Terzo settore e appalti, Anac interviene dopo Mafia Capitale

ROMA. Non poteva mancare, dopo gli scandali legati all’inchiesta Mafia Capitale e non solo, l’intervento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) sull’affidamento dei servizi al terzo settore. Nei giorni scorsi l’Autorità presieduta dal magistrato Raffaele Cantone ha reso noti un parere e una consultazione pubblica sul tema, pubblicando sul proprio sito le linee guida sulla consultazione stessa che sarà aperta fino al 10 settembre.

Insieme alle linee guida, Anac ha diffuso un documento base che è un piccolo manuale con tutti i rifermenti normativi per l’aggiudicazione corretta dei servizi al terzo settore.

L’obiettivo è quello di, come specificato dall’Anac, “fornire  indicazioni  operative  alle  amministrazioni aggiudicatrici  e  agli  operatori  del  settore  al  fine  di  addivenire  ad  aggiudicazioni  rispettose della normativa  di  settore  e della  normativa  nazionale  e  comunitaria  in  materia  di  affidamenti  di  contratti pubblici”.

Pur riconoscendo lo sforzo del Governo Renzi per mettere mano al riordino del settore tramite la legge di riforma, l’Anac critica, nemmeno velatamente, l’assenza nella riforma del terzo settore di un “riferimento  espresso  alla necessità di coordinare l’emananda disciplina generale con la normativa dell’Unione Europea e quella nazionale dettata dal d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163 (di seguito Codice) in materia di affidamento dei servizi pubblici”. Un nodo che in Italia è ancora lontano dall’essere sciolto.

Il documento cerca di mettere ordine in una materia frastagliata e dai troppi rifermenti normativi fra cui spiccano alcuni provvedimenti fondamentali come la legge 328, la “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”.

“Da una parte -commenta il Consorzio Nazionale Idee in Rete-, letta oggi, l’impostazione culturale proveniente da un legge importante ma non così dirompente di 15 anni fa appaiono comunque stimolanti e innovativi rispetto ad una prassi che in molti casi si è appiattita su meri rapporti cliente – fornitore (talvolta valutato, da capitolato o nei fatti, meramente dal punto di vista di risparmio economico). Invece la partecipazione alla programmazione, la “piena espressione della capacità progettuale del terzo settore”, la “co-progettazione”, i “progetti sperimentali e innovativi”, il divieto di aggiudicare al massimo ribasso, la preferenzialità per le procedure ristrette e negoziate esistono; vanno conciliate, certo, con le altre normative in merito all’affidamento di servizi, ma sono ampiamente richiamate dal documento ANAC”.

“Quanti enti pubblici se ne ricordano ancora?” si chiede il Consorzio Idee in Rete.

I temi posti in consultazione dall’Anac sono: gli affidamenti di servizi sociali e sanitari agli organismi del terzo settore (associazioni di volontariato, cooperative sociali di tipo A, associazioni onlus, associazioni di promozione sociale), con particolare attenzione a tematiche quali: programmazione; requisiti di partecipazione; apertura alla concorrenza; controlli; proroghe e rinnovi. Gli affidamenti alle cooperative di tipo B e ai lavoratori protetti, con particolare attenzione a tematiche quali: soggetti beneficiari delle convenzioni ex art. 5 l.381/1991; attività oggetto dell’affidamento; durata dell’affidamento; calcolo della soglia; procedura di affidamento; verifiche in corso di esecuzione; obblighi di comunicazione all’Autorità.

Un intervento rilevante quello dell’Anac. Che, oltre ad avere il chiaro obiettivo di mettere ordine in una materia in cui la prassi ha evidenziato troppi affidamenti senza gare o corrette procedure, può aiutare il terzo settore a creare i giusti anticorpi per evitare l’insorgere di nuovi scandali. I quali sarebbero definitivamente letali per la sua immagine e la sua credibilità.

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