Tikdem e il bar di Addis Abeba. Il prezzo dell’indipendenza

ROMA. Tikdem, 36 anni, grazie ad un’associazione umanitaria è riuscita ad aprire un proprio business insieme ad altre donne: un piccolo bar nel mercato di Addis Abeba. L’accesso all’acqua e all’elettricità non è stato automatico. Schermata 2015-06-23 alle 11.57.09Le donne hanno dovuto pagare una tariffa extra per l’allaccio dell’acqua e ancora aspettano un rimborso da parte dello Stato, mentre per la corrente elettrica ancora non è stato fatto nulla perché la compagnia elettrica locale dà la priorità alle aziende più grandi. Tikdem cucina l’injera (il pane locale) a legna e ancora non è in grado di fornire un servizio completo ai suoi clienti a causa di questo problema. Il bar chiude verso le 22:00-23:00 e le strade circostanti non sono illuminate. Quando Tikdem chiude il bar e torna a casa cerca di evitare le vie deserte e sta lontana dai gruppi di uomini.

In passato le è già capitato di essere stata aggredita. Le minacce non si trovano solo all’esterno, ma anche all’interno della stessa attività. È opinione diffusa tra gli uomini, che una donna che apre una propria attività o lavora in un luogo pubblico lo fa solamente per mettersi in mostra e circuire i mariti delle altre donne. Per questo insulti e molestie sono all’ordine del giorno anche all’interno del bar stesso. Tikdem ha provato più volte a chiamare la polizia, ma senza nessun risultato. I poliziotti non fanno altro che registrare lunghe dichiarazioni e agiscono con estrema lentezza, per questo spesso le donne vittime di abusi evitano di rivolgersi a loro.

Questa e altre storie sono contenute nel dossier di ActionAid “La città proibita – Le donne e lo spazio urbano”.

 

@VolontariatOggi

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