Zanotelli: “Siamo al collasso, ma esiste una speranza”

Alex Zanotelli alla fiera di Napoli

NAPOLI. Padre Alex Zanotelli, missionario della comunità dei Comboniani, parla volentieri. Anche quando è stanco, anche quando la sua voce si fa più debole. E’ ugualmente carico di energie e indossa quella sciarpa coi colori della pace che siamo ormai abituati a vedergli addosso. Stavolta, alla Fiera dei beni comuni organizzata dal Csv di Napoli, sul petto porta anche la spilletta con su scritto “2 Sì per l’acqua bene comune”, che invita a votare al prossimo referendum. Lo abbiamo intervistato a conclusione di una lunga mattinata nella quale Zanotelli ha parlato a una platea di mille giovani studenti napoletani.

Zanotelli, l’appello di difesa del “bene comune” che ha rivolto ai giovani attecchirà nelle loro coscienze?
E’ difficile dirlo, ma è senza dubbio più utile parlare ai giovani piuttosto che agli adulti. C’è un forte bisogno che cambino le coscienze e lo stile di vita. E’ impensabile che la terra possa sostenere uno sfruttamento simile ancora a lungo. Sono infatti gli stessi tecnici e analisti a dire che il pianeta potrà resistere al massimo per dieci anni, e poi saremo spacciati.

Una crescita esponenziale quella che si prospetta nel prossimo futuro…
I ritmi con cui la popolazione aumenta sono impressionanti. Ma già oggi, che siamo oltre quota sei miliardi, la terra è al collasso. Se tutte le persone avessero uno stile di vita come quello di noi “evoluti”, che rappresentiamo appena un sesto della popolazione, servirebbero quattro terre da sfruttare e altri quattro pianeti sui quali mettere i rifiuti. Dobbiamo cambiare, è arrivato il momento.

Ma cosa ce lo impedisce?
Il profitto. La voglia di avere tutto e subito senza pensare al domani che ormai ci bussa alla porta.

E il dio denaro comanda su tutto…
Purtroppo sì. Le stesse scelte politiche sono dettate esclusivamente dal denaro. Ma noi non ci arrendiamo, dobbiamo cercare di toccare il cuore dei giovani, solo così possiamo sperare ancora in qualcosa.

E in questo caso entra in gioco l’aspetto della cittadinanza attiva.
Avere cittadini in grado di dire la loro tutti insieme è lo strumento più forte di una nazione che vuole definirsi tale.

E il ruolo del volontariato?
Il volontariato troppo spesso viene visto come uno dei tanti modi per fare affari. L’azione dei volontari è fondamentale anche in difesa del bene comune, ma lo è davvero solo in funzione della gratuità, altrimenti il gioco non regge.

Cittadinanza attiva è sinonimo di partecipazione, ma qual è la situazione odierna?
Semplice, le persone non partecipano alla vita pubblica. In questi anni ci hanno ‘cucinato’ bene, e oggi sono in pochi quelli che combattono per il bene della maggioranza. Le persone sono rassegnate, e questa è la vera piaga che affligge in particolar modo la nostra Italia.

Una forza che non si è espressa nemmeno al momento dello scoppio della crisi libica…
Nel 2003 abbiamo avuto mobilitazioni di cittadini per dire no al conflitto iracheno, ma questa volta non si è mosso niente e non è certamente un bel segno. Esistevano modi alternativi per affrontare il problema, ma ancora una volta abbiamo preferito spendere soldi per i missili piuttosto che usare gli stessi fondi per l’istruzione o il sociale. Rispondere all’appello degli insorti libici era un dovere, ma dovevamo farlo con la sola immensa forza della parola e della diplomazia.

E la Chiesa?
Nemmeno la Chiesa si è spesa per questa causa. Nonostante il grande potere che continua a esercitare in questo paese, il Vaticano non si è opposto all’intervento militare, e anche questo è un fatto che dovrebbe far riflettere.

Parliamo della questione rifiuti a Napoli: esiste una ricetta?
Sarebbe bello, ma non la conosco! Qualcosa comunque sta cambiando: lo scorso 19 marzo a manifestare c’erano rappresentanti delle associazioni di tutta la Campania, un segno positivo per cui finalmente si inizia a considerare il problema dei rifiuti un problema comune.

E il ruolo della cittadinanza?
E’ questo il nocciolo della questione. Su una Provincia che conta oltre 3 milioni di abitanti, in corteo hanno sfilato appena 2, 3mila cittadini. E tutti gli altri? Gli oltre 200mila studenti universitari che studiano negli atenei partenopei? E’ questa non partecipazione che rappresenta il vero dramma: se gli italiani sono stati cucinati a puntino dalla comunicazione di questi ultimi trent’anni, ecco che i napoletani lo sono ancora di più. Questa è una realtà complessa, difficile da cambiare, ma per il futuro di uno dei posti più belli del mondo credo valga la pena continuare a provarci con tutte le nostre forze.

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