Volontariato fra sussidiarietà e beni comuni

ph. nromagna (cc flickr)

FIRENZE. “La logica della sussidiarietà è la responsabilità e questa cosa fa bene alla democrazia perchè è vero che migliaia di persone insieme possono migliorare la qualità della vita. Non è una gratificazione morale come nel volontariato tradizionale“. Lo ha affermato l’accademico Gregorio Arena, docente presso l’Università di Trento, intervenuto in uno dei convegni inaugurali di Terra Futura.La mostra-convegno delle buone pratiche di sostenibilità ha affrontato, con Gregorio Arena e Soana Tortora delle Acli, anche il concetto di cittadinanza che negli ultimi decenni è cambiato profondamente.

Sono accadute molte cose -ha detto Arena- per cui la cittadinanza ha assunto altre sfaccettature: come quella europea che è duale, si acquisisce solo se si fa parte dei Stati membri dell’Unione. Poi la cittadinanza sociale: è nato un aspetto nuovo con lo sviluppo dello stato sociale. Quindi bisognerebbe parlare di “cittadinanza”. Se ciascuno ha diritto ad averla, come scritto nella dichiarazione dei diritti dell’uomo, ciò significa che essa comporta una serie di diritti e doveri che ne derivano. Non è più uno status, ma è l’appartenenza ad una comunità. La sua valenza è così ampia che lo usiamo per descrivere tante possibili significati. Il concetto è molto ampio e oggi c’è una nuova forma che è la cittadinanza attiva.

Arena ha portato l’esperienza del Laboratorio per la sussidiarietà che raccoglie decine e decine di casi di cittadini che si occupano di beni comuni.

Noi usiamo -ha detto Arena- un mantra per descrivere i beni comuni: “sono quei beni che se arricchiti arricchiscono tutti, se impoveriti impoveriscono tutti”. Tutti hanno una responsabilità nei loro confronti: lo studioso che più se ne è occupato è Carlo Donolo che sostiene che questo tema ha lo stesso rilievo che a metà ottocento potevano avere la lotta di classe e il socialismo. Dal punto di vista giuridico il problema è lo statuto giuridico dei beni comuni: quali diritti si applicano? Chi sono i soggetti che ne hanno diritto? Non possiamo applicare il concetto di diritto di proprietà ai beni comuni. Propongo che i beni comuni possano essere oggetto di diritti di “custodia”, d diritti di “cura”, quindi siamo i custodi, non i proprietari dei beni comuni, che invece è la comunità locale, nazionale, l’umanità presente e futura. Nei confronti di questi beni vale il ragionamento fatto dalla commissione presieduta dal giusrista Stefano Rodotà che fu incaricato di modificare il codice civile. La commissione definiva beni comuni come le cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona”.

Arena ha concluso ritornando sul concetto di cittadinanza. “Anche i non cittadini sono titolari dei diritti e doveri di custodia dei beni comuni, il concetto di cittadinanza si allarga. Se è vero che tutti abbiamo diritti di custodia e di cura, in Italia ci sono migliaia di persone che non si limitano a godere dei beni comuni, ma li sviluppano e li creano di nuovi. Da dieci anni abbiamo un principio costituzionale che legittima i cittadini a fare quello, prendersi cura dei beni comuni: il principio di sussidiarietà orizzontale, sancito dall’articolo 118, che è fondamentale perchè altrimenti si verrebbe puniti: come i casi dei cittadini che erano stati puniti perchè avevano avuto l’idea di prendersi cura dei beni comuni (un esempio sono i giardini pubblici). La grande novità è che si riconosce ai cittadini la possibilità di attivarsi autonomamente per la cura dei beni comuni, non si parla di appalti, ma di autonoma iniziativa dei cittadini. Sono casi anche piccoli, ma segnalano una cosa fondamentale: l’uscita dalla logica della delega che viene espressa con il voto. Così i cittadini sono “tutori” dell’interesse generale come il pubblico. La logica della sussidiarietà è la responsabilità e questa cosa fa bene alla democrazia perchè è vero che migliaia di persone migliorano la qualità della vita, non è una gratificazione morale come nel volontariato tradizonale, ma ciò che è importante è che migliaia di persone si riappropriano di questo paese, diventano padroni della Repubblica e non vivono come invece accade spesso agli italiani, come “ospiti di casa”. “

“La logica –ha concluso- non è egoistica, è positiva di chi si chiede cosa può fare e fa crescere spazi di democrazia. E ciò fa molto bene alla vita pubblica in una fase in cui la fiducia nei sindacati e nei partiti e nelle istituzioni è minima, mentre è alta nei confronti delle associazioni di volontariato”. (g.s.)

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