educare all’altruismo e alla solidarietà».</em> Fra le criticità riscontrate c’è il tema della comunicazione: <em>«E’ indispensabile, ma va fatta bene per non essere esposta a critiche faziose».</em></p>
<ul>
<li><strong>Legalità: superamento della</strong><strong> povertà e proposte per lo sviluppo</strong></li>
</ul>
<p>Il gruppo di lavoro sul tema della legalità ha seguito una duplice direzione: da una parte la comprensione delle connessioni fra legalità, povertà e sviluppo; dall’altra ha presentato esperienze concrete vissute all’interno di questa ‘connessione’. E ad essere messi in luce, in questo contesto, sono soprattutto i paradossi del sistema. <em>«Siamo più poveri perché siamo più ricchi: c’è un eccesso di risorse e non una privazione. Il paradosso è che la povertà è frutto della privazione di accesso rispetto alle possibilità esistenti» </em>spiega il relatore <strong>Raffaele De Giorgi</strong> (Università del Salento). Le configurazioni che prende la povertà sono infatti mutevoli. E l’attenzione è stata centrata inevitabilmente sulle modalità dell’esclusione. <em>«La povertà</em> &#8211; prosegue De Giorgi &#8211; <em>viene costruita per effetto di una ‘iper-moralizzazione’ del linguaggio della politica, che guarda all’esclusione e quindi alla costruzione di una razionalità della povertà».</em></p>
<p>Ma qual è la funzione e il rapporto fra legalità e povertà? La risposa è da cercare in un altro paradosso: generalmente il rispetto della legalità rende poveri. <em>«Si tratta di un aspetto preoccupante. Anzi, sconvolgente. Ovviamente la considerazione appena fatta non dev’essere un incentivo all’illegalità. Ma di fronte a queste analisi non possiamo neppure tacere&#8230;». </em>Le possibilità di instaurare condizioni generali di legalità si trasformano poi in incremento dell’accesso alle possibilità, e quindi alle risorse. Cosa significa? Riduzione della povertà. <em>«Il fatto di aver riflettuto su questi paradossi ci ha offerto la possibilità di vedere cosa concretamente caratterizza le nostre dalle ‘altre’ povertà. Ciò è utile per definire interventi sensati».</em></p>
<p>Anche in questo gruppo si è parlato dei significati attraverso i quali si manifesta la costruzione della povertà, la cui produzione è sempre meno legata ai beni e sempre più collegata alle modalità di costruzione dell’altro. E quando è arrivato il momento di raccontare esperienze vere e concrete, ecco il caso di «Libera».<em> «Associazioni come questa hanno condotto attività per la ricostruzione della legalità in territori dove la violenza delle organizzazioni mafiose aveva calpestato e distrutto la legalità stessa»</em> aggiunge De Giorgi. Le soluzioni a questi problemi sono difficili da trovare. Ma qualcosa si può fare. <em>«Prima di tutto è importante riuscire a capire come stanno le cose. Ed è in questo senso va il nostro contributo».</em></p>
<ul>
<li><strong>Possibili sviluppi di reti</strong></li>
</ul>
<p>Le priorità delle reti? Be’, passa dalla riflessione sulla ‘qualità’ (esistono quelle positive e quelle negative), dalla valorizzazione del loro rapporto con le istituzioni che spesso le considerano ‘invisibili’, dalle motivazioni del volontariato (a volte giudicato «sconfortante»). E’ da queste premesse che si è sviluppata una complessa discussione nel gruppo di lavoro dedicato a questo tema. Si è guardato alle reti come un elemento <em>«non sempre positivo». </em>Perché, come spiega <strong>Riccardo Guidi</strong> (direttore della Fondazione Volontariato e Partecipazione), <em>«delle reti si parla tanto, ma non è tutto così bello come sembra. Questo sistema nasconde anche dei pericoli». Parlando del rapporto tra reti e istituzioni si è detto che è «difficile, secondo l’esperienza, non uscirne abbattuti».</em></p>
<p>Gli elementi emersi dalla discussione evidenziano come<em> «nelle reti sia importante una strategia, una bussola, un obiettivo per non perdersi. Per non andare alla deriva, per non dimenticare la peculiarità del volontariato» </em>racconta Guidi. <em>«Se con gli altri attori della rete ci intendiamo sull’obiettivo, allora possiamo anche perdere un pezzo d’identità particolare, possiamo addirittura ‘sfruttarci’. Ma prima va trovato insieme agli attori della rete il fine comune»</em>. Qual è la ‘bussola’? <em>«Quando la cittadinanza rischia il paradosso dell’esclusione o dell’irresponsabilità, il volontariato dev’essere interpretato come presidio di cittadinanza». E la criticità risiede anche nella vita all’interno delle reti, soprattutto in rapporto con le istituzioni. «Occorre cercare l’aggregazione con altre forze del volontariato per pesare di più. Con questa ‘funzione critica’ il volontariato, nelle reti e con le istituzioni, alimenta l’estensione e la pratica dei diritti. In questo caso il volontariato è la benzina per le istituzioni della cittadinanza».</em></p>
<ul>
<li><strong>Povertà, famiglie, immigrazione e volontariato al sud</strong></li>
</ul>
<p>Secondo il relatore <strong>Vittorio Cotesta</strong> (Università Roma Tre) negli ultimi quattro anni <em>«non è cambiato nulla». «E’ vero, c’è la crisi»</em> aggiunge. <em>«Ma non è rilevata dalle statistiche, che analizzano i dati precedenti al 2009. Per questo credo sia necessario fare della povertà un’analisi più fine».</em> Perché la povertà non è un ‘dato di fatto’. E’ piuttosto, come sostiene De Giorgi, una ‘costruzione sociale’. Quindi occorre guardare ai processi di produzione della povertà, senza i quali non possiamo inventare strategie per contenerla e ridurla. Il problema, semmai, è individuare gli elementi da tener presente per effettuare questa ‘fine’ analisi. <em>«Tutti hanno rilevato che la povertà non è solo legata a questioni economiche. Questa è una dimensione che rimane, che dobbiamo tenere ben presente»</em> spiega Cotesta. <em>«L’altra dimensione è quella di ‘rete’. Perché le persone non vivono mai sole. Ci sono poi le dimensioni culturali e simboliche».</em></p>
<p>Si è quindi parlato di solitudine, della ricostruzione del capitale sociale, delle politiche sociali del crotonese. <em>«Sono rimasto colpito dalla costruzione fatta da don Edoardo Scordio. E’ stato messo in evidenza come le politiche sociali possono produrre effetti ‘perversi’: cioè tutto il contrario di quello per cui sono state pensate»</em>. Prendiamo ad esempio la questione del reddito minimo di inserimento nell’area. «Invece di essere uno strumento per la riduzione della disuguaglianza, be’, l’ha accresciuta. Invece che ridurre il lavoro nero, l’ha aumentato». Una misura che in astratto può sembrare ottima si è rivelata uno strumento che non ha contribuito affatto alla riduzione della povertà.</p>
<p><em>Articolo pubblicato su <strong>Volontariato Oggi n. 2 – 2010</strong>. Te l’eri perso? Allora <a href="../volontariato-oggi/archivio-arretrati"><strong>scaricalo</strong></a> o <strong><a href="../volontariato-oggi/abbonamenti">abbonati</a></strong>.</em></p>
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		<title>La fatica di esistere</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 14:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Idee]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Aldo Intaschi *] Le tariffe postali, per il non profit, sono quintuplicate dal primo aprile dello scorso anno. E purtroppo non si è trattato di uno scherzo. Se quindi ora avete fra le mani il nuovo numero di Volontariato Oggi è perché abbiamo deciso di investire ancora nella comunicazione &#8211; e quindi nel rapporto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1896" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/01/editoriasociale.jpg"><img class="size-medium wp-image-1896" title="editoriasociale" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2011/01/editoriasociale-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ph. perldude (cc fickr)</p></div>
<p>[di <strong>Aldo Intaschi</strong> *] Le tariffe postali, per il non profit, sono quintuplicate dal primo aprile dello scorso anno. E purtroppo non si è trattato di uno scherzo. Se quindi ora avete fra le mani il nuovo numero di <em>Volontariato Oggi</em> è perché abbiamo deciso di investire ancora nella comunicazione &#8211; e quindi nel rapporto diretto con tutte le associazioni italiane &#8211; compiendo l’ennesimo sforzo economico. <span id="more-1848"></span></p>
<p>(A quanto ammonta? Semplice: tolti ovviamente i costi di stampa si tratta di una cifra superiore ai 6mila euro). Sì, perché da un paio di anni la rivista edita dal <strong>Cnv</strong> raggiunge gratuitamente circa <strong>23mila destinatari</strong>. Cioè tutte le associazioni iscritte ai registri regionali, cui si aggiungono enti, istituzioni, centri di servizio e centri di documentazione.</p>
<p>Per una testata come questa che ha superato i 25 anni di vita &#8211; e che non riceve finanziamenti pubblici né introiti frutto di pubblicità mirate &#8211; questa possibilità ha il sapore del miracolo. Come noi del Cnv, a seguito di questo provvedimento governativo che ha di fatto annullato ogni agevolazione ci sono altre migliaia di associazioni.</p>
<p>Inoltre, dopo una lunga attesa, il Governo ha respinto anche l’ordine del giorno che impegnava i 30 milioni di euro promessi a compensazione del taglio sulle tariffe postali agevolate. <strong>Crediamo che l’editoria sociale sia uno strumento utile alla promozione della cultura e dell’educazione civile</strong>. Quindi, finché ci sarà data la possibilità di esistere, continueremo col nostro impegno. Nonostante tutto.</p>
<p>E se anche il prossimo anno la situazione non dovesse cambiare, costringendoci a ripensare &#8211; nostro malgrato &#8211; a una nuova programmazione, sappiate che abbiamo fatto (e stiamo facendo) il possibile.</p>
<p><em><strong>* Direttore Cnv</strong></em></p>
<p><em>Articolo pubblicato su <strong>Volontariato Oggi n. 2 – 2010</strong>. Te l’eri perso? Allora <a href="../volontariato-oggi/archivio-arretrati"><strong>scaricalo</strong></a> o <strong><a href="../volontariato-oggi/abbonamenti">abbonati</a></strong>.</em></p>
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		<title>Il bisogno di convivere</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 12:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di RITA CUTINI*] Rosarno 2010. Norina Ventre, 85 anni, calabrese, è detta &#8220;Mamma Africa&#8221;. Volontaria dell’Unitalsi, anima dell’associazione vedove di Oppido, dopo i terribili &#8220;giorni di Rosarno&#8221;, parlando con realismo del popolo di immigrati che da diversi anni vive nella sua terra calabra e da cui non si sente affatto minacciata, ha dichiarato al Tg1: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_984" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/Scuola-ditaliano-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-984" style="margin: 2px 4px;" title="Scuola d'italiano 2" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2010/05/Scuola-ditaliano-2-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Foto Misericordia Isola Capo Rizzuto</p></div>
<p>[di <strong>RITA CUTINI*</strong>] Rosarno 2010. <strong>Norina Ventre</strong>, 85 anni, calabrese, è detta <em>&#8220;Mamma Africa&#8221;</em>. Volontaria dell’Unitalsi, anima dell’associazione vedove di Oppido, dopo i terribili &#8220;giorni di Rosarno&#8221;, parlando con <strong>realismo</strong> del popolo di immigrati che da diversi anni vive nella sua terra calabra e da cui non si sente affatto minacciata, ha dichiarato al Tg1: <em>&#8220;Sono poveri ragazzi, venuti qui a spaccarsi la schiena nella raccolta; senza pane, senza coperte, senza un tetto e un fuoco che riscaldi&#8221;</em>. E poi ha concluso: <em>&#8220;Non voglio morire prima di vedere un centro di accoglienza in questa città&#8221;</em>.<span id="more-983"></span></p>
<p>Le parole di Norina sono rimbalzate sui blog, nei commenti delle persone comuni e degli specialisti, nelle pagine dei giornali e nelle conversazioni a tavola. Il suo sereno e solido buon senso e la sua esperienza sul campo ne fanno una vera &#8220;esperta dei problemi di immigrazione&#8221;, e ha convinto molti che una strada per vivere insieme è possibile.</p>
<p>I <strong>media</strong> -per una volta almeno- hanno messo sotto i fari dell’attenzione generale la <strong>bella storia di una donna, un’anziana, nella quale ci siamo riconosciuti</strong>. In lei si è riconosciuta la <strong>società civile</strong>, quella parte non certo trascurabile che irrobustisce le fila del grande e variegato mondo del <strong>volontariato</strong>.</p>
<p>Del mondo, cioè, che fa della <strong>solidarietà</strong> la cifra del suo impegno responsabile nella vita del nostro paese. Sì, ci siamo riconosciuti nella sua <strong>sensibilità concreta</strong>, fattiva, nel suo modo di guardare in faccia le persone, il suo modo non spaventato o irrazionale di guardare in faccia anche i grandi temi, quelli che attraversano la Storia. Quella con S maiuscola. Tutti lo dicono: <strong>quello dell’immigrazione è un processo epocale</strong>. Ma la vicenda di Norina qualcosa ci insegna: i &#8220;processi epocali&#8221; non ci passano sopra la testa. E non si tratta solo di subirli o di temerli. Passano per le strade di Rosarno e per le strade dove viviamo, dove abitiamo, dove soffriamo e dove ci divertiamo. Ed è lì che vanno fatte scelte coraggiose, che vanno costruiti i percorsi, i ponti, i tessuti sociali di una vita insieme che non solo è possibile ma necessaria.</p>
<p><strong>La paura, l’irrazionalità, peggio ancora la violenza e il razzismo, non sono certo i metodi migliori per comprendere e governare i grandi fenomeni storici</strong>. Norina, la sua solidarietà, la sua accoglienza, la sua convinta e fattiva opera di incontro, si inserisce nel flusso degli avvenimenti storici senza subirli ma orientandoli. Li comprende con un intuito sicuro che guarda al futuro con scanzonata fiducia: <em>&#8220;Quando morirò, ho detto ai miei amici che voglio essere accompagnata da loro. E come?, mi hanno chiesto. Ballando, ho risposto io. Ta-dan, ta-dan, ta-dan&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Ta-dan.</strong> È il suono dei tamburi africani; e quelle che -lei spera- la porteranno nell’ultimo viaggio della sua vita, sono le spalle di nuovi cittadini, poveri ragazzi  venuti qui per cercare un futuro, per Norina figli inaspettati venuti da terre lontane.</p>
<p>I giornali hanno riportata la notizia che qualcuno, per rabbia, per stupidità, ha fracassato i tavoli della &#8220;mensa&#8221; di Norina. Il gesto vandalico sembra essere un inconsapevole commento iconico &#8220;dei giorni di Rosarno&#8221;. E ne rappresenta, meglio di qualsiasi altra spiegazione, la grave carica emblematica.</p>
<p>I tavoli spezzati di Norina -o di &#8220;Mamma Africa&#8221;, se si preferisce- sono un po’ il <strong>simbolo di una convivenza</strong>, di una allegra convivialità, vorrei dire ‘orrendamente spezzata’, che attende di essere presto ricostruita.</p>
<p>Eccoci. Siamo con Norina a ricostruire i tavoli della sua mensa. <strong>Tutta la società civile è con lei a ricostruire, insieme ai tavoli, quel clima di convivenza</strong>, di serena convivialità, di accoglienza e di fiducia nel futuro di cui si sente tanto la necessità. Oggi più che mai.</p>
<p><em><strong>* vicepresidente del Cnv &#8211; Comunità di Sant’Egidio</strong></em></p>
<p><em>Articolo pubblicato su <strong>Volontariato Oggi n. 1 &#8211; 2010</strong>. Te l&#8217;eri perso? Allora <a href="http://www.volontariatoggi.info/volontariato-oggi/archivio-arretrati"><strong>scaricalo</strong></a> o <strong><a href="http://www.volontariatoggi.info/volontariato-oggi/abbonamenti">abbonati</a></strong>.</em></p>
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		<title>VolontariatOggi.info: il webmagazine del Cnv si rinnova</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 16:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Testa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di GIANLUCA TESTA*] LUCCA. Cambiare significa anche innovare. E l&#8217;innovazione, come nel nostro caso, passa attraverso un restyling grafico cui si aggiunge l&#8217;adozione di una nuova piattaforma per la pubblicazione e la conseguente divulgazione dei contenuti. Quindi, a distanza di quasi due anni dalla messa on-line, VolontariatOggi.info cambia aspetto. Si fa più moderno, avvicinandosi al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_164" class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2009/12/Il-WEB.jpg"><img class="size-medium wp-image-164" style="margin: 2px 7px;" title="Il WEB" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2009/12/Il-WEB-300x191.jpg" alt="La grande rete (foto km6xo)" width="168" height="107" /></a><p class="wp-caption-text">La grande rete (foto km6xo)</p></div>
<p>[di <a href="mailto:g.testa@volontariatoggi.info"><strong>GIANLUCA TESTA</strong></a>*] <strong>LUCCA.</strong> Cambiare significa anche <strong>innovare</strong>. E l&#8217;innovazione, come nel nostro caso, passa attraverso un <strong>restyling grafico</strong> cui si aggiunge l&#8217;adozione di una <strong>nuova piattaforma</strong> per la pubblicazione e la conseguente divulgazione dei contenuti. Quindi, a distanza di <strong>quasi due anni</strong> dalla messa on-line, <strong><a href="http://www.volontariatoggi.info/volontariato-oggi/webmagazine/">VolontariatOggi.info</a></strong> cambia aspetto. Si fa <strong>più moderno</strong>, avvicinandosi al concetto ancora piuttosto controverso del <em>&#8216;Web 2.0&#8242;</em>, qua applicato alla <strong>comunicazione sociale</strong>. Cercheremo quindi di spiegarvi cosa è cambiato.<span id="more-163"></span></p>
<p>Il web, si sa, <strong>cresce</strong> a dismisura. La <strong>community</strong> si estende e aumentano i lettori dei <strong>periodici on-line</strong>. Nonostante il cruccio per una diffusione della <strong>banda larga</strong> che in Italia stenta a decollare, noi del <a href="http://www.centrovolontariato.net" target="_blank"><strong>Centro nazionale per il volontariato</strong></a> -pur investendo energie e risorse nella pubblicazione di <strong><a href="http://www.volontariatoggi.info/volontariato-oggi/quadrimestrale/" target="_self">&#8220;Volontariato Oggi&#8221;</a></strong>, il quadrimestrale più antico di settore che è ora spedito a <strong>tutte le associazioni italiane</strong> iscritte ai registri- siamo convinti che sia di fondamentale importanza <strong>garantire continuità ai servizi di comunicazione</strong> che utilizzano proprio le nuove tecnologie.</p>
<p>Se quindi nel Paese si frena l&#8217;accessibilità al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/World_Wide_Web" target="_blank">&#8216;world wide web&#8217;</a> preferendo investire sul <strong>digitale terresetre</strong> piuttosto che sulla <strong>banda larga</strong>, noi cerchiamo di rispondere <strong>incentivando l&#8217;uso di internet</strong> e spingendo affinché il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide" target="_blank"><strong>digital divide</strong></a> possa diventare solo un ricordo. Ma ammettiamolo: <strong>pensare in prospettiva</strong>, con queste condizioni, è assai difficile. Si moltiplicheranno gli utenti dei <strong>social network</strong>, d&#8217;accordo. Ma la realtà, secondo i dati <strong>Eurostat 2009</strong>, dipingono un&#8217;Italia &#8216;arretrata&#8217; in cui <strong>solo poco più della metà degli abitanti</strong> (53%) <strong>ha un accesso a internet</strong>.</p>
<div id="attachment_165" class="wp-caption alignleft" style="width: 184px"><a href="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2009/12/VolontariatOggi.info-il-nuovo-sito.jpg"><img class="size-medium wp-image-165" style="margin: 2px 7px;" title="VolontariatOggi.info, il nuovo sito" src="http://www.volontariatoggi.info/wp-content/uploads/2009/12/VolontariatOggi.info-il-nuovo-sito-290x300.jpg" alt="VolontariatOggi.info, il nuovo sito" width="174" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Il nuovo sito</p></div>
<p>Ci potremmo consolare pensando alla <strong>media europea</strong> (65%). Ma se guardiamo l&#8217;Islanda e l&#8217;Olanda con il loro 90%, il Lussemburgo con l&#8217;87%, la Svezia con l&#8217;86%, la Finlandia con il 78% e il Regno Unito col 77%, be&#8217;, forse qualche <strong>motivo in più di preoccupazione</strong> cominciamo ad averlo. Se invece consideriamo la <strong>banda larga</strong>, l’<strong>Italia è sest’ultima</strong> con il 39% davanti solo a Macedonia (34%), Grecia (33%), Bulgaria (26 %), Romania (24%) e Serbia (23%). La media europea? E&#8217; del 56%.</p>
<p>Fortunatamente, anche per i <strong>volontari</strong> e le <strong>associazioni</strong> del territorio, esiste l&#8217;opportunità di partecipare a corsi di <strong>alfabetizzazione informatica</strong>. Attorno agli <strong>internet point sociali</strong> si rafforzano gruppi e strutture, e la quasi totalità degli uffici pubblici e privati sono dotati di connessione. Aumentano i <strong>servizi on-line</strong> e parallelamente gli incentivi per il loro utilizzo. L&#8217;<strong>informazione</strong>, poi, indipendente o istituzionale che sia, <strong>sul web trova la sua espressione</strong>. E la propria <strong>libertà</strong>. Un concetto buono tanto per i movimenti quanto per le associazioni, i comitati, le organizzazioni riconosciute e non, i privati cittadini.</p>
<p>In questo contesto cambia anche <strong>VolontariatOggi.info</strong>. Cambia l&#8217;<strong>aspetto grafico</strong>, più moderno e fruibile, e la <strong>testata a &#8216;scomparsa&#8217;</strong>. Che permette di ruotare l&#8217;immagine di fondo (noi lo faremo circa ogni mese o in occasioni ed eventi di particolare interesse per il mondo del volontariato). Nel nuovo magazine, grazie al <strong>motore interno</strong> e all&#8217;utilizzo del <strong>tag</strong>, sarà inoltre più facile <strong>effettuare ricerche</strong> e individuare i contenuti. Ma la cosa più importante riguarda l&#8217;interazione. Da oggi, infatti, le <strong>notizie sono aperte ai commenti</strong>: sarà quindi possibile aggiungere considerazioni, segnalare integrazioni e, cosa assai più importante, discutere e scambiare opinioni in confronti liberi, aperti e -ci auguriamo- costruttivi.<br />
<em><strong><br />
* direttore del webmagazine VolontariatOggi.info</strong></em></p>
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