Foto di Guido Mencari | www.gmencari.com

Tornare all’uomo, alla sua grandezza ed alla sua fatica

LUCCA. Il testo integrale dell’intervento del presidente del Centro Nazionale per il Volontariato Edoardo Patriarca all’incontro “La democrazia diffusa. Maria Eletta Martini e il volontariato” alla presenza del Presidente della Repubblica On. Prof. Sergio Mattarella – Venerdì 3 marzo 2017, Auditorium S. Francesco.

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Egregio Presidente,
Cari Volontari,
è onore farmi testimone di fronte alla più alta carica dello Stato dell’impegno quotidiano di tutte le persone che popolano questa meravigliosa sala.

Mi emoziona e mi rende fiero di poter dire che dopo 33 anni di storia il Centro Nazionale per il Volontariato ancora anima il dibattito politico e culturale sul volontariato nel nostro Paese.

Voglio iniziare con una citazione di Maria Eletta Martini, protagonista di questa giornata di festa che l’incontro fra Lei, Presidente, e la città di Lucca sta regalando al Paese intero.

Quelle che seguono sono le parole che pronunciò il 31 luglio del 1991 in sede di espressione di voto per lʼapprovazione della legge quadro sul volontariato.

«In democrazia lo Stato e le istituzioni sono forti non perché appaiono tali o per astratte decisioni, ma per come si collegano con le espressioni della società; per questo, congiungere solidarietà sociale, impegno politico e istituzioni è premessa indispensabile ad evitare di ridurre le riforme istituzionali ad atti solo formali».

Mi permetta di dire, Presidente, che questa frase rappresenta uno straordinario documento storico dal profilo politico, sociale e culturale ancora attuale. Sempre più attuale.

Lei Presidente, con il suo costante impegno istituzionale che dall’insediamento non ha mai fatto mancare al Paese, incarna la migliore testimonianza del valore e della fecondità della cultura politica che Maria Eletta in queste poche parole aveva così efficacemente sintetizzato.
Ma mi permetta di rivolgere un pensiero di gratitudine al volontari che riempiono questa sala.
Sono una piccola, ma importante, parte dei 6 milioni di persone che ogni giorno insieme ad altri si impegnano gratuitamente e in forme solidali.

Sono lo specchio del valore storico e politico delle parole di Maria Eletta.

Ed è un grande piacere vedere in sala tanti giovani che hanno scelto di fare l’esperienza del Servizio Civile Volontario.

Mi permetta, Egregio Presidente, di ricordare le Sue parole, pronunciate in quello straordinario momento che è stata la celebrazione della Giornata Internazionale del Volontariato del 5 dicembre 2015. Rivolgendosi ai volontari di ogni ambito e età, metteva in guardia da un rischio: “quello -cito il testo- di vivere il vostro impegno così prezioso all’interno di una dimensione circoscritta e appartata. Costituite una grande forza -diceva ai volontari-, che deve essere osmotica, dialogante. Non rifuggite dall’impegno politico e civile. La vostra energia positiva, partendo dalla società, deve potersi trasmettere a tutto il Paese”.

A queste parole Maria Eletta Martini oggi reagirebbe entusiasta, e le trasformerebbe in pensiero e azione generatrici, come ha fatto in tutta la sua esperienza politica e sociale.

Certo, i tempi che viviamo oggi, corre l’obbligo di sottolinearlo, sono diversi, molto più ambigui e incerti. Tempi di crisi. Ma proprio in tempi come questi, cito un profeta di cui quest’anno ricorre il 40° dalla morte e la cui opera troppo poco stiamo omaggiando con la memoria, “Bisogna tornare all’uomo, alla sua grandezza ed alla sua fatica”: la fatica letta nel volto dei volontari che hanno risposto con generosità e orgoglio alle macerie fisiche e sociali del terremoto, la fatica dei tessitori di speranza, dei ricostruttori di luoghi e relazioni.

Vogliamo celebrare l’ostinazione della speranza con la parola “Ricostruire”: sarà la parola chiave del prossimo Festival Italiano del Volontariato: una ricostruzione non solo fisica, ma estesa ai legami e alle relazioni che formano le comunità operose, i territori che resistono, le pratiche resilienti, le comunità educanti.

Questo è il messaggio che lanceremo all’Italia.

Concludo con la semplicità delle parole ancora di Giorgio La Pira: “Nelle stradine attorno a Santa Croce, e ovunque, donne e uomini rovistavano nel fango con dolore ma con orgoglio: avevano il senso della loro storia. Difendevano un tesoro di cui si sentivano depositari”.

Erano i giorni successivi all’alluvione di Firenze del 1966.

L’augurio a tutti noi di sentirci orgogliosi e fieri depositari della storia del nostro Paese e dell’esempio degli uomini e delle donne che ogni giorno, silenziosamente, lo rendono migliore.

Grazie, Presidente.

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