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Verona, boom di adesioni alla giustizia di comunità

VERONA. Nel giugno 2011 la prima convenzione tra il CSV, Centro Servizio per il Volontariato e il Tribunale di Verona che permetteva la possibilità da parte dell’imputato di commutare la pena detentiva in ore di lavoro socialmente utile. Un progetto sperimentale, 11 realtà accoglienti per un totale complessivo di 14 posti, destinato in pochi anni a segnare un vero e proprio boom di richieste.

Nel 2016, gli enti accoglienti sono stati 53 tra cui 34 Organizzazioni di Volontariato, 2 cooperative, 15 enti non profit, una fondazione e un’impresa sociale. Un dato più che raddoppiato rispetto al 2015. Le persone che durante lo scorso anno hanno iniziato la propria attività socialmente utile sono state poco meno di 200: 197. Le ore di servizio svolte da gennaio a dicembre hanno sfiorato quota 12mila assestandosi a 11.443. Si tratta di una media di oltre 30 ore al giorno, festivi compresi, svolti in vari ambiti del Terzo settore; dal socio-sanitario e assistenziale alla tutela dell’ambiente, dal culturale e ambientale alla protezione civile e alla cooperazione internazionale. Molteplici sono state anche le attività svolte nelle associazioni che hanno spaziato dal supporto a disabili e anziani a servizi di manutenzione, giardinaggio, pulizie e mensa ma non solo. Le persone impiegate nei Lavori di pubblica utilità, Messa alla prova e Attività volontaria in alternativa alla detenzione – questi i tre ambiti in cui si articola la Giustizia di comunità – si sono occupate di trasporto di anziani e disabili, lavoro di segreteria, aggiornamento sito web, inserimento dati su supporti informatici, laboratori creativi e manuali.

La testimonianza

Tra le 197 persone che hanno iniziato nel 2016 il proprio percorso di Giustizia di Comunità anche Gianfranco, classe 1962, consulente, che ha svolto Lavori di pubblica utilità in un’associazione di volontariato che offre servizi di accoglienza e di ascolto per le giovani sole e vittime di violenza o semplicemente un appoggio materiale e morale a tutte le donne in difficoltà che gravitano sul territorio. “È stato molto positivo avere questa possibilità: un’esperienza formativa che mi ha lasciato molto più di quanto avrebbe lasciato una semplice pena inflitta, anche solo pecuniaria. In associazione, ho svolto più che altro lavori di piccola manutenzione della struttura che ospita

queste donne ma ho comunque avuto la preziosa possibilità di capire concretamente le problematiche sociali, conoscere le realtà di volontariato che si fanno carico di dare risposte adeguate ai bisogni sociali. Decisamente più utile dello scontare e subire una pena in modo passivo”, racconta Gianfranco.

Un iter virtuoso, dunque, non solo per le persone che scelgono questa modalità solidale per regolare i propri sospesi con la legge ma anche per le stesse realtà solidali che possono contare su questi nuovi “volontari”. Eppure non sempre semplice.

“Da quando il CSV ha stipulato la prima convenzione con il Tribunale di Verona, circa 6 anni fa, questo ambito si è molto ampliato e le richieste hanno registrato un iter crescente”, spiega Chiara Tommasini, presidente del CSV. “Dati molto positivi ma che comportano, data la delicatezza del tema e il giusto rigore con cui deve essere trattato, un grosso lavoro che quotidianamente portiamo avanti con impegno, mettendo la competenza dei nostri consulenti a servizio delle Organizzazioni di volontariato”.

@VolontariatOggi

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